I simboli del potere e l'alleanza anglo-sionista: si avvicina il centenario della Dichiarazione Balfour

MEMO – Middle East Monitor
01.09.2013
http://www.middleeastmonitor.com/articles/guest-writers/7138-powerful-symbols-and-the-british-zionist-alliance-approaching-the-centenary-of-the-belfour-declaration

I simboli del potere e l'alleanza anglo-sionista - si avvicina il centenario della Dichiarazione Balfour 

Prof. Nur Masalha 

La Dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917 fu centrale nell'alleanza anglo-sionista del tempo di guerra e un potente strumento della propaganda ebraico-sionista. Poiché si avvicina il centenario della Dichiarazione è tempo per una nuova valutazione dei suoi effetti e delle politiche britanniche verso la Palestina e il suo popolo. Questo saggio invita inoltre il Regno Unito a riconoscere la sua responsabilità storica per le conseguenze disastrose del colonialismo sionista in Palestina e la successiva catastrofe palestinese (Nakba).

 Il Sionismo politico non sarebbe stato in grado di raggiungere i suoi obiettivi al prezzo della libertà e dell’autodeterminazione del popolo palestinese senza il completo sostegno dell'impero britannico. Lo Stato di Israele è stato ed è ancora centrale per i progetti occidentali in Medio Oriente. In realtà, Israele deve la sua esistenza al potere coloniale britannico in Palestina, nonostante la tensione militare nell'ultimo decennio del mandato britannico tra la potenza coloniale e la leadership militarizzata dell'Yishuv, la comunità di coloni Ashkenaziti bianchi in Palestina . 

Sotto gli Ottomani i coloni europei sionisti erano pochi e non venne mai dato loro mano libera in Palestina; avessero lasciato agli Ottomani il controllo della Palestina dopo la prima guerra mondiale, è molto improbabile che si sarebbe potuto costituire uno stato ebraico a spese dei popoli indigeni. La situazione cambiò radicalmente con l'occupazione della Palestina da parte degli inglesi nel 1917 prima ancora che, il 2 novembre del 1917, fosse concesso al sionismo un diritto sulla Palestina con la Dichiarazione Balfour, le cui conseguenze catastrofiche per il popolo palestinese hanno ancora effetto. La lettera contenente la dichiarazione fu inviata dal ministro degli Esteri Arthur James Balfour alla Federazione Sionista, attraverso un leader ebraico britannico, il barone Walter Rothschild. In essa il governo inglese dichiarava il proprio impegno nei confronti del sionismo: "il Governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo ..." 

Fondamentalmente i termini della Dichiarazione Balfour furono applicati nella Palestina del Mandato Britannico nel 1922 e approvati dalla Società delle Nazioni. Ciò costituì una spettacolare conquista politica e propagandistica per il movimento sionista internazionale che, all'epoca, era un gruppo minoritario all'interno dell'ebraismo mondiale. È interessante notare che il documento fu criticato duramente dall'unico membro ebreo del gabinetto del Primo Ministro Lloyd George, Sir Edwin Montagu, Segretario di Stato per l'India, che fece una chiara distinzione tra il giudaismo e il sionismo (una moderna ideologia politica). Era preoccupato per lo status e la potenziale doppia lealtà degli ebrei in Gran Bretagna e mise in discussione il diritto dell’organizzazione sionista di parlare a nome di tutti gli ebrei. 

Nel 1917, la popolazione ebraica della Palestina era meno del 10 per cento del totale. Il contenuto della Dichiarazione Balfour era radicato nelle politiche coloniali razziste negazioniste, non menzionava neppure, infatti, il popolo palestinese, né cristiani né musulmani, che componeva oltre il 90 per cento della popolazione del paese e che possedeva più del 97 per cento della terra che la Gran Bretagna intendeva dare via. Balfour si riferì a loro come alle "comunità non ebraiche esistenti in Palestina", mentre la dichiarazione non menzionò i loro diritti nazionali e politici. La Dichiarazione è un tipico esempio della supremazia europea del tempo e in sintonia con il concetto di "una terra senza popolo [per un popolo senza terra]". Questo concetto fu ideato per giustificare la colonizzazione europea e la negazione dei diritti fondamentali dei palestinesi. 

