Gerusalemme: La Città della Discordia

East, 21.05.2014

http://www.eastonline.eu/it/opinioni/open-doors/gerusalemme-la-citta-della-discordia

di Marco Cesario

 

Spianata militarizzata, fedeli in rivolta, lacrimogeni lanciati fin nei luoghi sacri, musei e moschee chiuse ai visitatori. Così appare oggi la Spianata. E sul versante cristiano, alla vigilia del viaggio del Papa in Terrasanta, aumentano odio, razzismo ed atti vandalici da parte di estremisti ebrei. Il sito del Cenacolo conteso tra ebrei e cristiani.   

 

credits Marco Cesariocredits Marco Cesario

 

(Gerusalemme). E' tardo pomeriggio e mi trovo improvvisamente trascinato nella fiumana di fedeli che risalgono energicamente dalla Porta dei Leoni per dirigersi verso la Moschea Al-Aqsa, la "Moschea più lontana". La fiumana che sale, silenziosa e corrucciata, la dice lunga sulla durezza dei giorni che si stanno vivendo qui. Difficile raggiungere al-Haram al-qudsī al-sharīf, la Spianata delle Moschee, sul Monte del Tempio, il luogo sacro ad ebrei, musulmani ed anche cristiani dove sorge uno dei più antichi monumenti islamici al mondo, la Qubbat al-Ṣakhra (Cupola della Roccia) con la sua cupola dorata luccicante e visibile da qualunque altura circondi la città vecchia di Gerusalemme. Difficile avvicinarsi all'al-Masjid al-Aqsā, la “Moschea più lontana” costruita nel VII secolo in riferimento al miracoloso viaggio compiuto dal profeta Maometto in sella al magico destriero Buraq.



La Spianata della Discordia

In questi giorni di tensione palpabile, con scontri, feriti e arresti, è impresa ardua per chiunque accedere al terzo luogo più sacro dell'Islam. La Spianata è infatti aperta dalle 7h30 alle 11h30 e dalle 13h30 alle 14h30 nei giorni normali. Sin da un'ora prima dell'apertura dell'angusto ingresso circondato da filo spinato c'è una fila chilometrica che va dall'ingresso a ridosso della spianata del Muro del Pianto giù per centinaia di metri fino alla Dung Gate, o porta di Silwan, che dà sul quartiere palestinese di Silwan a Gerusalemme Est.

 

Gli sciami di turisti che sbarcano da decine di bus privati in folti gruppi rigidamente inquadrati come crociati alla conquista della Città Santa non possono far altro che gettare un'occhiata distratta al Parco archeologico di Gerusalemme dove sorgono i resti di mura ciclopiche vecchie di migliaia d'anni. Gli ingressi infatti si fanno col contagocce, i controlli sono serrati. Per chi arriva alle 9, dopo oltre due ore di attesa vana, i cancelli chiudono mentre ancora si è in fila sotto il sole.

 

Incontro un francese. Ha un'espressione contrariata: “E' la terza volta che cerco di entrare sulla Spianata. E' la terza volta che non riuscirò a vederla”. E' infatti sabato e l'ingresso è inspiegabilmente chiuso. Perché?

 

Diffidare delle guide perché la Spianata non è chiusa soltanto il Venerdì ma anche il Sabato. Un avvertimento del Rabbino di Gerusalemme, scritto su un pannello al di sopra del doppio ingresso verso Muro del Pianto e Spianata, avverte che tutta la zona è zona sacra e per questo non accessibile. Il messaggio del Rabbino sembra un monito assoluto, come se cioé nessuno, in nessun tempo, potesse accedere al Monte del Tempio. Il monito non mi scoraggia. Non posso andarmene da Gerusalemme senza aver visitato la Spianata.

 

Decido di alzarmi presto, prestissimo il giorno dopo, una domenica. Dopo una lunga fila, e controlli serrati di polizia e militari, riesco finalmente ad entrare. La passerella di legno che conduce alla Spianata è grottesca. Transennata ai lati, chiusa sopra, circondata com'è da filo spinato in alcuni luoghi, farebbe sembrare chiunque come un capo di bestiame convogliato ciecamente verso non so quale stalla o macello. Mi son ricordato improvvisamente delle descrizioni del check point di Erez. Un check point concepito e realizzato sulla base dello stesso principio usato negli Usa per condurre il bestiame al macello. Provo la stessa sensazione penetrando finalmente sulla Spianata dove i guardiani palestinesi sono nervosi ed i soldati israeliani pattugliano severamente i luoghi.

Estremisti ebrei minacciano azione sulla Spianata

La tensione sulla Spianata è infatti palpabile. La calura è forte. Il sole fa brillare la Cupola della Roccia. Gruppi di donne sono sedute in circolo a pregare sotto l'ombra di qualche albero. Ad ogni passaggio di militari israeliani, di cui alcuni con kippah, le donne iniziano ad urlare “Allah-u Akbar” (Dio è grande) fin quando i soldati non si sono allontanati.

 

I guardiani delle moschee sono arcigni, inflessibili. “Solo i musulmani possono entrare”. Tutte le moschee della Spianata sono infatti chiuse ai non musulmani dopo le minacce di estremisti ebraici di penetrare nella Moschea Al-Aqsa dove, alcune settimane fa, durante il periodo della Pasqua ebraica, gruppi di fedeli musulmani si sono asserragliati con spranghe e pietre per impedire l'ingresso a coloni ed estremisti ebrei che minacciavano di sacrificare un agnello proprio in questi luoghi.

