Roger Davis: "Boicottare Israele è la via da prendere".

Roger Waters: “Boicottare Israele è la via da prendere”

Roger Waters è la più famosa rock star ad aver pubblicamente sostenuto la campagna Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele. Fondatore dei Pink Floyd – gruppo rock britannico che ha venduto oltre 250 milioni di copie – Waters ha deciso di diventare attivo nel movimento palestinese di solidarietà, dopo un viaggio in Cisgiordania nel 2006. Sotto choc per l’oppressione di cui è stato testimone, Waters ha scritto sul Muro israeliano con lo spray le parole “We don’t need no though control”, una strofa di una delle sue più note canzoni.

Intervista di David Cronin

 

Più recentemente, Waters è stato uno dei giurati al Tribunale Russell per la Palestina, iniziativa che intende attirare l’attenzione su come i governi e le compagnie occidentali sostengono le violazioni israeliane del diritto internazionale. In tale veste, si è rivolto alle Nazioni Unite lo scorso novembre.

In visita a Bruxelles per la sessione finale del tribunale, Waters ha detto di voler esplorare l’idea di scrivere una canzone per spingere i musicisti a non esibirsi in Israele. Intende discutere del progetto con Steven Van Zandt, chitarrista della E-Street Band di Bruce Springsteen, che ha radunato tantissimi noti musicisti per registrare “Sun City”, canzone di protesta contro l’apartheid in Sud Africa negli anni Ottanta.
             

Pensi che la campagna per il boicottaggio culturale di Israele stia avendo un impatto?

Mi piacerebbe pensare di sì. Per mia esperienza, quando chiedi alla gente “Non andare”, la risposta è “Perché no?” oppure “Non pensi sia meglio andarci?”. Beh, no, non lo penso affatto.

Penso che il tipo di boicottaggio che è stato realizzato contro il regime di apartheid in Sud è probabilmente la via più efficace da prendere perché il governo israeliano sta portando avanti un regime di apartheid in Israele, nei Territori Occupati e ovunque voglia. Non dimentichiamo che hanno devastato il Libano proprio nel periodo in cui ho iniziato a interessarmi alla questione. Hanno distrutto ospedali, aeroporti, tutti gli edifici pubblici che potevano.

Stanno portando avanti una guerra e credo che andare lì e suonare il violino non avrà effetti duraturi.
 

Hai chiesto personalmente a qualche musicista di boicottare Israele?

Sì, l’ho fatto.
 

Puoi dire chi sono?

No, non lo dico. è stata una discussione privata tra me e loro. Tutto quello che posso dire è che come parte del mio impegno nel Tribunale Russell oggi e domani pubblicherò una lettera aperta a tutti i miei colleghi nell’industria musicale, chiedendo loro di unirsi a me nel movimento del BDS. Non solo ai colleghi negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, ma in tutto il mondo.

Sono stato spinto a scrivere questa lettera quando Stevie Wonder è stato chiamato a suonare in una cena di gala per l’esercito israeliano lo scorso 6 dicembre. Gli ho scritto una lettera dicendo che sarebbe stato come giocare ad una partita della polizia a Johannesburg il giorno dopo il massacro di Shaperville nel 1960. Non sarebbe stata una gran cosa, in particolare per lui che è ambasciatore Onu per la pace. Anche Desmond Tutu ha scritto una lettera.

A suo eterno merito, Stevie Wonder ha chiamato [gli organizzatori del gala] e ha detto “Non avevo capito” e ha cancellato la performance. Questo è successo una settimana dopo il mio discorso alle Nazioni Unite. Nessuno di questi due eventi è stato riportato dai media mainstream degli Stati Uniti.

Entrambi gli eventi più importanti almeno quando la taglia del reggiseno di Kim Kardashian. Il fatto che non vengano riportati significa che i media hanno avuto l’ordine da qualcuno di non raccontarli al pubblico americano, su quali basi non lo so.
 

Cosa pensi del sostegno dato ad Israele dal governo di David Cameron della tua nativa Gran Bretagna?

Cameron ha completamente adottato i panni del lupo Tony Blair che Blair indossò con contentezza quando andò in guerra contro l’Iraq insieme a Bush. Cameron è estremamente contento che la Gran Bretagna sia una nazione satellite degli Stati Uniti. Nessuno di noi capisce perché.

Ma c’è una scintilla di luce in fondo al tunnel. Gli inviati diplomatici della UE in Cisgiordania hanno protestato contro le colonie e chiesto sanzioni. Qualcosa senza precedenti. Ma i governi di questi inviati non hanno fatto nulla e continuato a non fare nulla.

Sono disilluso sulla politica estera del mio Paese da Wilson [premier del partito laburista negli anni ’60 e ’70]. C’è stata una giravolta dalle politiche di leader laburisti come Keir Hardie e Clement Attlee e dai principi del socialismo britannico. Lui è stato un precursore nell’occupare il Paese con le spaventose strategie monetariste della Thatcher e di Reagan. Mi vergogno per il modo in cui agiamo. La Gran Bretagna ha preso in giro il mondo regalmente per secoli – non da ultimo la vostra palude irlandese.
 

Uno degli altri giurati del Tribunale Russell, Stéphane Hessel, è scomparso recentemente. Lo conoscevi bene?

Lo conoscevo poco. Che uomo coraggioso, eloquente, brillante e di buon cuore.
 

Da musicista, hai avuto l’occasione di ascoltare il nuovo vibrante hip-hop palestinese?

No, ma se funziona non ci trovo nulla di male, finché non diventa solo catene d’oro e cappellino alla rovescia. Per ora è protesta e realismo, cosa che negli Stati Uniti non c’è più.
 

Nel tuo discorso alle Nazioni Unite, hai ricordato Rachel Corrie. C’è niente che tu voglia dire su Rachel, nel decimo anniversario dal suo omicidio?

I suoi genitori hanno partecipato alla sessione del Tribunale Russell a New York, lo scorso anno. È stato molto commovente.
 

Sostieni lo sciopero della fame dei prigionieri palestinesi?

La questione dei prigionieri politici è questa: non importa che tu sia a Maze, nell’Irlanda del Nord, o in una prigione in Israele, le tue opzioni sono molto limitare. Scioperi della fame e altre forme di protesta sono le uniche opzioni che hanno per attirare su di sé l’attenzione. Rispetto gli uomini e le donne coraggiosi che seguono questa strada. Come sappiamo, lo sciopero della fame non è una dieta. È vero, pericoloso e doloroso. Non lo fai se non hai impellenti motivazioni.

(tradotto a cura di Palestina Rossa)

 

 

 

 

 


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