Beirut: i diari di Tuf Tuf

Per non dimenticare Sabra e Chatila
22.10.2012
http://sabraechatila.wordpress.com/2012/10/22/beirut-il-diario-di-tuf-tuf-1/

Beirut, il diario di Tuf Tuf…1

Il Libano in queste ore sta rischiando di risprofondare nel baratro di una guerra civile sempre dietro l’angolo, un rischio mai come ora reale.  A causa della crisi siriana e delle strumentalizzazioni e interessi internazionali. Tuf Tuf è una compagna italiana che vive a Beirut. A settembre è stata con noi durante la visita della delegazione recatasi a Beirut per l’anniversario del massacro di Sabra e Chatila. Tuf Tuf, abbiamo scelto di chiamarla così, ha accettato di raccontarci da dentro quello che accade nel Paese dei Cedri. Grazie!
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BEIRUT, 22 Ottobre 2012 – Continuano le tensioni in Libano dopo l’attentato esplosivo che lo scorso venerdì 19 Ottobre, nel quartiere cristiano di Ashrafiyeh a Beirut, è costato la vita al comandante dei servizi di intelligence delle Forze di Sicurezza Interne Brigadiere Generale Wassam al- Hassan, sunnita molto vicino al movimento Mustaqbal dell’ex- premier libanese Saad Hariri.

 

LE REAZIONI – Dopo lo sgomento e il cordoglio per la terribile esplosione, che ha causato in totale otto morti e circa un centinaio di feriti, immediate sono giunte le reazioni delle principali forze politiche libanesi, i cui rapporti negli ultimi mesi si sono ulteriormente esacerbati sull’onda lunga della crisi siriana.
Se da un lato la coalizione di governo “8 Marzo”, filo-siriana, guidata dal premier Nagib Miqati, ha condannato fermamente l’atto, invitando il popolo libanese all’unità e alla prudenza, il movimento di opposizione “14 Marzo” guidato da Hariri, notoriamente anti-siriano, direttamente colpito dall’attentato, non ha risparmiato i j’accuse nei confronti del regime di Bashar Al-Assad, chiedendo a gran voce le dimissioni dell’esecutivo, e invitando i propri militanti a una mobilitazione di massa in occasione dei funerali del Brigadiere. 

I FUNERALI – La risposta dei militanti del “14 Marzo” all’appello dei vertici del movimento a una “giornata della rabbia contro il regime di Bashar Al-Assad”, non ha tardato ad arrivare. Dopo le esequie solenni e molto partecipate a Piazza dei Martiri domenica 21 Ottobre, centinaia di manifestanti per lo più afferenti a Mustaqbal e al partito delle Forze Libanesi di Samir Geagea, si sono scagliati contro il Palazzo del Governo per spingere il governo Miqati alle dimissioni. Manifestanti ed esercito si sono fronteggiati duramente per circa due ore, alternando fitti lanci di oggetti ad altrettanto fitti lanci di gas lacrimogeni e spari in aria, fino a quando Hariri, dal suo rifugio in Arabia Saudita, ha chiesto alla folla di fare ritorno alle proprie case per lasciare spazio a forme di protesta non violente. Gli appelli però, non sono bastati a placare la rabbia. In tutto il paese, nelle aree a maggioranza sunnita, numerose arterie stradali e autostradali sono state bloccate da gruppi di uomini armati con l’aiuto di sacchi di sabbia e pneumatici dati alle fiamme, mentre a Tripoli, seconda città del Libano già teatro di duri scontri nei mesi scorsi tra gruppi filo e anti siriani, si sono registrati già dal tardo pomeriggio scontri a fuoco tra sunniti e alawiti, a seguito dei quali è rimasta uccisa da un proiettile vagante una bambina di nove anni.

