Le politiche israeliane di espropriazione ricordano l'Apartheid sudafricano.

 

Aljazeera.com
13.10.2012
http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/2012/10/2012108871435279.html

 

Le politiche israeliane di espropriazione ricordano l'apartheid sudafricano

I piani per far andar via i beduini da Israele ricordano i trasferimenti forzati dei neri a Sophiatown.

di Heidi-Jane Esakov

Durante i trasferimenti forzati del sobborgo sudafricano di Sophiatown nel 1955, circa 65.000 residenti furono spostati e "scaricati in case di cartone" nella township nera. Solo pochi anni prima, nel 1948, anche i beduini della regione Israeliana del Naqab / Negev, che Israele non aveva espulso, furono forzatamente trasferiti "dalle loro terre ancestrali in una zona soggetta a restrizioni chiamata Siyag (letteralmente: 'recintato')". E, proprio come è stata completamente demolita Sophiatown, il villaggio di Al-Arakib, nel Negev, è stato recentemente raso al suolo per far posto a una foresta del Fondo nazionale ebraico.

                       prawer-plan-protest
In Sud Africa è particolarmente difficile non vedere le forti analogie tra le esperienze dei neri sudafricani sotto l'apartheid e quelle dei palestinesi oggi.


Gli inquietanti echi degli allontanamenti forzati sotto l'apartheid

Sophiatown, una volta vivace zona residenziale prevalentemente "nera", fu presa di mira dal governo dell'apartheid nel suo programma di allontanamenti forzati. In conformità con l'ispirazione dell'apartheid alla segregazione e all'insediamento dei bianchi su terreni precedentemente abitati da neri sudafricani, Sophiatown è diventato il quartiere per "soli bianchi" di "Triomf" (Triumph).

Come in uno specchio inquietante, il 12 settembre 2012, nella regione del Negev israeliano il villaggio beduino di Al-Arakib è stato demolito per la trentanovesima volta - nonostante il mandato risalente al periodo ottomano. Più di recente il governo ha ottenuto il diritto di costruire un insediamento ebraico sul sito del villaggio beduino di Umm al-Hiran. L'insediamento ebraico previsto diventerà Hiran.

Gli abitanti del villaggio di Umm al-Hiran e Al-Arakib sono cittadini di Israele: proprio quei cittadini arabi di cui Israele si vanta - e che mette in mostra - come prova della sua democrazia. Sono, comunque, non ebrei, una discriminante cruciale su chi ha il diritto su tale terra e sul come questi diritti vengono assegnati. Se lo stato proseguirà sulla propria strada, Al-Arakib sarà ricoperto da una foresta ad opera del Jewish National Fund (JNF), e, con Umm al-Hiran, associerà il proprio destino a quello di circa 500 villaggi palestinesi che dal 1947 sono stati cancellati dalla faccia dello "Stato ebraico" (un processo iniziato prima che lo stato nascesse nel 1948). Molti di questi villaggi ora giacciono sepolti sotto insediamenti ebraici, parchi ricreativi e foreste del JNF.

   VIDEO: Israel's Unwanted Citizens  http://www.youtube.com/watch?v=MpW409WOgwE

La socializzazione sionista del JNF

Come tanti bambini ebrei, ho avuto un Blue Box JNF (salvadanaio), "la piccola scatola blu e il grande sogno ebraico", che è diventato un simbolo dell'identità ebraico-sionista. Ho avuto i certificati rappresentativi di alberi piantati in mio nome. Questi erano parte integrante della mia inclusione nella società sionista: stavo aiutando a fare "fiorire il deserto" e a consentire "al mio popolo" di tornare nella "nostra" patria.

Quello che non sapevo era che il mio "diritto" alla terra era subordinato alla spoliazione dei palestinesi dalla loro terra e dai loro diritti. Scoprire la verità fu sconvolgente

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Le rovine nella foresta impiantata dal JNF del Sud Africa in Galilea mi hanno affascinato come ogni bambino che va in visita in Israele, ero convinto di aver inciampato su un antico sito archeologico. Da allora ho imparato che queste rovine sono i resti del villaggio palestinese distrutto di Lubya. Come molti altri ebrei sudafricani, io ho sponsorizzato gli alberi in questa foresta.

Il razzismo intrinseco del JNF

Il JNF, fondato nel 1901 per acquistare terreni per la colonizzazione ebraica, gioca un ruolo fondamentale nella socializzazione e nell'educazione degli ebrei al sionismo, e nell'istituzionalizzare la convinzione che gli ebrei hanno il diritto alla terra e altri ancora a scapito di quelli dei palestinesi. Il JNF è fondamentale anche per la proprietà dello Stato e per il processo di appropriazione della terra tuttora in corso. Con l'identità dello stato fondata sulla "terra" (Eretz Israel), l'organizzazione para-governativa JNF, incarna senza dubbio lo stato.
Il JNF possiede il 13 per cento del territorio e con la Israel Lands Administration gestisce il 93 per cento di tutte le terre. I suoi principi costitutivi sono intrinsecamente razzisti, prevedono che solo gli ebrei possono usare o affittare i terreni del JNF. Una parte di questo terreno è stato acquistato prima del 1948, ma la maggior parte gli è stata trasferita dopo l'indipendenza dello stato. Ciò ha consentito allo Stato di rinunciare alla sua responsabilità rispetto all'uguaglianza di tutti i suoi cittadini passando la sua autorità al JNF che può, quindi, praticare apertamente l'esclusione.

