La “truthiness” (*) di Israele sulla libertà accademica palestinese

+972, 13.01.2015

http://972mag.com/israels-truthiness-on-palestinian-academic-freedom/101290/

 

Nel negare che Israele limita la libertà accademica in Palestina, l'ambasciata israeliana a Washington sembra dimenticare gli studenti palestinesi e gli accademici la cui libertà di movimento è limitata.

(*) con "truthiness" si indica in inglese un discorso che si presenta come una verità evidente ma che nasconde in realtà una manipolazione

di Sari Bashi

 

 

L’ambasciata israeliana a Washington DC ha di recente liquidato come priva di fondamento "l'accusa che Israele limita arbitrariamente l'ingresso di cittadini stranieri che cercano di tenere lezioni, insegnare e partecipare a conferenze presso le università palestinesi." L'ambasciata sembra così rispondere alle proteste e agli appelli degli accademici americani a boicottare le istituzioni accademiche israeliane, in risposta alle restrizioni imposte agli studenti ed agli studiosi nell’accesso alle università palestinesi. E tuttavia nello spiegare la travel policy israeliana, la dichiarazione dell'ambasciata inganna, apparentemente in modo ostinato.

Ci sono numerose restrizioni all'accesso alle università palestinesi. Alcune sono restrizioni generali all'accesso a Gaza e in Cisgiordania che si applicano a tutti, compresi gli studenti e professori. Altre restrizioni si rivolgono specificamente agli studenti palestinesi, che Israele ha descritto come appartenenti ad un "profilo di rischio elevato" e alle università palestinesi che Israele definisce "serre per la coltivazione dei terroristi." Israele ha legittime preoccupazioni per la propria sicurezza, ma le restrizioni vanno ben oltre ciò che è necessario per la sicurezza.

Infatti gli israeliani hanno degli obiettivi politici e demografici ben precisi e che riguardano il consolidare il potere sulla Cisgiordania e separarla dalla Striscia di Gaza.L’ambasciata confronta le restrizioni ai cittadini stranieri che entrano in Cisgiordania con la "comune pratica di controllo delle frontiere nei paesi di tutto il mondo." Vero e non vero.

Sì, è pratica comune per i paesi esercitare discrezionalità nel determinare quali cittadini stranieri possono entrare all’interno dei suoi confini. Ma no, non è pratica comune per i paesi limitare l'ingresso di cittadini stranieri nel territorio di un altro paese, come la Cisgiordania e Gaza, che non fanno parte di Israele.

Circa la metà dei profughi palestinesi vive nella diaspora, anche in paesi arabi che non hanno relazioni diplomatiche con Israele. Questi "stranieri" - che sono in realtà palestinesi - non possono normalmente ottenere il permesso israeliano per entrare in Cisgiordania o a Gaza e quindi non possono accedere alle università palestinesi.

Allo stesso modo è improbabile che docenti e studenti arabi ottengano l'accesso alla Cisgiordania e a Gaza, perché le norme israeliane in materia di accesso al territorio palestinese maggior bloccano gran parte delle persone titolari di un documento di viaggio rilasciato da paesi arabi o musulmani e anche ad alcuni cittadini americani o europei di origine araba o a coloro che si sono espressi contro Israele. L’ingresso a Gaza richiede non solo un visto israeliano, ma anche un permesso speciale rilasciato dai militari, che è limitato ai casi umanitari. Non sono ammessi né studenti né professori.

L'ambasciata afferma, in contrapposizione alla realtà, che "il valico di Rafah tra la Striscia di Gaza e l'Egitto è un punto di passaggio funzionante, che consente l'ingresso a Gaza dall'Egitto". Rafah è stato per lo più chiuso negli ultimi tre mesi, consentendo solo un passaggio eccezionale che non include studenti o docenti universitari che cercano di accedere alle università. Per quanto riguarda il passaggio da Gaza alla Cisgiordania, l'ambasciata dice che "in nessun caso studenti e / o accademici vengono discriminati nel passaggio." Con tutto il rispetto questa dichiarazione si allontana molto dalla realtà palestinese.

A Palestinian man from Gaza walks down an open air corridor at the Erez Crossing terminal, the northern checkpoint leading from the Gaza Strip to Israel, in the area of Beit Hanun, February 14, 2012. (Photo by Anne Paq/Activestills.org)

Un uomo palestinese di Gaza cammina lungo un corridoio a cielo aperto presso il terminal di Erez Crossing, il checkpoint a nord che conduce dalla Striscia di Gaza a Israele, nella zona di Beit Hanun, il 14 febbraio 2012. (Photo by Anne Paq / Activestills.org)

 

Dal 2000, Israele ha vietato agli studenti palestinesi di Gaza di studiare nelle università palestinesi della Cisgiordania. Il divieto fa parte della politica di separazione di Israele limitando i viaggi tra Gaza e la Cisgiordania, in particolare il tipo di viaggio che potrebbe dare luogo a legami a lungo termine tra le due parti del territorio palestinese, come giovani studiano o che si sposano (per chi vuole maggiori informazioni può provare il gioco per computer di Gisha sul valico Gaza-Cisgiordania - http://www.spg.org.il/)

L’ultimo reclamo di Gisha contro tale divieto presentato presso l'Alta Corte ha sollevato il caso degli studenti che cercano di lasciare Gaza per completare il master in Genere, Democrazia e Diritti Umani all'Università di Birzeit in Cisgiordania. Alcuni di questi studenti hanno ricevuto permessi brevi per entrare in Cisgiordania per altri scopi, come conferenze o cure mediche, rendendo evidente la questione della sicurezza israeliana e attraversando Israele per raggiungere la Cisgiordania. Ma le loro richieste di entrare in Cisgiordania e rimanere lì per i mesi o gli anni necessari per completare i loro studi sono state respinte.

Da notare che la settimana scorsa 54 studenti di Gaza hanno attraversato la Cisgiordania, l'ambasciata ha semplicemente evidenziato la natura arbitraria della politica israeliana. Gli studenti sono stati autorizzati ad attraversare Israele, la Cisgiordania e la Giordania, per volare verso le loro università all'estero. A nessuno è stato permesso fermarsi in Cisgiordania e rimanere a studiare presso le università palestinesi.

Come una potenza occupante, Israele è autorizzato ad imporre le restrizioni che ritiene necessarie per la sicurezza. Ma deve anche agevolare il corretto funzionamento del sistema di istruzione superiore palestinese. Purtroppo, quest'ultimo obbligo non è rispettato.

Io ovviamente non sono al corrente delle informazioni del canale di comunicazione non pubblico dell'ambasciata israeliana a Washington: il suo feedback per il governo israeliano. Posso solo sperare che, accanto alla loro campagna di pubbliche relazioni, i membri dello staff dell'ambasciata chiedano ai loro padroni in Israele di porre fine alle restrizioni che stanno scatenando la protesta degli accademici americani e minano il potenziale di un ambiente accademico in cui prosperano le idee e l'innovazione.

 

L'autore è il co-fondatore del Centro Gisha - centro legale per la libertà di movimento. Una sua intervista è disponibile qui.

 

Traduzione di Barbara Gagliardi per l'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze

 


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