La Palestina paga un prezzo enorme per l'Eid.

Al Akhbar English
11.10.2012
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La Palestina paga un prezzo enorme per l’Eid

Centinaia di migliaia di permessi di ingresso dovrebbero essere concessi ai palestinesi durante l'Eid al-Adha, ma questa mossa è probabile che sia un danno economico per la Palestina, oltre a minare la posizione dell’Autorità Palestinese in quanto potere effettivo.

di Fadi Abu Saada

Ramallah - I palestinesi non hanno ancora dimenticato le immagini pubblicate da tutti i giornali e dai siti web israeliani e palestinesi della spiaggia di Jaffa, brulicante di migliaia di palestinesi durante la festa musulmana di Eid al-Fitr, dopo che le autorità di occupazione avevano rilasciato migliaia di permessi di ingresso.
                                    al aqsa mosque entrance


Eppure sembra che l'occupazione abbia tratto vantaggio da questa mossa , sia politicamente che economicamente, e ciò potrebbe spiegare perché Israele ha deciso di farlo di nuovo per l’Eid al-Adha, e per un numero ancora maggiore di palestinesi. 

Saranno concessi centinaia di migliaia di permessi di ingresso. Mentre Israele afferma che sta facendo tutto ciò in occasione dell’Eid, per rendere la vita più piacevole ai palestinesi, il fatto è che il suo vero obiettivo va ben oltre l'essere una dimostrazione di buona fede.

Al-Akhbar ha parlato all'esperto di economia Hisham Awartani, il quale ha dichiarato che se tali permessi venissero concessi questo porterebbe ad un netto calo delle entrate dei palestinesi a favore di Israele. Tanto più, egli ha affermato, quando è ben noto che l'intenzione reale di Israele non è quello di allentare il blocco, ma piuttosto di realizzare enormi profitti dall'ingresso di un gran numero di palestinesi nei territori occupati nel 1948 [il territorio rivendicato come Israele].

Awartani ha sottolineato che questo sarebbe di grande impatto per l'economia locale e nazionale, in quanto colpirebbe le attività commerciali durante le festività natalizie, periodo che il settore della vendita al dettaglio aspetta con impazienza ogni anno, aggiungendo che ne avrebbero risentito tutti.

L'economista palestinese allora si è chiesto perché i palestinesi continuano ad acquistare i servizi israeliani quando hanno analoghi servizi palestinesi, forse anche a un livello qualitativo superiore. Perché non fare gite alla spiaggia di Gerico, si è chiesto, nel qual caso i palestinesi avrebbero sostenuto contemporaneamente il turismo locale e la loro economia nazionale e non concesso all'occupazione i loro sudati risparmi?

Issa Rishmawi, un residente locale, ha detto ad Al-Akhbar che la scelta tra i mercati israeliani e locali non dovrebbe essere una scelta difficile per un popolo che ha tanto sofferto sotto l'occupazione – che è la principale fonte delle tragedie e delle miserie di questo popolo. Rishmawi ha detto che mentre Gandhi è riuscito a convincere il popolo indiano a tessere i propri vestiti e ottenere il proprio cibo, i palestinesi continuano a litigare per un permesso israeliano.

Rishmawi ha aggiunto che ogni shekel perso dal mercato palestinese va ad Israele, ed è quindi l'equivalente di una donazione fatta a quest'ultimo, per non parlare dei profitti che tutto ciò aggiunge all'intero ciclo economico. Ha anche parlato del fattore psicologico, del fatto che Israele è riuscito a creare la sensazione che i permessi di ingresso sono una benedizione di Dio, quando in realtà riflettono solo puri interessi israeliani.

Faris Arouri, un attivista palestinese, ritiene che la questione vada ancora oltre. Ha detto ad Al-Akhbar che Israele ha apparentemente cambiato la strategia utilizzata nei rapporti con l'Autorità Palestinese (PA) in generale. Secondo l'attivista, i permessi di visita, che si vanno ad aggiungere al notevole aumento dei permessi di lavoro e al fatto che Israele abbia iniziato nuovamente a rilasciare permessi di viaggio attraverso il Lod Airport, sono tutte cose che hanno lo scopo generale di "indebolire la posizione della PA come autorità centrale in Cisgiordania".

Arouri ha detto che il punto di vista economico di questo problema è particolarmente importante per i palestinesi.

Il fatto che i palestinesi vadano nelle terre occupate nel 1948, ha sostenuto, rappresenta una grande sfida per il mercato palestinese, in particolare per i rivenditori di abbigliamento, che devono imparare la lezione da quello che è successo durante l'Eid al-Fitr, quando gli acquirenti hanno lasciato la città alla ricerca di prezzi più bassi, adeguandoi loro prezzi per il prossimo Eid al-Adha.

L'attivista ha sottolineato che i palestinesi non possono essere rimproverati di voler visitare l'interno della Palestina e i relativi negozi, come si farebbe in qualsiasi viaggio turistico all'interno o al di fuori del proprio paese.

Per quanto riguarda le implicazioni politiche della questione, Arouri ha sollecitato l'Autorità Palestinese (AP) a prendere atto degli sforzi israeliani per far diminuire la sua importanza come autorità centrale, dal momento che la maggior parte dei permessi di ingresso sono stati rilasciati direttamente dagli Uffici di Collegamento Israeliani, invece che dell'Autorità Generale della AP per gli Affari Civili, che di solito si occupa di tali questioni.

E' stato riferito che questi uffici di collegamento hanno rinominato le insegne sulle loro entrate e ripristinato il loro vecchio titolo di Ufficio dell'Amministrazione Civile, per far sembrare che la competenza sui permessi di ingresso e sulla gestione dei territori occupati nel 1967 da Israele - in particolare la Cisgiordania - siano stati modificati.

Inoltre, è ormai risaputo che le elezioni comunali sono state imposte all'Autorità palestinese da soggetti esteri (principalmente gli Stati Uniti).

L'Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), che sarà in vigore dal prossimo anno, raddoppierà il suo bilancio per i comuni e delle amministrazioni locali, a scapito degli stanziamenti per l'autorità centrale. L'autonomia di città e villaggi palestinesi è incoraggiata a spese del governo centrale, indebolendo la posizione dell'autorità centrale.

Al-Akhbar ha girato per il vecchio souk di Betlemme e si è incontrato con molti proprietari di negozi. Questi rivenditori hanno detto che c'è una grave recessione nel mercato a causa dei ritardi nel pagamento degli stipendi dei dipendenti della AP, della mancanza cronica di opportunità di lavoro e dei costi di vita elevati - fattori tutti che hanno un impatto drammatico sulla spesa dei consumatori.

Parlando ad Al-Akhbar, Hossam Qumsiyeh, proprietario di un negozio, ha confermato che il fallimento dei permessi di ingresso provoca enormi perdite per il mercato locale, e può anche portare alla chiusura di diversi punti vendita. Questo, ha aggiunto, per non parlare della mancanza di capitali per nuovi investimenti alla luce dell'attuale situazione politica ed economica. 

(tradotto da barbara gagliardi
per l’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus)

 

 


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