Le campagne locali e globali di Israele contro il BDS

da: Ingrid Jaradat, Al-Shabaka*  , Ramallah, 12 agosto 2016


http://nena-news.it/opinione-minacce-agli-attivisti-per-i-diritti-umani-fin-dove-si-spingera-israele-seconda-parte/

Storicamente i governi israeliani del sionismo di centro sinistra hanno evitato attacchi evidenti alle libertà civili che indeboliscono la pretesa di Israele di essere “l’unica democrazia nel Medio Oriente.” Invece, gli ultimi governi hanno utilizzato pretesti legati alla “sicurezza” e all’ “antiterrorismo”, esistenti nell’ambito delle norme d’emergenza di Israele e dell’irresponsabile regime militare nei Territori Palestinesi Occupati, per mettere a tacere tanto la resistenza palestinese quanto le proteste pacifiche e i difensori dei diritti umani.

Più recentemente, i governi israeliani hanno sostenuto che la libertà di espressione, quando esercitata per promuovere i diritti umani palestinesi – in particolar modo facendo appello al boicottaggio o realizzando azioni di boicottaggio – è un attacco alla “sicurezza” che va eliminato. Oltre ad appoggiare pubblicamente la violenza contro gli attivisti per i diritti umani, funzionari e legislatori israeliani stanno adottando una normativa più restrittiva e intimidatoria. Le autorità israeliane hanno inoltre potenziato la sorveglianza dell’intelligence e gli attacchi informatici sugli attivisti per i diritti umani, al contempo hanno inflitto punizioni attraverso misure amministrative, quali i divieti di viaggio e la revoca del permesso di residenza israeliano per “assenza di vita in Israele”, o, più recentemente, per “violazione della lealtà nei confronti dello Stato di Israele”.

Con la complicità di alcuni paesi occidentali, nel tentativo di contrastare il BDS non solo in casa ma anche all’estero, Israele sta conducendo una campagna sullo stile di McCarthy contro chiunque prenda una posizione a favore del popolo palestinese. Ciò sta avvenendo soprattutto in Europa e Nord America, dove sta intaccando le libertà civili dei cittadini e lo spazio della società civile. False accuse di antisemitismo sono al centro di questi attacchi. Israele e le sue lobby hanno investito risorse considerevoli per alterare il significato di discriminazione razziale adottato dalle convenzioni internazionali. Le cosiddette definizioni operative di antisemitismo promosse da Israele e dalle lobby sponsorizzate da Israele dichiarano che qualsiasi opposizione al Sionismo ed alle politiche israeliane sia una forma di discriminazione razziale contro il “Popolo ebraico” e quindi antisemita.

Questi attacchi, che stanno avvenendo tra l’Austria e gli Stati Uniti, includono:
– Campagne mediatiche condotte da fondazioni israeliane, gruppi lobbistici, giornalisti e stampa affiliati che attaccano attivisti BDS;
– Azioni legali finanziate da Israele e gruppi affiliati contro attivisti BDS, associazioni, amministrazioni locali;
– Pressione su banche, spesso con il coinvolgimento di giornalisti “investigativi” israeliani e minacce di danni finanziari, con conseguente chiusura di conti bancari di gruppi e organizzazioni che difendono i diritti umani dei palestinesi;
– Pressione su proprietari di strutture per eventi pubblici, incluso amministrazioni comunali e ONG, perché neghino sedi agli attivisti BDS per i diritti umani;
– Mozioni contro il BDS presentate ai parlamenti da gruppi lobbistici israeliani e deputati di supporto;
– Spionaggio e sabotaggio contro le attività del BDS da parte di gruppi pro-Israele che fingono di essere attivisti palestinesi per i diritti umani.

In alcuni paesi occidentali governi e altre autorità hanno risposto alle pressioni israeliane adottando le loro stesse misure per reprimere le campagne BDS.

In Francia, ad esempio, circa 30 attivisti BDS hanno subito denunce penali e diversi sono stati condannati dalle corti francesi che hanno male interpretato l’appello al boicottaggio dei prodotti israeliani come discriminatorio nei confronti di una “nazione”, che è un reato penale secondo il diritto francese. La polizia francese ha ripetutamente soppresso manifestazioni a favore del BDS. Nel Regno Unito, alti membri del governo conservatore hanno più volte accusato il BDS di antisemitismo. Il governo ha anche permesso l’invio di fondi per iniziative contro il BDS attraverso le istituzioni pubbliche. Inoltre, forze di polizia britanniche hanno adottato una “definizione operativa di antisemitismo dell’UE” promossa da Israele, sebbene l’Unione Europea abbia chiarito di non aver emesso il documento contenente la definizione. Inoltre, nel mese di febbraio 2016 il governo del Regno Unito ha pubblicato una nota di politica in materia di appalti pubblici che ribadisce la normativa esistente e le regole dell’OMC secondo cui organismi pubblici non possono escludere una compagnia dalle gare d’appalto e dai contratti a causa del loro “paese d’origine”.

Il governo ha anche annunciato una consultazione nel novembre 2015 riguardante i fondi pensione dell’amministrazione locale. Esso afferma che le decisioni degli enti locali sugli investimenti “non dovrebbero perseguire politiche contrarie alla politica estera del Regno Unito” e include una proposta che darebbe al governo nazionale potere di veto sulle scelte d’investimento delle amministrazioni locali.

Il Canada recentemente ha firmato un accordo di cooperazione con Israele che include un impegno esplicito di aiutare Israele a reprimere il movimento BDS. Il governo canadese – sia l’opposizione conservatrice sia i liberali al governo – hanno allora approvato una mozione di condanna per qualsiasi azione BDS da parte dei cittadini canadesi.

Negli Stati Uniti, disegni di legge e leggi contro il BDS sono stati introdotti in oltre 20 Stati e nel Congresso. Tutti mirano a negare fondi pubblici, contratti e/o investimenti a soggetti che sostengono il BDS. Ultimamente, il governatore di New York Andrew Cuomo ha approvato uno di questi disegni di legge, scavalcando il processo legislativo nel quale il progetto di legge avrebbe dovuto essere discusso e creando un precedente per altri governatori.

Negli Stati Uniti, le associazioni di difesa di diritti civili, incluso l’Unione Americana per le Libertà Civili (ACLU), il Centro per i diritti costituzionali e l’Associazione nazionale degli avvocati si coordinano tra loro e con l’organizzazione Palestine Legal per tutelare i diritti civili e costituzionali degli americani che si esprimono a favore della libertà dei palestinesi. Tutte le associazioni hanno chiarito che il diritto al boicottaggio per cambiamenti sociali e politici è tutelato dalla Costituzione e che le violazioni di questo diritto saranno oggetto di contestazioni legali. [continua]

*sintesi da Traduzione di Rosa Schiano



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