I nostri tiranni a confronto: incarcerazioni e torture nelle prigioni palestinesi

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25.05.2013
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I nostri tiranni a confronto: incarcerazioni e torture nelle prigioni palestinesi

Le conclusioni di un'associazione palestinese per i diritti umani dipingono un quadro triste della detenzione e della tortura sotto i regimi sia dell'Autorità Palestinese che di Hamas. Un blogger ospite ritiene che nonostante l'occupazione israeliana, questi gruppi politici non possano più comportarsi impunemente alla guisa di liberatori. 

di Talal Alyan

“L'immagine prima del ritorno dell'OLP era l'immagine di un combattente per la libertà. Ora quello stesso combattente (intrappolato nelle condizioni del suo nemico) esercita la sua diretta autorità sui cittadini ordinari, sugli anziani, sugli studenti” (Mourid Barghouti)

                 

Manifestanti marciano verso la sede dell'Autorità Palestinese per protestare contro l'ondata di arresti da parte dell'ANP (Foto: Activestills) 

 Le forze di sicurezza dell'Autorità Palestinese hanno recentemente arrestato Zaher Ash-Shashteery, rappresentante del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Il suo crimine: aver parlato contro le trasgressioni dell'AP. Naturalmente, non è una sorpresa per molti palestinesi che hanno imparato a conoscere questi arresti. Siamo tutti abituati alle costanti violazioni dei diritti umani sia da parte di Hamas che dall'AP. Abbiamo sentito storie di proteste bloccate dalle forze di sicurezza palestinesi o di civili arbitrariamente arrestati e torturati.

Una posizione strana in cui i palestinesi si sono ritrovati. Dovremmo rinunciare alle rimostranze contro questi poteri politici e i loro compari, e concentrarsi solo sull'occupazione? O dovremmo riservare alcuni dei nostri sforzi contro le fazioni politiche di governo? La principale preoccupazione è che le nostre lamentele potrebbe essere dirottate dagli sponsor dell'occupazione al fine di spostare l'attenzione dalle azioni israeliane. Non si tratta di una preoccupazione campata in aria – la crisi in Siria, ad esempio, è spesso evocata per dire che non ci dovremmo focalizzare sull'occupazione israeliana e che questo tipo di ingiustizie vengono prima di altre.

Per la stessa ragione per cui rigetto tale logica, credo anche che dobbiamo qualcosa ai palestinesi che languiscono nelle carceri di Hamas e dell'AP. È nostra responsabilità insistere che queste sofferenze non sono secondarie. 

Incarcerazioni arbitrarie

La paura di essere arrestati senza accuse da Israele è un fatto che spaventa molti palestinesi, soprattutto in Cisgiordania. Queste implicazioni psicologiche quotidiane, sapere che tu o i tuoi cari potrebbero essere presi in un qualsiasi momento tormenta da generazioni la psiche palestinese. Sfortunatamente, l'ansia per gli arresti israeliani si aggiunge alla paura di essere presi dall'AP o Hamas. I familiari degli arrestati spesso non hanno informazioni sui loro cari, su dove sono stati portati o su quanto a lungo resteranno in prigione.

Inoltre, agli incarcerati è spesso negato accesso agli avvocati per lunghi periodi di tempi. L'AP ha arbitrariamente arrestato 755 persone in Cisgiordania nel 2011. Il numero è probabilmente sottostimato, perchè include solo i casi registrati dalla Commissione Indipendente per i Diritti Umani. Il numero delle denunce è spesso minore per il timore di ripercussioni. Nei due anni precedenti al 2011, ci sono state circa 3.045 denunce contro l'AP per arresti arbitrari.

La situazione a Gaza non è meno terribile con 271 denunce presentate contro Hamas nel 2011. Il fatto che i numeri siano significativamente inferiori a quelli della Cisgiordania è probabilmente dovuto al maggior timore di ripercussioni da parte di Hamas. La Commissione ha ricevuto 1.789 denunce per arresti arbitrari a Gaza nel 2009 e nel 2010. La legge palestinese proibisce arresti senza mandato di cattura eccetto in circostanze straordinarie. Tuttavia, Huma Rights Watch nota che le autorizzazioni sono spesso emesse dopo che l'individuo è stato già arrestato e detenuto per un lungo periodo. 

Torture

La tortura di detenuti palestinesi è una pratica frequente sia in Cisgiordania che a Gaza. La legge palestinese proibisce con forza l'uso della tortura: come stabilisce l'articolo 13 della Legge Fondamentale palestinese, ogni confessione o dichiarazione rilasciata sotto tortura va considerata nulla. Nonostante la chiara illegalità di prove estorte sotto tortura, le confessioni sono spesso usate in tribunale e influenza i verdetti. I palestinesi devono ricevere prima dell'incarcerazione una visita medica al fine di stabilirne la situazione medica prima dell'interrogatorio. Tuttavia, tale pratica è raramente applicata.

Nel 2011, 112 denunce per torture sono state mosse alla Commissione contro l'AP e 102 contro Hamas. Ci sono cinque morti documentate di palestinesi detenuti da Hamas nel 2011. Vale la pena ricordare che il numero di individui torturati da AP e Hamas è probabilmente sottostimato. La Commissione sottolinea l'anonimato delle persone che muovono la denuncia – altro esempio del timore di ripercussioni. Inoltre, Hamas impedisce alle organizzazioni per i diritti umani di far visita ai prigionieri, impedendo così anche di verificare e fermare le eventuali torture in corso. I metodi di tortura vanno dai pestaggi alle finte esecuzioni, dall'utilizzo di cavi elettrici e lo “strappado” (mani legate dietro la schiena e poi appese in alto). 

Resistere a tutti gli oppressori

Le violazioni di AP e Hamas non scusano le politiche israeliane. Potrebbero essere dirottate e sfruttate per coprire l'occupazione, ma questa possibilità non dovrebbe intimidirci e farci restare in silenzio. Anzi, dovrebbe essere la prova della nostra sete di giustizia che resiste ad ogni forma di violazione.

Spesso è un equivoco di questi gruppi autoritari di poter agire con impunità credendosi liberatori. Ma se i palestinesi hanno qualcosa in comune, una caratteristica unica che li tiene insieme, è il nostro risentimento verso l'oppressione. Hamas e l'Autorità Palestinese farebbero bene a ricordare della resistenza della memoria palestinese e della nostra intenzione a non perdonare l'oppressione, a prescindere da chi la perpetra.

 

 (tradotto a cura di Palestina Rossa)  

 

 

 


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