Da una Intervista con Claudio Moffa: Sionismo, talmudismo, 'logica di razza', diritto internazionale

http://www.lindro.it/politica/2014-07-30/136441-israele-palestina-proteggere-gaza-con-una-no-fly-zone#sthash.iUiWB50e.dpuf

….è possibile leggere quel che è accaduto e sta accadendo, come una reazione all’incontro di pace tra Abu Mazen e Shimon Peres dello scorso 8 giugno a Roma, mèntore Papa Francesco. Appena si muove qualcosa in direzione di una normalizzazione dei rapporti israelo-palestinesi, il mostro riappare improvviso con la sua logica di guerra continua e totale. Ma si può rispondere anche ‘no’, perché al Governo di Israele  non c’è un Rabin, e nel Paese non si leva alcuna forte voce di dissenso contro la guerra in atto: Shimon Peres tace, Netanyahu non ha opposizioni, e questo 'sembra' indicare che tutto il popolo ebraico è d’accordo con i massacri in atto. Stragi nate da un curioso rapporto matematico: 3 ragazzi ebrei uccisi  -peraltro, ormai è accertato, non per mano di Hamas- contro 1.000 palestinesi, compresi tantissimi bambini, ragazzini innocenti che giocavano a calcio sulla spiaggia. È una logica di razza quella che emerge da questa ennesima invasione, qualcosa di assolutamente intollerabile.
Ci spiega cosa intende con 'logica di razza'? In fondo, ebrei e arabi sono entrambi semiti, in quanto parlano lingue derivanti dal ceppo linguistico semita. Perciò i due popoli sono più vicini di quanto possa apparire …

Moffa:È una logica che risponde a due principi: il primo è che per la legge ebraica -l’Halakhà- è ebreo, quale che sia la sua ideologia o addirittura religione, chi discende da madre ebrea. Si possono trovare contraddizioni in questa narrazione      -la discendenza abramitica per via materna, anche se per il tramite di Sara e non di Agar; o l’assurdità di pretendere una continuità razziale per le generazioni succedutesi in tre millenni, senza contaminazioni e meticciamenti sia pure ‘casuali’-    ma questa è l’ideologia che sorregge l’ultranazionalismo ebraico.  Un nazionalismo che aborre ogni contaminazione, ogni tipo di integrazione e di coinvolgimento dell’ 'altro': non a caso la parola 'ebreo' accomuna sia l’identità religiosa che quella nazionale e nella storia dell’ebraismo le conversioni sono una eccezione rara, dettate non da un sentimento universalista, ma da esigenze economiche o di autodifesa e promozione della comunità di appartenenza. L’identità ebraica così concepita non si distingue -nella sostanza- da quella tedesca disegnata da Herder nell’800 e ripresa da Hitler: il ‘sangue’ come fattore discriminante. Ed ecco il secondo principio: il fattore genetico come base dell’identità nazionale non solo distingue, ma diventa anche  il vettore della presunta ‘superiorità’ della ‘razza ebraica’ su tutti gli altri popoli del mondo. In termini religiosi, il 'Popolo eletto' che mai ha accettato di condividere il suo dio con i Gentili; in termini geopolitici, l’espansionismo sionista.
…..........

Claudio Moffa è professore ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali e di Storia del Diritto Internazionale all’Università di Teramo, e membro dell’ASDIE-Associazione degli Studiosi del Diritto Internazionale e Europeo. -


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