La risposta agli attacchi israeliani e statunitensi contro la Palestina nel 2019? Solidarietà in tutto il mondo.

I palestinesi continueranno a chiedere la liberazione - e questo non può accadere finché non saranno autorizzati a tornare nella loro terra.

Tarek Hamoud

Thursday 3 January 2019 09:11 UTC

Il 2018 è stato un anno di crescenti attacchi alla causa palestinese, in particolare ai profughi palestinesi.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha preso una serie di decisioni che dimostrano ulteriormente che i palestinesi non possono contare sugli Stati Uniti come paese mediatore nel conflitto israelo-palestinese. Allo stesso tempo, le macchinazioni degli Stati Uniti e di Israele negli ultimi 12 mesi hanno dimostrato che la cancellazione del diritto al ritorno dei Palestinesi è fondamentale per la loro strategia a lungo termine.

Da una parte, i palestinesi continuano a soffrire a causa della forza eccessiva esercitata dall'esercito israeliano. Da quando sono iniziate le proteste della Grande Marcia di Ritorno a marzo, l'esercito israeliano ha ucciso più di 230 persone e ferite oltre  25,000 solo a Gaza.

Dall’altra il tentativo di smantellamento da parte degli Stati Uniti e di Israele dell'agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi, l'UNRWA, rischia di lasciare da soli più di cinque milioni di rifugiati palestinesi che lottano per diritti umani fondamentali.

Catastrofici tagli ai finanziamenti

L'ascesa dei leader di estrema destra continuerà ad aiutare il governo israeliano a stringere alleanze che sostengono il suo status di importante partner dell'Europa, in particolare nel commercio di armi.

Oltre ai catastrofici tagli di Trump ai finanziamenti all'UNRWA, sono trapelate e-mail dalle quali si capisce che il suo consulente senior, Jared Kushner, ha fatto pressione sulla Giordania affinché togliesse lo status di rifugiati a due milioni di palestinesi in modo da far cessare le operazioni dell'UNRWA in quel paese.

In questi tentativi per liquidare l'UNRWA, gli Stati Uniti e Israele sembrano voler cancellare lo status di rifugiato per i Palestinesi e negare ai rifugiati il diritto al ritorno nell'attuale Israele o nei territori occupati. In risposta alla decisione degli Stati Uniti di interrompere il finanziamento dell'UNWRA, il commissario generale dell'Agenzia, Pierre Krahenbuhl, ha affermato che milioni di profughi palestinesi "non possono semplicemente essere allontanati".
La direzione politica degli Stati Uniti e di Israele nei confronti dei rifugiati palestinesi non è ambigua: dopo decenni di fallimenti nel risolvere il problema attraverso la diplomazia, stanno ora tentando di porre fine al problema dei profughi palestinesi attraverso tagli al  bilancio e canali legislativi discriminatori.
Secondo l'UNRWA, il taglio degli aiuti degli Stati Uniti ha causato la più grande crisi dal punto di vista dei finanziamenti dell'agenzia sin dalla sua nascita nel 1949. Nel 2017, gli Stati Uniti sono stati il ​​principale donatore dell'UNRWA, con oltre $ 350 milioni. Sulla base degli eventi del 2018, sembra improbabile che i parametri del prossimo "accordo del secolo" degli Stati Uniti vengano incontro agli interessi palestinesi.

Solidarietà in tutto il mondo

Per sfidare "l'accordo del secolo", una risposta mondiale di solidarietà con il popolo palestinese sarebbe decisiva. Campagne di base del Movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), insieme alla pressione di organizzazioni della società civile, sono lo strumento più efficace per rendere il governo israeliano responsabile. Il ritiro di Airbnb dagli insediamenti in Cisgiordania è un chiaro esempio di quanto questi movimenti possano essere efficaci.

L'ONU deve pubblicare per intero i nomi delle imprese che operano negli insediamenti israeliani in Cisgiordania, come raccomandato in una risoluzione del Consiglio dei diritti umani del 2016.

I tagli degli Stati Uniti all'UNRWA, l'agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi, hanno causato una massiccia crisi di finanziamenti (Reuters)

Mentre i palestinesi nel 2019 possono aspettarsi il sostegno della società civile in tutto il mondo, è improbabile che questo si rifletta nelle politiche della maggior parte dei governi occidentali. L'ascesa dei leader di estrema destra continuerà ad aiutare il governo israeliano a stringere alleanze che sostengono il suo status di importante partner dell'Europa, in particolare nel commercio di armi.

In un recente incontro con il segretario del commercio internazionale britannico, Liam Fox, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato con orgoglio che il Regno Unito è il più grande partner commerciale di Israele in Europa. Resta da vedere se la Brexit porterà il Regno Unito più vicino a Israele, o se sarà un'opportunità per costruire una politica diversa da quella attualmente portata avanti dall'UE.

Il ruolo del Regno Unito

Con l'aumento di probabilità delle elezioni generali nel Regno Unito nel 2019, la prospettiva di un governo guidato da Jeremy Corbyn porta  un barlume di speranza alle aspirazioni palestinesi. Un tale cambiamento potrebbe aiutare a superare l'attuale impasse della totale dominazione israeliana.
Mentre l'Irlanda si avvicina a promulgare una legge storica che criminalizza il commercio di tutti i beni provenienti dagli insediamenti illegali israeliani nei territori occupati, un futuro governo britannico potrebbe non esitare a seguire l'esempio.
Nel 2019, l'Autorità Palestinese (AP) affronterà una delle sfide più significative dalla sua nascita, poiché tutte le rotte per raggiungere un accordo fattibile sono state bloccate dall’estrema destra in Israele e negli Stati Uniti, che si sono impegnati a far rispettare un trattato piuttosto che negoziarlo.

Ciò pone la domanda cruciale: qual è la strategia palestinese in questo caso? Il capo negoziatore palestinese Saeb Erekat non è stato in grado di rispondere a questa domanda in un recente forum a Doha, suggerendo così che la vera sfida per i palestinesi nel 2019 saranno i limiti dell'AP che dovranno portare alla generazione di un approccio alternativo per la lotta.

Restituzione e compensazione

L’amministrazione statunitense ed il governo israeliano continueranno a costituire una minaccia per i rifugiati palestinesi, infatti  ambedue cercano di rimuovere permanentemente dai negoziati, il diritto al ritorno. Ma il popolo palestinese non perde di vista la posta in gioco - e non smetterà di lottare per il proprio diritto al ritorno.

Per 70 anni, i rifugiati palestinesi non hanno rinunciato alla speranza di tornare un giorno nella loro terra. Questo diritto è stato sancito dalla legislatura internazionale e non può essere negoziato. Ai palestinesi non dovrebbe essere chiesto di accettare una vita di esilio, occupazione e ingiustizia.
Il sostegno all'UNRWA rimane vitale, ma questo deve essere completato avviando un processo di rimpatrio dei profughi, restituzione e compensazione. Come qualsiasi altro popolo, i palestinesi continueranno a chiedere la liberazione - e questo non può accadere finché non saranno autorizzati a tornare nella loro terra.
- Tarek Hamoud è il direttore generale del Palestinian Return Center.
Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all'autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.

https://www.middleeasteye.net/columns/answer-to-Israeli-and-US-attacks-on-Palestine-in-2019-Worldwide-solidarity-101855572

Traduzione a cura dell’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese


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