I DISORDINI – Già dalla tarda serata di venerdì, dopo la diffusione della notizia della morte di Wassam Al-Hassan, gruppi di manifestanti erano scesi in strada mettendo in atto blocchi stradali. A Beirut, le arterie del quadrante Cola- Tariq el-Jedid – Barbir – Madinah Riadiyyah, notoriamente roccaforte di Hariri, sono state liberate solo a tarda notte, così come l’autostrada Beirut- Sidone, l’autostrada El-Beddawi a Nord, e altre arterie nelle regioni della Beqaa e dell’Aakar. I blocchi, anche se a fasi alterne, sono tuttora in corso. Non sono mancati gli scontri a fuoco.
A Tripoli, da venerdì, gli spari si susseguono senza interruzione tra gli abitanti dei quartieri di Bab El-Tabaneh, a maggioranza sunnita, e Jabal Mohsein, a maggioranza alawita, i quali, secondo fonti dell’Agenzia Nazionale, sarebbero giunti allo scontro diretto nella notte di domenica facendo uso anche di bombe a mano. Sempre a Tripoli, testimoni hanno riferito dell’esplosione di due bombe sonore, una prima nella notte di venerdì, ed una seconda questa mattina, gettando il panico tra la popolazione. Nonostante la massiccia presenza di contingenti dell’Esercito Libanese, la situazione nella città lungi dall’essere sotto controllo. Ad oggi, il bilancio parziale è di 5 morti e decine di feriti.
Ad Halba, nel nord del paese, nella mattinata di domenica l’esercito è dovuto intervenire per proteggere i militanti del Partito Socialista Nazionalista Siriano asserragliati nella sezione locale, dall’assalto di militanti anti-Assad.
A Beirut, dopo giorni di tensione crescente, i primi spari sono arrivati nella notte tra domenica e lunedì dal quartiere sud-ovest di Tariq El-Jedid, sull’onda lunga degli scontri del pomeriggio. Mentre nei palazzi si discute sulle possibili alternative al governo Miqati, la rabbia anti-siriana monta nelle strade con nuovi  blocchi estesisi nel corso della mattinata di lunedì, fino al quartiere residenziale di Verdun ad ovest, e a nord fino Rue Bashrah El-Khouri, dove intorno alle 10.00 si sono registrati scontri a fuoco tra manifestanti ed esercito. Sempre in mattinata, pesanti sparatorie e una presenza notevole di manifestanti armati, sono state registrate nella zona di Qasqas, nel quadrante sud-ovest della capitale dove alcune fonti, nettamente smentite dall’insieme delle forze Palestinesi di stanza in Libano, avevano parlato di un militante Palestinese morto nel corso degli scontri a fuoco con l’esercito. Dopo una giornata di confronto diretto tra esercito e manifestanti per il controllo delle strade, nel tardo pomeriggio la situazione ritorna parzialmente sotto controllo. Dalle 17.00 di questo pomeriggio, è in corso un asseblamento pacifico dei Giovani e degli Studenti del Movimento 14 Marzo in Piazza del Martiri, intenzionati a protestare ad oltranza fino alla caduta del governo Miqati. 

Difficile fare pronostici su dove porterà quest’ennesima ondata di disordini in Libano; gli equilibri nel paese, da sempre precari, hanno risentito non poco della vicina crisi siriana, che ha rivangato vecchi rancori e messo in campo nuovi spazi di iniziativa sullo scacchiere politico nazionale, oltre che regionale.

Intanto, questa mattina Israele ha violato lo spazio aereo libanese sorvolando la regione meridionale, la Beqaa, virando poi a ovest fino a Tiro. Si tratta della seconda violazione nell’arco di 72 ore, la prima  nella mattina del 20 Ottobre.

 E a Beirut si ricomincia a sparare.


24.10.2012
http://sabraechatila.wordpress.com/2012/10/24/beirut-il-diario-di-tuf-tuf-2-proclami-allunita-processi-alle-intenzioni-e-visite-eccellenti/

Beirut, il diario di Tuf Tuf… 2 – Proclami all’unità, processi alle intenzioni e visite eccellenti.

Continuano le tensioni in Libano, anche se le armi – almeno a Beirut – hanno lasciato il campo agli scontri politici e alle pressioni internazionali. Il secondo contributo di Tuf Tuf…
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BEIRUT, 23 Ottobre 2012 – Se nelle strade di Beirut sembra essere tornata la calma dopo i tre giorni di tensione seguiti all’attentato dello scorso 19 Ottobre costato la vita al capo dei servizi di intelligence libanesi Wissam Al-Hassan, il lavorìo nei palazzi della politica continua incessante tra proclami all’unità, processi alle intenzioni e visite eccellenti. L’autobomba ad Ashrafiyeh infatti, oltre ad aver rievocato uno dei periodi più bui della storia recente libanese (il triennio di attacchi dinamitardi inaugurato con l’assassinio del primo ministro Rafiq Hariri il 14 febbraio 2005), ha riacceso vecchi rancori e nuove polemiche sulla legittimità dell’esecutivo in carica e il suo grado di prossimità col regime di Damasco.

 LE ACCUSE – Sul fronte delle accuse, la parte del leone viene giocata dal Movimento Mustaqbal e dal suo leader Saad Hariri, figlio di Rafiq, ed ex- primo ministro sostituito da Miqati nel gennaio 2011, dopo la perdita della maggioranza parlamentare della coalizione da lui guidata a seguito della defezione del Partito Socialista Progressista di Walid Jumblatt. Le accuse di complicità morale e tacito collaborazionismo che Hariri sta muovendo in questi giorni a Miqati e al suo esecutivo, affondano le radici nella serie di assassinii eccellenti che hanno colpito numerosi esponenti del suo partito e della coalizione “14 Marzo”  di cui esso fa parte tra il 2005 e il 2008, e per i quali il regime di Assad e il suo più stretto alleato patria, il partito sciita di Hezbollah, attualmente al governo con la maggioranza dei seggi, sono considerati i maggiori sospettati. A gettare ulteriore benzina sul fuoco vi è poi il ruolo di primo piano giocato da Al-Hassan nell’arresto lo scorso 9 Agosto dell’ex-Ministro dell’Informazione Michel Samaha, strettissimo collaboratore della Siria fin dagli albori della Guerra Civile del ’75-‘90, con l’accusa di progettare una serie di attentati terroristici in Libano su ordine di Damasco, così da riaccendere gli scontri interconfessionali e destabilizzare definitivamente il paese. Come ulteriore strumento di pressione per le dimissioni del Primo Ministro, il gruppo “14 Marzo” ha deciso di iniziare il boicottaggio delle attività parlamentari e di qualsiasi iniziativa politica che veda direttamente coinvolti membri dell’esecutivo.

