Bambino di 8 anni con indosso una felpa di Topolino posto sotto custodia da Israele

Haaretz.com
29.03.2013

http://www.haaretz.com/weekend/twilight-zone/aged-eight-wearing-a-mickey-mouse-sweatshirt-and-placed-in-israeli-custody.premium-1.512461#

 

 

Un bambino di otto anni, con indosso una felpa di Topolino, e posto sotto la custodia israeliana

27 bambini palestinesi non sono mai arrivati a scuola questa settimana, le truppe dell'IDF hanno teso loro un agguato per le strade di Hebron.

di Gideon Levy e Alex Levac

 

Non lo potevamo evitare: la vista del giovane detenuto appena rilasciato ci ha portato a un parossismo di risate. Ma la risata si è trasformata rapidamente in un triste imbarazzo. Il detenuto era un ragazzo di 8 anni, in seconda elementare. Quando lo abbiamo incontrato questa settimana, per le strade di Hebron, stava andando a casa di suo nonno. Indossava una felpa rossa decorata con l'immagine di Mickey Mouse e aveva un sorriso timido. Sua madre lo aveva mandato a portare qualcosa al nonno. Ahmed Abu Rimaileh, otto anni, non era il più piccolo dei bambini che, zaini in spalla, i soldati delle Forze di Difesa di Israele hanno trattenuto in stato di fermo  mercoledì della settimana scorsa: Il suo amico, Abdel Rahim, che è stato arrestato con lui, ha solo 7 anni, ed è in prima elementare.

                     
     Ahmed Abu Rimaileh. Il bambino di otto anni ammette che ha pianto quando è stato arrestato.

 Ventisette bambini palestinesi non sono mai arrivati a scuola in quel giorno particolare. I soldati israeliani in agguato dalle prime ore del mattino per le strade dei quartieri di Hebron, che sono sotto il controllo dell'esercito, li hanno arrestati indiscriminatamente. Solo dopo che erano in stato di arresto le forze di sicurezza israeliane hanno esaminato il filmato in loro possesso per vedere quale dei ragazzi, quella mattina, aveva gettato pietre al Checkpoint n° 160, che separa il loro quartiere dal quartiere dei coloni della città. E' stato qui, poche settimane fa, che i soldati dell'IDF hanno sparato e ucciso un adolescente, Mohammed Suleima, che era in possesso di un accendino a forma di pistola.

La maggior parte dei bambini sono stati rilasciati nel giro di poche ore. I più grandi sono stati tenuti in detenzione per alcuni giorni, prima di essere rilasciati su cauzione. Un adulto, che ha cercato con la forza di evitare l'arresto del figlio di un collega, questa settimana è stato portato in tribunale.

Il fatto che 18 dei bambini avessero meno di 12 anni, l'età della responsabilità penale ai sensi della legge 1971 per i giovani israeliani (sentenze, punizioni e modalità del trattamento), apparentemente non interessava minimamente l'IDF, la polizia israeliana o la polizia di frontiera. Né ha avuto importanza il duro rapporto emesso appena due settimane prima dal Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia, che ha condannato Israele per l’arresto di circa 7.000 bambini palestinesi negli ultimi dieci anni.

"Il maltrattamento dei bambini palestinesi nel sistema israeliano di detenzione militare risulta essere diffuso, sistematico e istituzionalizzato", ha dichiarato il rapporto UNICEF e ha aggiunto: "In nessun altro paese i bambini sono giudicati sistematicamente da tribunali militari per minorenni."

La legge vieta l'arresto di bambini di età inferiore ai 12 anni. Risulta inoltre che la disposizione che prevede che i bambini più grandi non debbano essere interrogati senza la presenza dei loro genitori e del loro avvocato non si applichi ai bambini palestinesi.

Un volontario dell'International Solidarity Movement, un gruppo di attivisti pro-palestinesi, che ha documentato con una videocamera l'operazione in cui sono stati arrestati i bambini, ha trasmesso le immagini a B'Tselem: Il Centro Informazioni israeliana per i diritti umani nei Territori Occupati, e B'Tselem lo ha dato a noi.  Il video può essere visto sul sito B'Tselem e su YouTube). Si vede un soldato sputare a terra con violenza, un altro porta lo zainetto del suo piccolo detenuto - come se fosse una baby-sitter venuta a scortare il bambino a casa da scuola. Il fotografo dilettante del ISM è stato espulso da Israele il giorno stesso, dopo aver avuto pure il coraggio di partecipare a una manifestazione a Hebron contro la visita del presidente Barack Obama.

In effetti, l'arresto in massa dei bambini si è svolto il 20 marzo, il giorno in cui Obama è arrivato in Israele, e il giorno prima ha fatto le sue osservazioni sui bambini palestinesi a Gerusalemme. "Mettetevi nei panni dei palestinesi ", ha detto il presidente agli israeliani.

Di buon ora, quella stessa mattina, i residenti palestinesi di Hebron hanno  notato decine di soldati israeliani prendere posizione per le strade e sui tetti del quartiere. Un residente spaventato ha chiamato il volontario di B'Tselem Manal al-Jaabari, per chiedere cosa stava succedendo.

Divisi per età

Da parte sua, Ahmed Abu Rimaileh si è svegliato alle 7 di mattina e, con i 2 shekel ricevuti da sua madre come paghetta, è partito per la scuola; a volte gli danno 1.5 shekel, a volte 2. Frequenta la Scuola Elementare Hadija in fondo alla strada. Adiacente ad essa ci sono altre tre scuole che fanno parte di un complesso educativo, che si trova a poche centinaia di metri dal posto di blocco.