Incoraggiato dalla Dichiarazione Balfour, nel gennaio del 1919 il sionista britannico Chaim Weizmann andò alla conferenza di pace di Parigi e chiese una Palestina puramente "ebraica, come l'Inghilterra è inglese". Questo avvenne mentre il principio di "autodeterminazione dei popoli dell'Impero ottomano" veniva sancito nei "quattordici punti" del presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson. Lloyd George accolse con favore i principi wilsoniani mentre negava questo riconoscimento internazionale al popolo palestinese.  

L'alleanza anglo-sionista e la Dichiarazione Balfour vengono spesso spiegati in termini di calcolo da tempo di guerra e di obiettivi strategici militari (tra cui la vicinanza della Palestina al Canale di Suez sotto il controllo britannico e alla rotta per l'India); la storia britannica, i fattori ideologico-protestanti-cultural-biblici simbolici e i miti sono trascurati dagli storici. La Gran Bretagna e gran parte dell'Europa sono state la patria delle Crociate latine e delle memorie collettive della lotta per Gerusalemme e la Palestina, un’amara "guerra santa" con l'Islam che andò avanti per diversi secoli nella prima età moderna e la cui memoria collettiva venne rianimata in Europa, al culmine dell’impero nel XIX secolo. Prima della dichiarazione di Balfour due calamite, la "Bibbia e la Spada" (come Barbara Tuchman espose brillantemente in in Bible and Sword: England and Palestine from the Bronze Age to Balfour) attrassero innumerevoli crociati inglesi, pellegrini, missionari, archeologi biblici, viaggiatori, cartografi, consoli e membri del Corpo degli Ingegneri reali in Terra Santa di Palestina. Questo in definitiva portò alla conquista britannica di Gerusalemme nel dicembre 1917. 

La Dichiarazione di Balfour colse il suo momento opportuno con l’offensiva del generale Edmund Allenby su Gerusalemme durante la prima guerra mondiale. Fu il frutto di intensi negoziati, durati dodici mesi, tra leader sionisti britannici (la "lobby sionista-ebraica") e funzionari del Foreign Office, e, in ultima analisi, il gabinetto di guerra di Lloyd George. 

L’ 11 Dicembre 1917, Allenby entrò a Gerusalemme a piedi e marciò trionfante attraverso il suo centro storico. Fu il primo cristiano a conquistare Gerusalemme dal tempo delle Crociate medievali. Questo simbolismo non sfuggì ad Allenby o a Lloyd George, che descrisse la presa di Gerusalemme come "un regalo di Natale per il popolo britannico". Allenby fu ancora più esplicito: "Le guerre dei crociati sono ora complete", affermò, il che implica che la conquista della Palestina da parte dell’esercito britannico da lui guidato era da considerarsi "l'ultima crociata". 

Il generale Allenby ci ha lasciato altri simboli di vecchi e nuovi crociati: l’ "Allenby Bridge" (ancora così chiamato dagli israeliani), che attraversa il fiume Giordano fu costruito nel 1918 da Allenby stesso sui residui di un antico ponte ottomano. Attualmente è l'unico punto di ingresso/ uscita per i palestinesi sotto occupazione israeliana per spostarsi dentro e fuori dalla Cisgiordania. Sia Allenby che Balfour sono molto rispettati in Israele. "Allenby Street", una strada principale di Tel Aviv, è stata chiamata così in suo onore. Balfouria è una colonia ebraica a sud di Nazareth, fondata nel 1922, la terza Moshav ad essere realizzata nella Palestina mandataria; ha preso il nome dal ministro degli esteri britannico che firmò l’infame Dichiarazione. 

Nel 1917, Weizmann, un caro amico del generale Jan Smuts, un sostenitore della separazione razziale e primo ministro del Sud Africa e più strettamente associato con la stesura della Dichiarazione Balfour, affermò: "Un ebreo in Palestina sarebbe una salvaguardia per l'Inghilterra, in particolare per la sicurezza del canale di Suez." Eppure sia Lloyd George che Balfour erano membri di chiese protestanti, che condividevano con i cristiani sionisti la convinzione che gli ebrei del Vecchio Testamento sarebbero stati "ristabiliti" in Palestina prima della Seconda Venuta di Gesù. 

La Bibbia è il testo chiave utilizzato per giustificare la colonizzazione Europea della Palestina. Il "primo" testo dell'Occidente, è stato (e rimane) centrale per il sostegno occidentale allo Stato di Israele. La "Bibbia e la spada", i due strumenti ereditati dalle Crociate latine e dal colonialismo britannico, sono stati pure al centro della strategia sionista di Israele dal 1948. 

