Un confronto fra lo Stato Ebraico nel Levante (JSIL) e lo Stato islamico in Iraq e Siria (ISIS)

Al-Akhbar, 23.10.2014

http://english.al-akhbar.com/content/jsil-vs-isis

Vi sono molte differenze fra lo stato ebraico di Israele nel Levante (JSIL) e lo Stato islamico in Iraq e Siria (ISIS). La maggiore differenza è che il primo è uno stato riconosciuto e un membro delle Nazioni Unite, mentre il secondo non è riconosciuto come sistema politico legittimo ed è considerato un'organizzazione terrorista politico/militare. Tuttavia, i due stati hanno in comune le caratteristiche fondamentali con cui si definiscono, e riconoscendo queste affinità gli osservatori potrebbero essere in grado di fare previsioni sul loro futuro.

Soldati israeliani camminano di fronte al duomo della roccia nel complesso della moschea di Al-Aqsa, terzo luogo santo dell'Islam, mentre visitano il sito sotto la protezione della polizia israeliana nella città vecchia di Gerusalemme il 19 ottobre 2014. (Foto: AFP-Ahmed Gharabli)

di Samer Jaber

 

Il diritto divino di esistere

Sia il JSIL che l'ISIS si basano su quello che potremmo chiamare  "principio di giustizia auto-definito". Sebbene Israele sia uno stato moderno, le sue politiche e il trattamento degli "altri" (i palestinesi) sono basati su concetti religiosi e principi riconducibili al I secolo aC e agli insegnamenti del rabbino Hillel, che oggi sarebbe considerato un fondamentalista. Hillel incoraggiava gli ebrei ad avere una identità religiosa e sociale separata da quelle delle altre tribù.

Israele presenta se stesso alla comunità internazionale come Stato ebraico e, sulla base di questa interpretazione sionista dell'ebraismo, come la casa degli ebrei ovunque si trovino nel mondo. In altre parole, si tratta di uno stato che comprende tutti gli ebrei, ma esclude il popolo indigeno della Palestina, i palestinesi. Utilizza la sua interpretazione del giudaismo per negare ai palestinesi uguali diritti e impedire loro di accedere alle loro terre.

L'ISIS ritiene di stare attuando la volontà di Dio e si definisce come la forza dedita a far rispettare il codice morale islamico, i rituali religiosi e la legge (Sharia). L'interpretazione dell'Islam dell'ISIS risale a Ibn Taymiyyah (1263-1328), che sosteneva l'idea che i musulmani sono diversi dai non-musulmani, sia nel loro stile di vita così come nell'istruzione religiosa. Questa nozione di non-accettazione, unitamente alle differenze culturali, portò i seguaci di Ibn Taymiyyah alla pratica di escludere gli altri e, in alcuni casi, condannarli a morte. Questa particolare interpretazione dell'Islam implica anche il rifiuto degli altri rami dell'Islam.

La forma di giustizia praticata dai leader dell'ISIS e dai politici israeliani viene utilizzata anche per distinguere i "buoni" dai "cattivi". I buoni sono coloro che credono nei loro rispettivi progetti politici e li sostengono, mentre i cattivi sono quelli che si oppongono a tali progetti. È questo principio che per Israele rende lecito arrecare danni ai "cattivi" e premiare i "buoni". In questo contesto, il popolo palestinese è rappresentato nella versione ufficiale israeliana come composto da persone cattive che fanno di tutto per danneggiare i buoni ebrei israeliani.

Storicamente, lo Stato di Israele è stato fondato sui principi auto-proclamati del movimento sionista, ovvero  che l'antisemitismo e lo sterminio potrebbero ripresentarsi. Dunque la rinascita di un'altra ondata di antisemitismo potrebbe causare un altro Olocausto agli ebrei di tutto il mondo. Il movimento sionista ha estratto l'antisemitismo e l'Olocausto fuori dal loro contesto storico. In altre parole, ai fatti storici è stato dato un significato assoluto "religioso" e antistorico. Di conseguenza gli "ebrei" sono stati ridotti a identità etnica e Israele al rifugio dal male per gli ebrei del mondo.

Per l'ISIS, uno dei motivi di fondo per le disgrazie dei musulmani nel corso dei secoli è che troppe persone si sono allontanate dai principi fondamentali dell'Islam. Il ruolo dell'ISIS è quello di stabilire uno stato islamico governato da un califfo. Considera se stesso la forza che farà rivivere il vero Islam e creerà uno stato in cui tutti i musulmani potranno vivere sotto la sua interpretazione dell'Islam. Come in Israele, dove i non-ebrei vengono discriminati, non è previsto che i non musulmani vivano come cittadini con uguali diritti nel cosiddetto Stato islamico.