Il JNF conferma senza vergogna:

"Non è un ente pubblico che opera per il bene di tutti i cittadini dello stato. Il rapporto di fedeltà del JNF è rivolto al solo popolo ebraico e ha degli obblighi solo nei suoi confronti. Il JNF, come il proprietario del terreno del JNF, non hanno il dovere di praticare la parità verso tutti i cittadini dello Stato ".

In altre parole il JNF deve fedeltà a me, ma non nei confronti del 20 per cento della popolazione di Israele, i cittadini palestinesi, per non parlare dei palestinesi espropriati dalla Nakba. E secondo la sua politica “solo - per gli ebrei”, ho più diritto io alla terra - un sudafricano di origine lituana - dei palestinesi che hanno vissuto su quella terra per secoli. E nonostante le sue politiche razziste, al JNF viene dato ancora il potere di gestire i terreni.

VIDEO: Move Threatens Homes of Israel's Bedouins  http://www.youtube.com/watch?v=GXRfdVByfas

'Ebraicizzazione' del Negev

Il JNF, inoltre, si designa come un’inoffensiva organizzazione ambientale: "Nel corso degli ultimi 109 anni, il JNF si è evoluto in un leader globale dell’ambiente piantando 250 milioni di alberi ... portando la vita nel deserto del Negev ed istruendo gli studenti di tutto il mondo su Israele e sull'ambiente ".

La verità è ben diversa.

Per garantire che gli abitanti del villaggio di Al-Arakib non possano più tornare, il JNF ha cominciato a piantare una foresta di alberi di eucalipto, non indigeni e dannosi per l'ambiente, per nascondere le prove della sua esistenza. A ulteriore dimostrazione dell’ ipocrisia del JNF, lo stato ha sradicato centinaia di ulivi indigeni.

Al-Arakib e Umm al-Hiran sono solo due dei molti villaggi beduini non riconosciuti presi di mira dallo Stato; villaggi non riconosciuti, nonostante le migliaia di persone che ci vivono - non riconosciuti per rendere impotenti i loro abitanti. Come parte del piano Prawer, lo Stato prevede di espellere 30.000 beduini dai loro villaggi nel Negev, e spostarli con la forza nei comuni designati. Questo distrugge i mezzi di sussistenza, li separa dalla loro terra, distrugge gli stili di vita ancestrali, corrode la loro identità comune e il senso di appartenenza. In stretta collaborazione con il JNF, lo Stato intende insediare 250.000 ebrei nel Negev. In poche parole, l'idea è quella di rendere ebraico il Negev e garantire che i suoi abitanti non ebrei vivano in enclave non gestibili.

Con la nostra storia di apartheid, è stata particolarmente inquietante la scoperta del ruolo del JNF sudafricano nel rendere possibile questo spostamento di beduini. I certificati sono a disposizione anche per sostenere il progetto:

"[Il nostro obiettivo è quello di portare 250.000 nuovi residenti nel Negev ... JNF Sud Africa sta facendo la differenza, aiutando giovani pionieri a costruire cascine ... nella zona degli altipiani del Negev tra Telallim Junction e la città di Mizpe Ramon ... costruita su siti disponibili nel Negev che non sono né riserve naturali protette, né zone di addestramento dell'esercito. La maggior parte dei siti sono stati scelti per la loro posizione panoramica e in molti casi sono stati costruiti su siti precedentemente buttati all’aria. "

Anche Sophiatown sarebbe un sito in precedenza buttato all’aria?

Apartheid?

La definizione di apartheid secondo le Nazioni Unite / ICC è "oppressione sistematica e dominazione da parte di un gruppo razziale su altro o più gruppi razziali e connessa all'intenzione di mantenere tale regime".

Per molti ebrei sudafricani l'analogia dell'apartheid che sta guadagnando terreno è dolorosa ed è in fase di discussione. Come sudafricani sappiamo cos'è l'apartheid, ed è stato brutale. I bianchi sudafricani, tuttavia, non possono conoscere il dolore e l'umiliazione dell'espropriazione e dell'oppressione. Piuttosto, possono sapere che cosa significhi essere privilegiati a scapito di qualcun altro. Non è compito dell'oppressore decidere come gli oppressi devono comprendere la propria oppressione.

Ma, in che modo l’essere “per soli bianchi” è diverso dall’essere “per soli Ebrei”? E, se la rimozione forzata di 30.000 beduini per fare posto a 250.000 ebrei non è "sistematica oppressione ... con l'intenzione di mantenere il regime", allora che cos'è?

Heidi-Jane Esakov è una ricercatrice presso l'afro-Middle East Centre, un gruppo di esperti con sede a Johannesburg. 

(tradotto da barbara gagliardi

per conto dell’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus)


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