Ilan Pappè: "Tra ebrei e palestinesi uno Stato unico"

Nena News, 15.05.2015

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Il 67esimo anni­ver­sa­rio della Nakba coin­cide con una inte­res­sante ripresa del dibat­tito sullo Stato unico demo­cra­tico e laico per ebrei e pale­sti­nesi. Alla quale ha con­tri­buito la recente pub­bli­ca­zione del libro «The Re-emergence of the Sin­gle State Solu­tion in Palestine/Israel», della stu­diosa Shi­rin Hus­sein, pre­sen­tato l’altra sera a Geru­sa­lemme dallo sto­rico israe­liano Ilan Pappè. Al ter­mine dell’incontro abbiamo rivolto alcune domande a Pappè.

di Michele Giorgio – Il Manifesto

Pappè

Quanto è viva l’idea di uno Stato unico come solu­zione per la que­stione palestinese?

Direi tanto, almeno se par­liamo del mondo acca­de­mico e degli atti­vi­sti. In nume­rose uni­ver­sità degli Stati Uniti ma in Europa e in altre parti del mondo, tra docenti e stu­denti che si occu­pano di Israele e della Pale­stina, il dibat­tito sullo Stato unico per ebrei e pale­sti­nesi cre­sce di pari passo con lo scet­ti­ci­smo verso la solu­zione dei Due Stati, che è stata il perno degli Accordi di Oslo (1993) ma che oggi appare sem­pre più irrea­liz­za­bile, di fronte alla colo­niz­za­zione israe­liana dei Ter­ri­tori occu­pati, alle con­fi­sche di terre e a tutte le poli­ti­che di oppres­sione e pri­va­zione di diritti che attuano i governi israe­liani.

Molti dicono che lo Stato unico è solo una ipo­tesi acca­de­mica, l’argomento di un con­fronto tra pochi intel­let­tuali e atti­vi­sti della causa pale­sti­nese, scol­le­gato da una realtà che vede soprat­tutto gli israe­liani esclu­dere cate­ro­go­ri­ca­mente que­sta pos­si­bi­lità. Ricor­dano anche che ci sono espo­nenti poli­tici israe­liani che defi­ni­scono lo Stato unico un’idea di nemici dello Stato ebraico più peri­co­losa della bomba ato­mica ira­niana. Ma le cose non stanno così. Certo, chi porta avanti que­sta solu­zione del con­flitto non può affer­mare di rap­pre­sen­tare qual­cuno. Ma il punto è un altro. Occorre par­larne, andare con­tro cor­rente, con­tro il flusso delle poli­ti­che che stanno creando l’apartheid in que­sta terra. E sul lungo periodo, di fronte alla gra­vità della situa­zione e al qua­dro demo­gra­fico di israe­liani e pale­sti­nesi, lo Stato unico non potrà che con­qui­stare con­sensi crescenti.

Esi­stono però altre idee ben diverse di Stato unico per la Pale­stina. La destra israe­liana più radi­cale ha la sua pro­po­sta: uno Stato dove gli arabi non avranno gli stessi diritti degli ebrei. Tra i pale­sti­nesi invece cre­sce il con­senso verso uno Stato isla­mico in cui i diritti dei non musul­mani ver­reb­bero garan­titi sulla base dei prin­cipi dell’Islam. Il dibat­tito tra gli acca­de­mici e tra gli atti­vi­sti tiene conto di que­ste tendenze?

Certo. In realtà sono tre le idee di Stato unico che si stanno discu­tendo. La prima è quella di uno Stato laico e demo­cra­tico, la seconda di uno Stato isla­mico e la terza di uno Stato bina­zio­nale. Senza dub­bio i pale­sti­nesi della dia­spora, gli acca­de­mici che vivono all’estero e gli israe­liani non sio­ni­sti pre­fe­ri­scono lo Stato demo­cra­tico e laico per entrambi i popoli. Ma allo stesso tempo sanno di non rap­pre­sen­tare nes­suno ed esplo­rano tutte le solu­zioni pos­si­bili. C’è da dire che lo sforzo prin­ci­pale al momento non viene dedi­cato alla dif­fu­sione dell’idea dello Stato unico bensì a dimo­strare l’impossibilità di rea­liz­zare quella dei Due Stati. Quando la mag­gio­ranza delle parti coin­volte si sarà con­vinta della impra­ti­ca­bi­lità dei Due Stati allora sarà più sem­plice avviare una discus­sione seria ed ampia sullo Stato unico e deci­dere un com­pro­messo, in par­ti­co­lare tra laici e reli­giosi. Non sarà facile ma è molto meglio che con­ti­nuare a par­lare di qual­cosa di irrea­liz­za­bile come i Due Stati. Quanto all’idea di Stato unico nella testa dei lea­der della destra israe­liana posso dire che sta diven­tando sem­pre più popo­lare, che con­qui­sta non poche strade del Paese, ma è desti­nata ad essere accan­to­nata pro­prio dai suoi teo­rici. Per la sem­plice ragione che la cre­scita demo­gra­fica pale­sti­nese, net­ta­mente supe­riore a quella degli israe­liani ebrei, costrin­gerà molto pre­sto i soste­ni­tori dell’oppressione defi­ni­tiva dei pale­sti­nesi a ritor­nare sui loro passi.

Potrebbe non essere così auto­ma­tico. Que­ste forze, sem­pre più popo­lari, forse rac­co­glie­ranno soste­gni tali da chie­dere e otte­nere l’espulsione di una parte della popo­la­zione pale­sti­nese, attuando una seconda Nakba.

Non è sem­plice saperlo. Tut­ta­via con­si­de­rando che un altro attacco mili­tare (israe­liano) con­tro Gaza è molto pro­ba­bile, pre­vedo una nuova rivolta pale­sti­nese, la Terza Inti­fada. I pale­sti­nesi non tar­de­ranno a ribel­larsi in massa all’oppressione, come hanno già fatto in pas­sato. Se la rispo­sta degli occu­panti sarà quella della Nakba del 1948 non sono in grado di dirlo. Di una cosa però sono certo. Sarà molto dura, pesante, cata­stro­fica. Ecco per­ché abbiamo il dovere di non restare in silen­zio, indif­fe­renti verso le sorti di que­sta terra, e di pro­porre l’unica solu­zione ragio­ne­vole, lo Stato unico.


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