Dalla fine del secolo XIX il sionismo politico (e la lobby pro-israeliana di oggi) ha continuato a godere di una straordinaria influenza nei corridoi del potere dell'Occidente. Per una serie di motivi (che includono l'epistemologia e la politica del testo biblico), lo Stato di Israele è stato al centro delle politiche occidentali nel Medio Oriente ricco di petrolio. Oltre al suo valore geopolitico-strategico e le sue immense capacità militari e nucleari, lo Stato di Israele ha avuto un enorme significato per la politica occidentale post-Seconda Guerra Mondiale. Nel periodo post-Olocausto il massiccio sostegno finanziario, militare e politico allo "Stato ebraico" in Palestina è stato visto anche come un'opportunità per "riscattare" l'Europa (e l'Occidente), dal genocidio nazista. 

Il Sionismo politico nacque in Europa alla fine del XIX secolo. Emergente al culmine dell'imperialismo europeo e direttamente influenzato dal pan-germanesimo, il pan-sionismo ebraico combinò con successo i nazionalismi dell'Europa orientale e centrale con la colonizzazione dei coloni europei e la Bibbia. I padri fondatori laici del sionismo ebraico hanno cercato di sostenere la legittimità del loro movimento coloniale sulla base del testo biblico. 

Fin dall'inizio fu chiaro che il progetto "restauratore" ebraico poteva essere raggiunto solo con l'appoggio e il sostegno attivo delle potenze europee. Da Theodor Herzl a Chaim Weizmann e David Ben-Gurion, la leadership sionista era pienamente consapevole che il suo programma non poteva essere messo in pratica senza l'appoggio delle potenze imperialiste. Herzl scrisse francamente sulla terra asiatica (non europea) "recuperata" dal sionismo e sulla creazione di uno stato quasi-europeo di coloni bianchi in Palestina: "Se Sua Maestà il sultano [ottomano] dovesse darci la Palestina, dovremmo in cambio impegnarci a stabilizzare le finanze della Turchia. Dovremmo costruire, in Asia, parte di un muro di difesa per l'Europa, un avamposto della civiltà contro la barbarie".  

Tuttavia, nel 1936, testimoniando davanti alla "Commissione Reale Britannica sulla Palestina" presieduta da Lord Peel, Ben Gurion , allora capo dell'Agenzia Ebraica, dichiarò, "La Bibbia è il nostro mandato." Per Ben Gurion la Bibbia era il testo maestro del sionismo e il testo fondativo dello Stato di Israele. Come Ben Gurion, anche Lloyd George e Balfour ritenevano la Bibbia fosse non solo una fonte storica attendibile, ma anche una guida per le politiche degli ebrei sionisti e dei cristiani verso gli abitanti indigeni della Palestina. Le tradizioni fondiarie militariste e i racconti della Bibbia, riscritti e reinventati nel secolo scorso come "fondamentale" meta-narrativa del sionismo e dello Stato d'Israele, sono stati fondamentali per la pulizia etnica della Palestina. Oggi le stesse tradizioni militariste della Bibbia continuano ad essere al centro dello sradicamento dei palestinesi (musulmani e cristiani) da Gerusalemme. Ironia della sorte, i palestinesi moderni (a differenza di Ben Gurion) hanno più probabilità di essere i diretti discendenti degli antichi israeliti, Cananei e Filistei, di quanto non ne abbiamo i bianchi, europei Ashkenaziti, padri fondatori dello Stato di Israele. 

Lo storico inglese Arnold Toynbee una volta descrisse Balfour come "un uomo malvagio". Toynbee riteneva che Balfour e Lloyd George conoscessero le catastrofiche conseguenze sui palestinesi della Dichiarazione e della sponsorizzazione britannica di una comunità di coloni bianchi in Palestina. 

Naturalmente, né i Crociati latini né la moderna Gran Bretagna avevano diritti sovrani sulla Palestina. Certamente la Gran Bretagna non aveva alcuna autorità legale o morale di disporre a favore di terzi e di persone che non risiedevano nel paese di una terra che non le apparteneva. Tuttavia, la Dichiarazione Balfour pose le basi per la lotta sionista che aveva l’obiettivo di conquistare e controllare la terra di Palestina, una lotta che continua ancora oggi. In tutto questo la Dichiarazione è divenuta centrale nel sionismo e nelle pretese giuridiche degli israeliani. Tra il 1914 e il 1948 il potere coloniale britannico in Palestina permise al movimento sionista di far trasferire centinaia di migliaia di coloni ebrei europei in Palestina, costruire centinaia di insediamenti, tra cui diverse città e di gettare le basi politiche, militari, di sicurezza, economiche, industriali, demografiche e culturali dello Stato di Israele. 