 

Tutto ha avuto inizio in occasione della Pasqua ebraica, quando il gruppo estremista 'Hozrim el ha-Har' (in ebraico: Torniamo sul Monte) aveva progettato di condurre un "sacrificio rituale" di un agnello sulla Spianata dove duemila anni fa sorgeva il Tempio costruito dal Re Salomone. Dopo queste minacce reiterate centinaia di fedeli musulmani avevano deciso di vegliare sulla Spianata notte e giorno per evitare il raduno di ebrei di estrema destra sul posto.

 

Scontri con la polizia sono scoppiati nei giorni successivi. “La polizia israeliana ha lanciato granate e lacrimogeni fin dentro la moschea” mi dice il guardiano della moschea “Non solo non permette ai fedeli di radunarsi per pregare ma ci attacca fin nei luoghi sacri”.

 

A fianco alla Moschea al-Aqsa sorge il Museo Islamico di Gerusalemme, il cui edificio risale all'epoca della Crociate. Edificato probabilmente dai Cavalieri Templari e trasformato in moschea dopo la riconquista del Saladino, l'edificio è stato convertito in museo nel 1923. Conserva esemplari antichissimi del Corano. Mi avvicino e cerco di entrare. Ma anche quest'edificio è chiuso. “E' la volontà delle autorità israeliane – mi dice con aria contrita il guardiano palestinese del Museo - sono loro che hanno deciso di chiudere tutti questi luoghi. Nei paesi musulmani turisti e visitatori normalmente sono i benvenuti. Qui non è possibile. La polizia israeliana ci costringe a chiudere anche un museo”. Lascio la Spianata con una sensazione di amarezza. Un luogo tanto magnifico e pieno di storia militarizzato, violentato, isolato dal mondo.

Attacchi ai Cristiani, Cenacolo sotto tiro

Sul fronte cristiano la situazione non è migliore. Il clima è febbrile alla viglia del viaggio di Papa Francesco in Terrasanta. Me ne accorgo quando vedo un ritratto gigante di Papa Francesco pendere dall'edificio di un Palazzo dell'Ordine Francescano adiacente alla Porta di Jaffa. Qualche giorno dopo, il ritratto non c'è più. Perché?

 

Secondo la ricostruzione fatta dal quotidiano Haaretz, sarebbe stato un ufficiale di polizia a chiedere alle autorità cattoliche di rimuovere il ritratto per paura che quest'ultimo potesse scatenare nuove proteste di estremisti ebrei contrari alla visita del papa. Manca poco al viaggio del Pontefice ed anche il Jerusalem Post parla del timore di azioni eclatanti da parte di coloni ed estremisti ebraici.

 

Graffiti di tono anticristiano, scritti in ebraico, sono stati infatti trovati sulla parete esterna della Chiesa rumena di Gerusalemme.

 

In Galilea il Patriarcato latino di Gerusalemme ha denunciato “un'ondata di violenze anti-cristiane e di atti di vandalismo da parte di ebrei religiosi". Una dozzina di giovani vestiti come ebrei religiosi ortodossi hanno attaccato il luogo santo di Tabgha sul lago di Tiberiade, assaltata anche la chiesa ortodossa di Al-Bassah, mentre il Vicariato patriarcale di Nazareth ha ricevuto diverse lettere minatorie firmate da un rabbino della zona poi arrestato dalla polizia.

 

Il clima è dei peggiori se anche la ministra per la giustizia israeliana Tzipi Livni ha denunciato il moltiplicarsi degli episodi d'intolleranza verso i cristiani da parte di estremisti ebrei. Il loro nocciolo duro risiede in alcuni insediamenti della Cisgiordania, proprio nelle colonie più abusive ed illegali. Tra questi gruppi di estremisti si segnalano i “Tag Mehir" (il prezzo da pagare, ndr) e "I giovani delle colline" (frange radicali di coloni) che lo scrittore Amos Oz non ha lesinato a definire come "gruppi neonazisti ebraici".

 

C'è infatti un altro nodo della discordia dietro la visita del Papa, nodo che ha provocato un rigurgito di odio e di razzismo verso i cristiani. La presunta richiesta da parte della Chiesa cattolica al governo israeliano di restituire o comunque assegnare alla Chiesa il Cenacolo di Gerusalemme, ovvero la sala sul Monte Sion dove secondo la tradizione si è consumata l’Ultima Cena tra Gesù e gli apostoli.

 

Rendendomi sul luogo per visitarlo lo trovo inspiegabilmente chiuso. Il sito è inaccessibile fino alla visita del Papa ed anche oltre, mi dicono i guardiani. Diversi pellegrini mi segnalano però che il Cenacolo è chiuso non da giorni ma da settimane. Picchetti di protesta d'influenti rabbini per opporsi a presunte concessioni alla Chiesa su questo luogo santo (dove sorge anche la 'Tomba di re David', sacra per gli ebrei) hanno spinto addirittura il ministro degli esteri Avigdor Lieberman a smentire categoricamente in Parlamento voci di un possibile cambiamento dello 'status' del Cenacolo.

 

Non resta che voltare le spalle al luogo ed andarmene. Dò un'ultima occhiata alla statua dorata del Re Davide che luccica al tramonto, giusto fuori all'ingresso del Cenacolo dove non c'è nessuna iscrizione, nessun segno di cosa ci sai dentro. Ho la netta sensazione che nella Gerusalemme che ho visitato non ci sia più spazio né per la tolleranza religiosa né per la convivenza pacifica tra i popoli.

 

La Città dove tutto ha avuto inizio, la città delle tre religioni monoteiste, la città dei templi, delle mura ciclopiche, delle grotte, delle chiese e delle sinagoghe, la Città di Salomone, di Baldovino e del Saladino è, proprio come ai tempi di Ponzio Pilato, la città della discordia, della segregazione, della sopraffazione dei popoli.   


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