O fai la spia o muori

Hamza Abu Eltarabesh, The Electronic Intifada, Striscia di Gaza, 5 April 2017

https://electronicintifada.net/content/spy-or-die/20091

Tagliati fuori dal resto del mondo e con una infrastruttura sanitaria a pezzi, i Palestinesi di Gaza con necessità di interventi specialistici o situazioni acute devono ricorrere all'esterno. Ciò significa doversi spostare verso Israele o verso la West Bank, cose che richiedono il permesso da parte dei militari. Ne consegue che i malati e i loro congiunti diventano vulnerabili a ricatti e pressioni perchè divengano spie per conto di Israele.  Non si tratta di una novità, specialmente in riferimento a Gaza. Secondo l'ultimo rapporto dei Medici per i Diritti Umani di Israele i malati Palestinesi sono soggetti a forme pressanti di interrogatorio, mentre si è avuta una marcata crescita del numero di richieste di permessi di transito respinte nel corso del 2016.

Abbastanza cresciuto per collaborare   E' ciò che è successo ad Ahmad, ragazzo con un difetto cardiaco congenito che richiedeva cure in Israele dove si era recato 40 volte nel corso della sua breve vita. Nel dicembre 2015 da parte dei funzionari dei Servizi di Sicurezza israeliani vi furono le prime pressioni sul ragazzo e sulla madre perchè spiassero per conto di Israele. Evidentemente il ragazzo veniva considerato come giunto ad una età adatta a diventare un potenziale collaboratore. Durante tutto il 2016, malgrado che le condizioni del ragazzo peggiorassero, i permessi per entrare in Israele vennero sempre di più a mancare. Nell'aprile 2016 il ragazzo potette fare una ultima visita all'ospedale Hashomer di Tel Aviv per prepararlo ad una operazione a cuore aperto per settembre. Ma questa fu l'ultima volta che ebbe il permesso. Il permesso per l'operazione gli venne negato, mentre la famiglia ricevette una convocazione per un incontro con i Servizi di Sicurezza al valico di Eretz. Nel novembre 2016 Ahmad e suo padre si recarono di primo mattino al valico di Eretz dove dovettero sostenere un interrogatorio di 12 ore inteso a farli diventare spie per Israele. Entrambi rifiutarono. Nessun permesso fu più concesso ad Ahmad, malgrado che fossero stati fissate visite all’ospedale Tel Hashomer. Il 14 gennaio 2017 Ahmad si sveglia presto, aiuta la madre in lavori di casa, poi stanco torna a letto. Dice la madre: “Chiuse gli occhi e non li riaprì più”.

E’ solo un caso tra tanti. Il regime dei permessi e il controllo dei movimenti ha trasformato il valico di Eretz in una trappola per ammalati vulnerabili e per i loro familiari, sostengono al Centro per i Diritti Umani di Mezan. B’Tselem riferisce che il numero di ammalati convocati per interrogatori sono schizzati a 601 rispetto ai 146 del 2015 ed ai 179 del 2014. Una situazione crudele, inumana e degradante

Trad. e sintesi di Claudio Lombardi

 

 

 


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