Cisgiordania: esercito israeliano chiude tv palestinese

Cisgiordania: esercito israeliano chiude tv palestinese In un blitz compiuto all’alba dalle forze armate israeliane, sono state chiuse la rete televisiva Falastin al-Yawm e la società di produzione televisiva TransMedia. Nuovo attacco nella città vecchia di Gerusalemme: un ferito. Il presunto aggressore è stato arrestato - See more at: http://nena-news.it/territori-occupati-esercito-israeliano-chiude-tv-palestinese/#sthash.IZtR7F47.dpuf della redazione Nena News 11.3.2016 “Istigazione” e “affiliazione al movimento della Jihad Islamica”. Questi i due “capi d’accusa” che hanno portato stamane all’alba al blitz delle forze israeliane negli uffici della rete televisiva Falastin al-Yawm e la società di produzione TransMedia Produzione nei pressi di Ramallah (Cisgiordania). Secondo quanto riferiscono alla stampa palestinese alcuni testimoni oculari, nell’operazione sono stati arrestati due giornalisti palestinesi: Mohammed Amro di Hebron e Shbeib Shbeib del villaggio di Burqa (Nablus). Detenuto anche il capo di Falastin al-Yawm, Faruq Elayyat. Stando alle prime notizie, Amor e Shbeib sarebbero stati portati in una base militare vicino alla colonia di Beit El. Al momento non è chiaro se la chiusura sia permanente o soltanto temporanea. Le forze armate israeliane avevano già chiuso alcune agenzia di stampa palestinesi lo scorso novembre sempre con la stessa motivazione. Il governo palestinese reagì denunciando l’azione israeliana come “una violazione della legge internazionale”. “L’attacco – affermò allora il Segretario generale dell’esecutivo palestinese, Ali Abu Diak – mira ad opprimere la voce dei diritti palestinesi impedendo che esca fuori la verità sui terribili crimini che Israele sta commettendo contro il popolo palestinese”. Non si è fatta attendere, intanto, la risposta delle autorità israeliane all’attacco di martedì a Jaffa (Tel Aviv) che ha causato il ferimento di almeno nove persone e la morte di una turista americana e del suo aggressore, il palestinese Bashar Masalha di 22 anni. Il governo Netanyahu ha prima annunciato mercoledì che avrebbe revocato i permessi di lavoro per tutti i palestinesi che risiedono nel villaggio di Masalha (Hajja, nel nord della Cisgiordania). Poi, negli ultimi due giorni, ha arrestato 60 palestinesi che, come il giovane ucciso, lavoravano in Israele illegalmente. A finire in manette sono stati 25 palestinesi impiegati nel nord d’Israele, 15 nell’area di Tel Aviv e 20 nella zona del Neghev/Naqab). Nonostante la repressione delle autorità israeliane, non si fermano gli attacchi. Una uova aggressione è stata registrata poche ore fa nella città vecchia di Gerusalemme. Secondo la portavoce della polizia israeliana, Luba al-Samri, un 29enne israeliano è stato pugnalato nella zona superiore del corpo nei pressi della Porta di Giaffa da un ragazzo che è riuscito a darsi alla fuga. Dopo alcune ricerche nella zona dell’aggressione, la polizia e le guardie di frontiera hanno hanno arrestato un 19enne palestinese di Qabalan (Nablus). L’israeliano ferito è stato portato in ospedale. Le sue condizioni non destano preoccupazione. Buone notizie per la campagna internazionale di boicottaggio, disinvestimenti e sanzioni (Bds). Mercoledì il colosso britannico per la sicurezza G4S ha annunciato che smetterà di operare in Israele nell’arco di 12-24 mesi. Negli ultimi anni la società, tra i target principali del Bds, ha visto perdere contratti milionari con varie imprese e istituzioni internazionali a seguito delle proteste degli attivisti pro-Palestina. Nelle carceri israeliane, sia in Israele che nella Cisgiordania occupata, G4S fornisce sistemi di sicurezza per sorvegliare e controllare i detenuti. La società, però, nega qualunque legame tra la decisione presa e le pressioni esercitate dal Bds.

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