Palestina: una prigione dove i prigionieri provvedono a sè stessi

+972Mag.com
28.08.2012

http://972mag.com/how-we-created-the-worlds-only-prison-where-prisoners-provide-for-themselves/54706/

 

Come abbiamo creato l'unica prigione al mondo dove i prigionieri devono provvedere a se stessi

Un sorprendentemente candido editoriale di un alto funzionario israeliano spiega il ruolo giocato dagli Accordi di Oslo nel permettere a Israele di mantenere l'occupazione.

di Noam Sheizaf

Dov Weisglass, braccio destro dell'ex primo ministro Ariel Sharon, ha avuto recentemente un altro momento di sincerità. Prima del disimpegno da Gaza, Weisglass rilasciò una famosa intervista a Haaretz in cui fu onesto sulla logica alla base di questa azione: il desiderio di riempire il vuoto diplomatico ed assicurarsi per sempre il controllo israeliano della Cisgiordania.
            billl clintonyitzhak rabinyasser arafat

Il primo ministro Yitzhak Rabin, il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e il presidente dell’OLP Yasser Arafat alla firma degli Accordi di Oslo del 1993


La settimana scorsa è riandato a Oslo. Weisglass ha pubblicato un interessante editoriale su Ynet in cui ha spiegato il valore degli accordi del 1993 dal punto di vista della destra. L'accordo, ha scritto, ha permesso a Israele di mantenere il controllo sulla Cisgiordania senza prendersi la responsabilità dei palestinesi che vivono lì.

In risposta agli attacchi contro Shimon Peres di molti dei collaboratori del primo ministro Netanyahu, Weisglass scrive:

Oggi, a seguito degli accordi di Oslo, è l'Autorità Palestinese, non Israele, responsabile per la vita quotidiana di circa 3,5 milioni di palestinesi in Cisgiordania e a Gaza. Ricorda l'aiutante: prima di "Oslo" ne era responsabile Israele, secondo il diritto internazionale. Israele ha costruito le infrastrutture, fornito energia elettrica e acqua ed ha sostenuto i servizi sanitari, l'istruzione, i trasporti, l'ordine pubblico, la polizia e i tribunali. Israele ha anche pagato gli stipendi di migliaia di palestinesi dipendenti dell'amministrazione civile.

Dove saremmo oggi se il governo Netanyahu, che sta avendo difficoltà ad assicurare il benessere sociale alla maggior parte dei cittadini di Israele, dovesse anche prendersi cura di milioni di palestinesi? Sarebbe un disastro.

Un palestinese una volta mi ha detto che l'accordo di Oslo è stato "un brillante accordo israeliano." In che senso? Gli ho chiesto. "Ha creato l'unica prigione nel mondo in cui i detenuti devono provvedere a se stessi, senza la partecipazione dei carcerieri." Israele ha la sovranità sui territori - senza averne gli obblighi. Questa situazione è il risultato diretto degli accordi di Oslo.


Va notato che i palestinesi ricevono denaro americano ed europeo e si fanno anche la guardia da loro stessi. Ma più importante di tutto ciò è il ruolo giocato dall'Autorità Palestinese che fornisce ad Israele il necessario "avversario" di cui occuparsi a livello pubblico e diplomatico.

Weisglass ha giustamente sottolineato il fatto che il primo ministro Netanyahu avrebbe potuto annullare Oslo durante il suo primo mandato, mentre l'Autorità palestinese era ancora "alla ricerca della propria via." Eppure ha scelto di non farlo. Ciò che Netanyahu ha istintivamente capito è che Oslo è funzionale per ciò che riguarda il diritto - crea l'illusione di un regime palestinese indipendente, mentre resta l'occupazione.

Negli ultimi anni, vi è stato un altro importante sviluppo nel modo in cui Israele usa Oslo per i suoi scopi. A causa di Oslo, la Cisgiordania è stata divisa temporaneamente in tre aree (chiamate A, B e C). L'Area C costituisce il 60 per cento della Cisgiordania ed è sotto il totale controllo amministrativo e militare di Israele. Naturalmente, il destino dell'Area C non è stato deciso negli accordi. Ancora oggi le autorità israeliane trattano l'Area C come se fosse stata annessa a Israele: in quelle aree impediscono le costruzioni palestinesi, espandono gli insediamenti esistenti, utilizzano le risorse naturali e, in alcuni casi, cercano anche di spingere la popolazione palestinese a trasferirsi nelle aree A e B.

Un buon esempio di questa pratica si trova nella regione di Susya, sulle colline a sud di Hebron; al proposito si possono leggere altre informazioni qui: http://972mag.com/palestinian-from-area-c-describes-life-in-constant-need-of-rebuilding/48302/ . E in http://972mag.com/visualizing-occupation-ethnic-cleansing/43860/   c’è un'eccellente rappresentazione grafica della divisione della terra dopo gli accordi di Oslo.

In breve, trasformando quello che doveva essere un accordo intermedio (Oslo avrebbe dovuto scadere nel 1999) in una situazione permanente, Israele è stato in grado di garantire almeno altri due decenni di colonizzazione ebraica in Cisgiordania - un periodo che potrebbe essere giusto il tempo occorrente per impedire definitivamente la creazione di uno Stato palestinese. Io non condivido la tesi - ormai comune in alcuni ambienti di sinistra - che Oslo sia stato progettato intenzionalmente per portare all'attuale stato di apartheid, ma, guardando indietro, non è immaginabile che sarebbe stato possibile giungere al vicolo cieco in cui ci troviamo ora senza la copertura diplomatica e le infrastrutture giuridiche che Israele ha creato con il processo di Oslo.
(tradotto da barbara gagliardi)

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