Tel Aviv: Una giornata in spiaggia

Haaretz.com
23.08.2012

http://www.haaretz.com/opinion/a-day-at-the-beach.premium-1.460104

 

Una giornata in spiaggia

Chiedete a qualsiasi prigioniero ciò che sognava dietro le sbarre, e lui risponderà: il mare. Adesso loro erano qui, migliaia di prigionieri, a godere della propria libertà.
 
di Gideon Levy  
 
In un primo momento sembrava una fantasia, un sogno estivo ad occhi aperti, ma c’erano migliaia di palestinesi ad amoreggiare sulle spiagge di Tel Aviv.
                           beach of tel aviv
Palestinesi e arabi israeliani a rinfrescarsi su una spiaggia di Tel Aviv ieri, l'ultimo giorno del mese sacro del Ramadan. Foto di Alex Levac
 
Ho pensato di avere un'allucinazione: un bagnino israeliano stava urlando in arabo attraverso il megafono, temendo per la sicurezza dei bagnanti di Jenin e consigliava loro di bere molta acqua. Ispettori municipali in camicia arancione stavano spazzando la spiaggia, probabilmente la prima volta nella storia che gli ebrei l’hanno ripulita dopo gli arabi.
 


Era un mare di arabi sulla riva al mare della prima città ebraica, con neppure un poliziotto di frontiera, un poliziotto antisommossa, un agente dello Shin Bet o truppe delle forze speciali in vista.
C’erano ragazzi che chiedevano dove era la Galilea, e se avrebbero potuto raggiungerla a piedi - volevano vedere il loro villaggio d’origine, da tempo distrutto.
 
Gli anziani che erano tra loro non potevano credere ai propri occhi: c'erano rubinetti pubblici con l'acqua che scorreva liberamente. Uomini di mezza età che avevano costruito Israele, rinnovato le sue case e pulito le sue strade stavano ritornando lì dopo che non c’erano stati per decenni. Le donne guardavano con meraviglia il primo bikini che avessero mai visto, mentre un gran numero di bambini vedeva il mare per la prima volta, anche se vive a solo un'ora di distanza.
 
Chiedete a qualsiasi prigioniero ciò che sognava dietro le sbarre, e lui risponderà: il mare. Adesso loro erano qui, migliaia di prigionieri, a godere della propria libertà.
E’ passato un po' da quando ho visto un così bello spettacolo sulla spiaggia.
 
Era difficile credere ai miei occhi, ero eccitato al punto di piangere. Ho vagato lungo le spiagge per ore, incontrando palestinesi che erano più felici di quanto non li avessi visti per anni. Famiglie da Jenin a Hebron, che avevano montato le loro tende, grigliato la carne, correvano liberamente lungo la riva, entravano nelle acque mosse con indosso i vestiti e senza mai smettere di scattare foto, in modo da avere un ricordo. Era uno spettacolo umano.
 
Per assicurarsi che questo non fosse una specie di delirio dell'estate, ho contattato il coordinatore dell'attività di governo nei territori per capire cosa stesse succedendo. Il portavoce del COGAT ha detto che, in onore della festa musulmana di Id al-Fitr, Israele aveva rilasciato 130 mila permessi di ingresso per i residenti dei territori. Io non gli ho creduto, e gli ho chiesto di controllare di nuovo, forse era un errore di battitura. No, nessun errore di battitura.
 
Silenziosamente, presumibilmente per evitare di affrontare le proteste della destra, le porte del cielo si sono aperta a decine di migliaia di palestinesi come non erano state aperte da anni. Avrebbe potuto esserci una bandiera rossa sulla capanna dei bagnini, ma una bandiera bianca di speranza (perdonate le parole fiorite) stava volando per un momento sulla riva Charles Clore Park.
 
Così ciò che Ilana Hammerman e le donne coraggiose e determinate del gruppo di disobbedienza civile hanno fatto per un po’, con lo Stato di Israele che le condannava e cercava di perseguirle, il regime di occupazione lo ha fatto in questa vacanza. Devi rendere merito a questi funzionari, anche se è stato solo un gesto temporaneo.
 
Gli Israeliani che sono venuti alla spiaggia, inoltre, non potevano credere ai loro occhi: eccoli lì, i palestinesi come persone reali. Non braccianti illegali e non terroristi. Erano solo persone che si stavano godendo le onde che colpivano i loro corpi, il kebab fresco alla griglia, la costruzione di castelli di sabbia, i ghiaccioli sulla spiaggia mentre sudavano sotto il sole cocente, proprio come loro. I loro corpi erano bianchi, solo gli avambracci erano abbronzati - è così che la gente appare quando arriva in spiaggia per la prima volta nella propria vita.
 
E indovinate un po’ ? Questo spettacolo raro è andato avanti per diversi giorni questa settimana, e non è successo niente, oltre la felicità momentanea di queste persone. Hanno lasciato le loro città e villaggi al mattino, stringendo i permessi d'ingresso che Israele si era degnato di dare loro, e dopo un paio d'ore erano a Tel Aviv. E il cielo non era caduto. 
E’ vero che non osavano avvicinarsi spiagge del nord della città, a quanto pare qualcuno aveva detto loro che quelle sono riservate "solo per gli ebrei.". Ma, comunque, sembrava la Fine del Mondo.
 
Così il futuro è arrivato? Il cartello all'uscita spiaggia dice "ci vedremo ancora". Li vedremo di nuovo? Uno di loro, un residente di Akraba, vicino a Nablus, mi ha chiesto: "Perché solo una volta all'anno? Non possono essere due? "
 
Domani torneranno alla loro realtà deprimente, alla loro vita di occupazione e di disoccupazione dietro i posti di blocco, e nulla rimarrà della loro giornata in spiaggia a Tel Aviv, tranne un dolce sogno in dissolvenza.
 
Quindi, veramente, perché non può succedere due volte l'anno? In realtà, perché non tutti i giorni, maledizione? 

(tradotto da Barbara Gagliardi)


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