ONU: Gaza non "vivibile" entro il 2020, salvo interventi urgenti

Ma’an News
28.082012
http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=514949

 

Nazioni Unite: Gaza non “vivibile” entro il 2020, salvo interventi urgenti 

di Nidal al-Mughrabi 

Gaza City (Reuters) – Dal 2020, Gaza non sarà più “vivibile” a meno di interventi urgenti adottati per migliorare l’approvvigionamento idrico, la sanità, l’attività scolastica, ha affermato, lunedì, il rapporto estremamente dettagliato sulla enclave palestinese delle Nazioni Unite.

                         foodforgaza

 

“Ci si deve dar da fare fin da ora se Gaza deve essere un luogo vivibile nel 2020 ed è già difficile ora,” ha spiegato il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite, Maxwell Gaylard ai giornalisti lunedì, quando è stato divulgato il rapporto. 

Cinque anni trascorsi sotto blocco israeliano sostenuto dall’Egitto e vivendo in un regime a partito unico, la popolazione di Gaza è destinata ad accrescere di 500.000 unità il suo 1,6 milione di abitanti, sostengono gli autori del rapporto a più ampio raggio sul territorio delle NU. 

Gaza possiede una delle popolazioni più giovani del mondo, con il suo 51% di persone di età inferiore ai 18 anni. 

“Si deve intervenire adesso sugli aspetti fondamentali della vita: potabilizzazione dell’acqua, elettricità, istruzione, sanità e altri ancora,” ha dichiarato Gaylard. 

Dal 2007, Gaza è controllata dall’organizzazione islamica Hamas, un movimento politico armato che rifiuta una pace definitiva con Israele. Nel 2009, si è combattuta una guerra di tre settimane e Israele resiste alla pressione internazionale per la revoca del blocco, che dice essere finalizzato a impedire che giungano armi ad Hamas. 

Gaza non ha un aeroporto e neppure un porto. Il confine è carico di tensione con frequenti scontri connessi a lanci di razzi o colpi di mortaio da Gaza o attacchi aerei da parte di Israele. Domenica, razzi di Gaza hanno colpito il territorio israeliano danneggiando una fabbrica a Sderot, una città a est dell’enclave. 

A metà del 2010, Israele ha ridotto parzialmente le restrizioni e la paralizzata economia di Gaza ha preso a rivivere dal fondo. Nel primo semestre del 2011, il PIL si stima sia aumentato in termini reali del 28%, la disoccupazione è scesa nel 2011 dal 37% al 28%. 

Ma il rapporto, al quale partecipano esperti di un gran numero di agenzie delle Nazioni Unite e che fa proiezioni nel futuro più avanti che nel passato, ha riferito che la crescita nel corso dei prossimi otto anni sarebbe lenta, dal momento che l’attuale isolamento di Gaza rende la sua economia essenzialmente non vitale. 

Ricostruzione, ma senza pace. 

Lungo la stretta fascia costiera, la gente vive principalmente di aiuti delle Nazioni Unite, di finanziamento estero e dell’economia dei tunnel che dall’Egitto portano cibo, materiali da costruzione, elettronica e auto. 

Ma il commercio di contrabbando non rappresenta una soluzione. Robert Turner, direttore degli interventi dell’UNRWA, ha dichiarato che Gaza entro il 2020 avrà bisogno di 440 nuove scuole, 800 posti letto ospedalieri e un supplemento di più di 1.000 medici. 

Gaylard ha chiesto ai donatori internazionali di aumentare il loro aiuto a una popolazione che per l’80% ne è dipendente 

“Nonostante i loro migliori sforzi i palestinesi di Gaza hanno ancora bisogno di aiuto”, ha sostenuto. “Sono sotto assedio. Sono sotto occupazione e sia politicamente che praticamente hanno bisogno del nostro aiuto sul terreno.” 

In realtà, Israele si è ritirato da Gaza nel 2005, togliendo di mezzo truppe e coloni dopo 38 anni di occupazione. 

La mancanza di acqua potabile è nell’immediato la maggiore preoccupazione, ha dichiarato Jean Gough dell’Unicef. Il rapporto prevede un aumento del 60% del fabbisogno di acqua nell’enclave, nel mentre sono ormai necessari provvedimenti urgenti per proteggere le risorse idriche esistenti. 

Entro il 2016, la falda acquifera di Gaza potrebbe diventare inutilizzabile, ha dichiarato. I palestinesi stanno scavando pozzi sempre più in profondità per raggiungere le falde idriche sotterranee e c’è la necessità di un maggior numero di impianti di desalinizzazione. Un impianto per l’uso di acqua di mare si prevede costi circa 350 milioni di dollari. 

Secondo l’ONU, solo un quarto delle acque reflue di Gaza viene trattato. Il resto, compreso il liquame grezzo, va a finire nel Mar Mediterraneo. 

Gaylard ha detto che Gaza necessita di pace e di sicurezza per migliorare le condizioni di vita del suo popolo. “Di certo, la fine del blocco dovrà significare la fine dell’isolamento e la fine del conflitto.” 

Non c’è alcun segno che faccia pensare alla fine del conflitto tra Hamas e Israele. Il movimento islamico è ricusato dall’Occidente in quanto considerato un’organizzazione terroristica e non ci saranno contatti diplomatici in prospettiva che portino a colloqui di pace fintanto che Hamas negherà a Israele il diritto di esistere. 

Gli analisti affermano che molto può dipendere dal futuro dei rapporti con il nuovo Egitto, i cui leader islamici sono in sintonia con Hamas, ma che sono pure vincolati al trattato di pace con Israele del 1979. Hamas è sostenuto anche dall’Iran che è molto ostile nei confronti di Israele. 

A prescindere dalla rete dei tunnel, Gaza importa via Israele. I dati forniti dalle NU mostrano, ad esempio, che nel settembre 2011 sono entrate a Gaza da Israele, attraverso il valico di Kerem Shalom, 46.500 tonnellate di materiali da costruzione, mentre ne sono arrivate 90.000 tonnellate attraverso i tunnel.
                                   cementfor gaza 

Essa riceve pure elettricità e carburante da Israele. 

Costruire case e fabbriche fracassate nella guerra dell’inverno 2009, è la più grande risorsa di Gaza, e l’edilizia è l’origine di gran parte dell’aumento dell’occupazione dei ultimi due anni. 

(tradotto da mariano mingarelli)

 

 


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