Sia il JSIL che l'ISIS utilizzano una compiacente interpretazione dei testi religiosi per giustificare una real-politick pragmatica. La narrazione sionista che ha dato alla luce lo stato di Israele ed è ora la sua ideologia ufficiale inizia con l'idea che gli ebrei sono il popolo eletto di Dio e che Dio ha promesso loro la Terra Santa. Questi due concetti di popolo eletto sono antistorici, acritici e  autoreferenziali. Su questa base l'espansione coloniale in Palestina oltre i confini del 1948 è vista come la redenzione per il popolo ebraico delle bibliche Giudea e Samaria. I divieti di spostamento per le comunità palestinesi durante le festività ebraiche vengono spacciati come ordini religiosi e quindi non visti per quello che sono: una misura coercitiva.

L'ISIS sostiene che le sue azioni sono giustificate poiché il gruppo lotta per Dio e per far rispettare i suoi comandamenti sul mondo. L'interpretazione del gruppo dei testi religiosi si basa sui dettami dei suoi leaders politico/spirituali secondo i quali le persone si dividono in due categorie: i credenti nell'ideologia dell'ISIS sono visti come coloro che seguono la buona strada della versione "corretta" dell'islam, mentre tutti gli altri, compresi i seguaci di altri rami dell'Islam, sono sulla strada sbagliata. Di conseguenza l'espulsione o l'esecuzione di iracheni cristiani e yazidi a Mosul che si rifiutano di convertirsi o pagare la Jizya (una tassa pagata dai non-musulmani) si fanno in nome di precetti religiosi che permettono una discriminazione politicamente motivata.


Attacchi indiscriminati contro "nemici" percepiti

Il diritto internazionale umanitario vieta alle parti in conflitto armato di lanciare attacchi deliberati contro i civili, ma Israele e l'ISIS effettuano attacchi indiscriminati contro i loro nemici, citando giustificazioni simili, ovvero prevalentemente per ragioni operative.

Il JSIL, come l'ISIS, sostiene che i conflitti in zone residenziali rendono difficile evitare danni ai civili. Israele, che si ritiene moralmente "superiore" agli altri, giustifica le operazioni militari come prevenzione di danni inflitti ai propri abitanti, le cui vite valgono evidentemente molto di più di quelle degli "altri". L'ISIS ritiene di essere nel giusto e che tutti gli altri vivano in uno stato di peccato, e secondo il gruppo i peccatori meritano di essere messi a morte. In ultima analisi, l'ISIS e Israele attaccano i civili come parte della loro strategia di disporre delle popolazioni native e rimuoverle dalle loro terre. In questo senso, nella loro ricerca per il controllo del territorio, entrambi praticano la pulizia etnica sotto una miriade di forme.

Nelle zone controllate dall'ISIS, sia in Siria che in Iraq, il gruppo ha effettuato esecuzioni di massa di oppositori catturati dalle sue forze, e ogni persona che assiste i suoi nemici rischia di essere condannata a morte. Israele segue una strategia simile di punizione collettiva contro la resistenza palestinese, che ha usato anche nella sua ultima guerra a Gaza e durante la cosiddetta operazione Piombo Fuso nel 2008-09. Anche quando Israele afferma che i suoi attacchi sono destinati a uccidere solo i combattenti della resistenza, i suoi bombardamenti di aree residenziali causano sempre per lo più l'uccisione di civili. Questi attacchi sono chiaramente pensati per colpire e punire le famiglie e le case dei combattenti.

Durante la recente guerra israeliana a Gaza dell'estate del 2014, l'esercito israeliano ha volutamente trasformato il 40 per cento della Striscia di Gaza in terra disabitata. L'esercito israeliano ha spostato 500.000 palestinesi dai loro quartieri. Questa è la stessa tattica che l'ISIS ha utilizzato in vaste aree di Siria e Iraq. Nei combattimenti in corso a Kobane, città curda sotto la giurisdizione della Siria, i bombardamenti della città da parte dell'ISIS hanno costretto la maggioranza dei suoi abitanti alla fuga.

Deportazioni, punizioni collettive, terrorismo e pulizia etnica in nome di Dio sono solo alcune delle somiglianze fra le due entità. Vale la pena notare come lo stato di Israele abbia adottato come modello positivo la leggenda dei Maccabei, una setta del giudaismo che ha combattuto altri ebrei e potenze straniere in nome dello zelo religioso e della giustizia, incorporandola all'interno del proprio ethos contemporaneo. I Maccabei erano fondamentalisti che usavano la violenza contro i loro nemici, sia ebrei che non ebrei, e praticavano conversioni forzate come l'ISIS fa oggi.


Samer Jaber è un attivista politico e un ricercatore. È il direttore di Dar el-Karma Inc. for Media, Researches and Publication. Il suo account Twitter è @Jerusalem_sbj
 
Traduzione di Giacomo Graziani per l'Associazione di Amicizia Italo-Palesrtinese, Firenze

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