LE RISPOSTE – Miqati, dal canto suo, pur avendo ammesso la possibilità di un legame tra l’omicidio di Al- Hassan e l’affaire Samaha, nega qualsiasi forma di coinvolgimento nella vicenda rimettendo ogni verdetto nelle mani degli inquirenti. Per quanto riguarda la richiesta di dimissioni, ha dichiarato che resterà in carica fino a quando non verrà creato un nuovo governo che veda il consenso di tutte le forze politiche in campo. Compito assolutamente non facile che in questo momento rappresenta la sfida più dura per il Presidente della Repubblica Michel Sulaiman, il quale ha incontrato tutti i rappresentati delle forze di governo e di opposizione nel tentativo di scongiurare il rischio di vuoti di potere.

LE VISITE ECCELLENTI – Nel palazzo di Baabda non sono mancate le visite eccellenti. Nella mattinata di martedì, l’Alto Responsabile degli Affari Esteri dell’Unione Europea Catherine Ashton ha fatto visita al Presidente Sulaiman, dichiarando di sostenere a pieno i suoi sforzi nello scongiurare qualsiasi rischio di “vuoto politico”, ritenendo la stabilità istituzionale un nodo essenziale per il raggiungimento della stabilità politica nel paese. Ha poi aggiunto che la volontà di mantenere l’attuale governo fino al raggiungimento di un’eventuale alternativa ampiamente condivisa, non è frutto di un particolare attaccamento dell’Unione Europea alla persona di Nagib Miqati, quanto piuttosto dell’obbligo da parte della stessa di evitare il caos o la paralisi istituzionale. Conclude poi con un appello “alla sovranità, alla stabilità e all’indipendenza del Libano, alludendo implicitamente alla possibilità di uno sconfinamento della crisi siriana del Paese dei Cedri. Un’ulteriore allusione al regime siriano è stata pronunciata nel corso della successiva riunione col Primo Ministro nel momento in cui Ashton, esprimendo il suo cordoglio e la sua condanna rispetto all’attentato, ha paventato “il tentativo da parte di alcuni di spostare l’attenzione dalla situazione regionale, provocando dei problemi in Libano” .

DA WASINGTON – Nella serata di martedì, è arrivato anche il via libera di Washington al processo di creazione di un nuovo governo messo in campo da Suleiman, tramite il portavoce del Dipartimento di Stato Victoria Nuland. La dichiarazione di Nuland fa eco all’offerta di sostegno alle indagini da parte dell’FBI per accertare le dinamiche e le responsabilità dell’attentato, espressa lunedì scorso dal responsabile della sicurezza dell’Ambasciata Americana a Beirut David Brown nell’ambito di un incontro con Miqati.

TRIPOLI – Tra dichiarazioni d’intenti e prese di posizione da parte dell’occidente, a Tripoli si continua a sparare. Nonostante la creazione di una zona cuscinetto tra i quartieri di Bab El-Tabaneh e Jabal Mohsein, gli scontri nella notte tra lunedì e martedì hanno lasciato un bilancio ufficiale di due feriti.

ISRAELE – Continuano anche le violazioni dello spazio aereo libanese da parte di Israele, che nella tarda mattinata di martedì ha nuovamente sorvolato la Beqaa.

Sebbene allo stato attuale non ci sia alcun elemento per stabilire collegamenti tra l’attentato di Ashrafiyeh e un coinvolgimento dello Stato Ebraico nella vicenda, l’aumento esponenziale della  frequenza delle violazioni dello spazio aereo libanese dopo i fatti di venerdì, è un dato difficile da ignorare. Si tratta quanto meno di  una chiara manovra per mettere ulteriormente sotto pressione Hezbollah, approfittando di un momento di forte criticità sul fronte interno (dalla messa in discussione del governo Miqati in cui il Partito di Dio ha un ruolo importantissimo, alle accuse più o meno esplicite di un coinvolgimento nella morte di Al-Hassan), per continuare lo scambio di prove di forza seguito al giro ricognitivo del drone Ayoub lo scorso 7 Ottobre.

 


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