Mezzo secolo prima della Dichiarazione Balfour, la prima colonia bianca in Palestina, Kerem Abraham, oggi un quartiere di Gerusalemme, nacque come una piccola colonia britannica fondata nel 1855 dal molto influente console britannico a Gerusalemme, James Finn e da sua moglie, Elisabetta Anne. Finn combinò il vecchio zelo crociato con il moderno pensiero protestante "restauratore" e le attività missionarie con il lavoro di servizio civile britannico. Lui e sua moglie Elisabetta originariamente erano membri della "Società londinese per la promozione della cristianità tra gli ebrei". Era anche uno stretto collaboratore di Anthony Ashley Cooper , settimo conte di Shaftesbury , un importante Membro Tory del Parlamento, un protestante millenarista e un uomo chiave nella crociata vittoriana sionista cristiana e del ritorno della Bibbia. Shaftesbury era spinto dal pensiero Vittoriano della "Bibbia e della spada", una combinazione di imperialismo vittoriano e della profezia cristiana messianica. Egli sosteneva che la "restaurazione ebraica" in Palestina avrebbe portato vantaggi politici ed economici per l'Impero Britannico e che, come dice la profezia biblica, avrebbe accelerato la seconda venuta di Gesù. In un articolo della Quarterly Review (gennaio 1839), Shaftesbury, che inventò il mito di "Una terra senza popolo per un popolo senza terra", scrisse: "Il terreno e il clima della Palestina sono singolarmente adattati alla crescita della produzione dei beni richiesti dalle esigenze della Gran Bretagna, il miglior cotone è disponibile in abbondanza, praticamente illimitato, seta e robbia sono il punto fermo del paese e l'olio d'oliva è ora come mai la vera ricchezza della terra. Sono richiesti solo capitali e abilità: la presenza di un ufficiale britannico e la maggiore sicurezza della proprietà, che la sua presenza conferirà, potrebbe invitarli a coltivare la Palestina e gli ebrei, che non si sono dedicati all'agricoltura in nessun altro paese, avendo trovato, nel console inglese (James Finn) un mediatore tra la loro gente e la Pacha [ottomana], probabilmente arriveranno ancora più numerosi e torneranno ad essere di nuovo i lavoratori della Giudea e della Galilea". 

Con il sostegno dell'allora ministro degli Esteri britannico Lord Palmerston, Shaftesbury iniziò a promuovere nell'Inghilterra vittoriana nel 1830 il "restaurazionismo" ebraico in Palestina. Shaftesbury fu anche uno strumento della creazione del Consolato britannico a Gerusalemme nel 1839. Le attività pubbliche di Shaftesbury, James Finn e dei seguaci della loro "restaurazione" inglese - che precedette di quasi mezzo secolo la fondazione del movimento politico sionista europeo da parte di Theodor Herzl, dimostrano chiaramente che il "sionismo" iniziò come una crociata del movimento cristiano protestante, non come un movimento ebreo laico.  

Tuttavia, furono le rilevazioni del Palestine Exploration Fund (PEF) e la mappatura della Palestina fatta dal Corpo britannico della Royal Engineers nel 1870 che portarono alla crescita del sionismo laico proto-ebraico. La crociata pacifica del PEF britannico, che fu fondato nel 1865 da un gruppo di studiosi della Bibbia, geografi scritturali, militari, funzionari dell’intelligence e pastori protestanti, in particolare il decano dell’Abbazia di Westminster, Arthur P. Stanley, fu organizzata a stretto contatto con le istituzioni politico-militari inglesi e con l'intelligence ansiosa di penetrare nella Palestina Ottomana, un paese governato dal musulmano "malato d'Europa" . 