Suo padre, Yakub, è un operaio edile. Sua madre, Hala, è ora seduta con noi nella loro casa. Sulla strada verso la scuola, dice, Ahmed si è fermato al negozio di alimentari all'angolo e ha comprato un pacchetto di biscotti per 1 shekel ed ha tenuto l’altro per la ricreazione. Mentre stava per lasciare il negozio, racconta, altri sette o otto bambini sono arrivati improvvisamente di corsa, alcuni della sua età, altri più grandi. Dietro di loro c’erano i soldati che hanno arrestato tutti i bambini che si trovavano nel negozio.

Un soldato ha ordinato ad Ahmed di mettere i biscotti nel proprio zaino afferrandolo prima per la spalla e poi trascinandolo verso il posto di blocco. Ahmed dice che era molto spaventato. Ammette anche di aver gridato, anche se solo un po'. Al posto di blocco, lui e tutti gli altri bambini detenuti sono stati spinti in un veicolo militare - 27 bambini in un veicolo, in parte seduti, in parte in piedi, secondo la descrizione di Ahmed.

C’erano tre soldati con loro nel veicolo. Alcuni bambini piangevano e i soldati dicevano loro di tacere. Un bambino è stato colpito, dice Ahmed. Sono stati portati tutti alla vicina stazione di polizia israeliana, accanto alla Tomba dei Patriarchi, dove è detto loro di sedersi per terra, in un cortile chiuso. I bambini al di sopra dei 12 anni sono stati separati da quelli più giovani e portati alla stazione di polizia di Kiryat Arba e poi al carcere di Ofer, a nord di Gerusalemme.

Burkan Ahmed, 13 anni, non è stato rilasciato fino alla sera. Malik Srahana, anche lui di 13 anni, è stato tenuto in custodia per tre giorni nella prigione di Ofer, prima di essere rilasciato dietro una cauzione di 2000 shekel. Il volontario di B'Tselem, Musa Abu Hashhash, che lo ha incontrato subito dopo la sua liberazione, dice che il ragazzo mostrava segni di trauma.

Secondo una relazione trasmessa dalla Croce Rossa Internazionale a B'Tselem, 18 dei bambini detenuti erano sotto i 12 anni. Sono stati tenuti in un cortile, con un poliziotto di guardia per quasi due ore. Nessuno ha offerto loro cibo o acqua.

I bambini hanno chiesto di andare in bagno, ma era proibito, ricorda Ahmed. Il poliziotto ha chiesto chi tra loro aveva gettato pietre, ma nessuno ha confessato. Ha poi chiesto se sapevano quali i bambini avevano gettato le pietre e loro hanno fatto i nomi di due dei più grandi, che erano stati arrestati e separati da loro.

Dopo un po', sono arrivate tre jeep e hanno portato il gruppo dei più giovani al punto di controllo 56, vicino al quartiere dei coloni di Tel Rumeida. Qui i bambini sono stati raggiunti da tre jeep della “sicurezza” palestinese, che li hanno portati alla loro stazione di polizia. La polizia palestinese ha dato loro cibo e ha chiesto a quelli che avevano lanciato sassi di alzare la mano. Tutte le mani si sono alzate.

 

Sono stati chiamati i genitori perché andassero alla stazione a prendere i bambini. I genitori di Ahmed e quelli di altri quattro bambini non si sono fatti vedere. I cinque bambini sono stati portati a casa in una macchina del Ministero Palestinese dell'Educazione. I loro genitori li stavano aspettando preoccupati.

Hala dice che non è arrabbiato con suo figlio. Gli ha solo chiesto di non piangere la prossima volta che verrà arrestato dai soldati. "Siamo abituati," dice, aggiungendo che suo figlio quella notte aveva sognato l'arresto.

In risposta ad una richiesta di Haaretz, l'ufficio del portavoce dell'IDF ha fornito la seguente dichiarazione: "Lo scorso Mercoledì, 20 Marzo 2013, dei minori palestinesi hanno lanciato pietre contro il checkpoint di Hebron. Le forze dell’IDF che  erano  in agguato lì vicino hanno fermato i lanciatori di sassi in azione. I minori palestinesi sono stati arrestati sul posto e sette di loro, che erano al di sopra dei 12 anni, sono stati presi per essere interrogati dalla polizia israeliana. La domanda riguardante la non presenza di un genitore/avvocato durante l'interrogatorio mentre la polizia israeliana interrogava i minori, andrebbe rivolta a loro. "

 

Il giorno dopo l'incidente, Ahmed non voleva andare a scuola, ma è stato convinto dai suoi genitori a farlo. Per un giorno è stato un eroe tra i bambini: Ahmed, il detenuto rilasciato. Quel giorno non è entrato in classe, ma è rimasto nell'ufficio del preside. Vuole diventare un medico da grande, ci dice, come altri nella sua famiglia allargata. Sua madre afferma che è un bravo studente e un buon ragazzo.

Ahmed ha sette fratelli e sorelle. I cinque maschi dormono in una stanza, in due letti e su materassi sul pavimento. C'è un vecchio computer in camera, che è spento, non dispone di una connessione internet. Fuori in strada si può sentire un giovane venditore ambulante, della stessa età di Ahmed, commerciare la sua merce. Dopo la scuola il ragazzo vende per mezzo shekel Halabi, una pasta dolce fatta in casa e fritta con olio.

 

(tradotto da barbara gagliardi

per l'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus) 

 


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