Con uffici a Londra, il PEF oggi è un'organizzazione attiva che pubblica una rivista accademica, la Palestine Exploration Quarterly. Inoltre, il PEF presenta conferenze pubbliche e finanzia progetti di ricerca nel Vicino Oriente. Secondo il suo sito internet, "tra il 1867 e il 1870 il capitano Warren portò avanti in Palestina le esplorazioni che costituiscono la base per la nostra conoscenza della topografia di Gerusalemme antica e dell'archeologia del Monte del Tempio/Haram al- Sherif"; "Oltre alle sue esplorazioni sopra, sotto e intorno al Monte del Tempio/Haram al-Sherif , Warren esaminò la Piana dei Filistei e effettuò un’importante ricognizione [militare] della Giordania centrale." Il capitano (poi generale Sir) Charles Warren, dei Royal Engineers e uno degli ufficiali chiave del PEF inviati per mappare la "topografia scritturale" di Gerusalemme e per indagare "il sito del tempio", ha osservato: "Il console [britannico] del re, [James Finn] comanda non sui nativi della città, ma sui forestieri e questi stranieri sono per la maggior parte i legittimi proprietari mentre i nativi, per la maggior parte, sono usurpatori". Warren e Finn , a quanto pare, hanno "letteralmente scavato" sotto i santuari musulmani di Gerusalemme per tracciare le "dimensioni originali" del "Monte del Tempio". L'archeologia biblica, la mappatura e lo studio della topografia e della toponomastica effettuati da Warren e dagli ingegneri reali sono rimasti punto di partenza per molti archeologi israeliani, geografi e pianificatori strategici ufficiali di oggi nei loro sforzi per ebraicizzare la Città Vecchia di Gerusalemme. 

Quando i coloni ebrei bianchi si trasferirono in Palestina, i loro atteggiamenti nei confronti della popolazione indigena furono i tipici comportamenti coloniali nei confronti di popoli "inferiori" e "incivili", ma gli insediamenti sionisti rimasero molto piccoli fino al mandato britannico sulla Palestina occupata nel 1917. Dopo, il processo di colonizzazione accelerò rapidamente sotto la protezione della potenza coloniale. Durante questo periodo, i sionisti insisterono sul fatto che la Palestina venisse denominata ufficialmente come la "terra biblica di Israele". Le autorità britanniche concessero l'uso dell’acronimo ebraico di "Eretz Israel" ("Terra di Israele") dopo il nome della Palestina su tutti i documenti ufficiali, la valuta, i francobolli e simili. 

Durante questo periodo (1918-1948) i coloni ashkenaziti bianchi non fecero nessuno sforzo per integrare le loro lotte con quelle dei palestinesi contro il colonialismo britannico. Al contrario, i coloni si comportarono con la convinzione che la popolazione indigena dovesse essere soggiogata o rimossa, con l'aiuto degli inglesi. 

Dagli anni ‘30 la Dichiarazione di Balfour, nel pensiero ufficiale sionista, fu strettamente associata con la colonizzazione pratica della Palestina e con la pulizia etnica dei palestinesi autoctoni. Dai primi anni 1930 in poi una serie di piani specifici, in genere riguardanti Transgiordania, Siria e Iraq, furono realizzati da "comitati di trasferimento" dell'Yishuv (un eufemismo per i comitati di pulizia etnica) e da alti funzionari. Nel 1930, sullo sfondo dei disordini della Palestina del 1929, Weizmann, allora presidente sia dell'Organizzazione Sionista del Mondo e che dell'Esecutivo dell'Agenzia ebraica, iniziò a promuovere attivamente, in discussioni private con i funzionari e ministri britannici, le idee di un "trasferimento" arabo. Presentò al segretario coloniale, Lord Passfield, una proposta ufficiale, anche se segreta, per il trasferimento dei contadini palestinesi della Transgiordania e per un prestito di milione di lire palestinesi, stanziato da fonti finanziarie ebraiche, per l'operazione di reinsediamento. Lord Passfield respinse la proposta. Tuttavia, la giustificazione che Weizmann utilizzò in sua difesa costituì la base delle successive argomentazioni sioniste per il trasferimento forzato dei palestinesi. Weizmann affermò che non vi era nulla di immorale nella pulizia etnica della terra, che l'espulsione dei greci ortodossi e musulmani ( "turchi") ("scambio di popolazione") agli inizi del 1920 aveva fornito un precedente per una misura simile per quanto riguardava i palestinesi. 

Se la Dichiarazione Balfour divenne centrale per la memoria collettiva, i miti e la propaganda sionista, la Dichiarazione, nota come "Wa'ad Balfour" o la " Promessa Balfour " in arabo, diventò centrale per la memoria collettiva della resistenza palestinese. Per tutto il periodo del mandato l'anniversario della dichiarazione (2 novembre ) fu segnato da proteste nazionaliste e scioperi. Il ricordo dell’inganno e del tradimento britannico venne utilizzato dai palestinesi come strumento di resistenza pacifica contro le politiche coloniali sioniste nella Palestina britannica.  

La colonizzazione bianca della Palestina culminò nella creazione dello Stato di Israele nel 1948 e nella Nakba Palestinese - la catastrofe della pulizia etnica e la distruzione di gran parte della Palestina storica. Dal territorio occupato dagli israeliani nel 1948, circa il 90 per cento dei palestinesi furono cacciati dai sionisti con la guerra psicologica e la pressione militare, spesso sotto gli occhi attenti degli inglesi che rimasero ancora in carica del paese fino alla metà del 1948, una numero molto elevato finì sotto tiro. La guerra semplicemente fornì l'opportunità e il background necessario per la pulizia della terra e la creazione di uno stato ebraico in gran parte privo di arabi. Concentrò le menti ebraico-sioniste e fornì la sicurezza, le spiegazioni militari e strategiche e le giustificazioni per ripulire lo stato e espropriare il popolo palestinese. Oggi circa due terzi dei palestinesi sono profughi, milioni vivono in squallidi campi in Medio Oriente e molti altri sono sparsi in tutto il mondo. 

La Bibbia è stata usata dal sionismo militarista e da Israele non solo come uno strumento per la pulizia etnica della Palestina e l’ "esilio" di milioni di palestinesi dalla loro patria ancestrale, ma anche come un modo per cancellare la storia palestinese e sopprimere la memoria palestinese. Oggi, la Nakba Palestinese è più o meno assente dalla memoria collettiva britannica e occidentale. 

Inoltre, non solo i palestinesi nel ventunesimo secolo sono ancora oggetto di una pulizia etnica costante e delle politiche crociate a Gerusalemme, ma negli ultimi sei decenni i tentativi palestinesi di costituire una narrazione coerente del proprio passato sono stati contestati e messi a tacere dagli israeliani e dalle lobby pro-Israele. Ancora oggi la catastrofe del 1948 è esclusa dal discorso ufficiale in Gran Bretagna, mentre Israele gode di un sostegno straordinario nei corridoi di Whitehall; i parlamentari più conservatori sono membri dei "Conservative Friends of Israel". 

Pubblicamente l'establishment britannico sceglie una "posizione neutra" sulla Palestina, che spesso prende la forma del silenzio o dell’amnesia selettiva. In considerazione della responsabilità storica della Gran Bretagna nella catastrofe palestinese, non ci può essere neutralità o indifferenza sull'ingiustizia in Palestina. 

Per sottolineare il centenario della Dichiarazione Balfour e il simbolismo dell'alleanza anglo-sionista e il loro impatto catastrofico sui palestinesi, è stato istituito il Progetto Balfour. Il progetto vuole: 

  1. onestà nel dibattito pubblico e un riconoscimento delle conseguenze disastrose delle azioni britanniche al momento della dichiarazione di Balfour e per tutto il mandato britannico in Palestina e in particolare della falsità che circonda le vere intenzioni della Gran Bretagna,
  2. le scuse per il misfatto britannico
  3. le scuse ufficiali britanniche ai palestinesi per aver volutamente ignorato le loro legittime aspirazioni politiche e
  4. l'integrità nelle future relazioni britanniche con la questione palestinese. 

Il Prof Nur Masalha è direttore del programma del Master in Religione, Politica e risoluzione dei conflitti. Ha fatto parte di un gruppo post-laurea delle Arts and Humanities Research Council (AHRC) ed è stato membro della AHRC Peer Review College. È direttore del Progetto di Ricerca Terra Santa dal 2001 e del Centro per la religione e la storia dal 2007.Anche il Prof Masalha pubblica Studi sulla Terra Santa: A Multidisciplinary Journal (pubblicato da Edinburgh University Press) .I suoi ultimi libri sono: La Bibbia e il sionismo: Tradizione Inventata, Archeologia e post- colonialismo in Israele - Palestina ( 2007) e La Biblia Letta con gli occhi dei cananei (2011) e The Palestine Makba: Decolonising History, Narrating the Subaltern, Reclaiming Memory (2012). I suoi prossimi libri comprendono: La politica della lettura della Bibbia in Israele ( 2013) . 

- Altre informazioni su: http://www.middleeastmonitor.com/articles/guest-writers/7138-powerful-symbols-and-the-british-zionist-alliance-approaching-the-centenary-of-the-belfour-declaration#sthash.qxJGIzCI.dpuf 

(traduzione di barbara gagliardi
per l’Associazioni di Amicizia Italo-Palestinese Onlus)

 

 


 


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