Ai Red Hot Chili Peppers: non esibitevi in Israele

AIC - Alternative Information Center
28.05.2012
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Ai Red Hot Chili Peppers: non esibitevi in Israele

 The South African Artists Against Apartheid
 

Come membri del gruppo South Africans artists abbiamo saputo recentemente che nel corso del loro prossimo tour mondiale (che includerà Bulgaria, Grecia, Libano e Turchia) i Red Hot Chili Peppers si esibiranno in Israele a settembre. Per questo vi chiediamo di prestare ascolto all’appello palestinese per il boicottaggio culturale di Israele. 

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Come sapete, alla campagna di boicottaggio aderisce gran parte della società civile palestinese (compresi artisti) e un numero sempre crescente di israeliani progressisti.

 

Vi potreste domandare: a cosa servirebbe rifiutare di esibirsi in Israele? Come popolo i cui genitori e nonni hanno sofferto e resistito all’apartheid in Sud Africa, la nostra storia è la testimonianza del valore e la legittimità che il boicottaggio internazionale ha avuto nel porre fine al regime di apartheid nel nostro Paese. Quando artisti e sportivi hanno cominciato a rifiutare di esibirsi in Sud Africa, gli occhi del mondo hanno visto le ingiustizie che avvenivano qui. Questo ha messo sotto pressione i politici e i leader mondiali perché promuovessero il cambiamento di quel regime e contribuissero alla creazione di un Sud Africa libero, democratica e non razzista. Lo stesso non solo è possibile per palestinesi e israeliani, ma è inevitabile. La domanda è: in quale lato della storia volete essere? Esibirsi in Sud Africa negli anni Ottanta o in Israele oggi è scegliere di stare dalla parte sbagliata della storia. 

Come sudafricani, riconosciamo il ruolo che artisti di fama internazionale come voi hanno avuto nel sostenere la nostra lotta contro l’apartheid. È questo riconoscimento, insieme al nostro rispetto verso di voi, che ci spinge ad unirci a tanti altri artisti nel mondo che vi stanno chiedendo di cancellare quella data del tour. 

Comprendiamo quanto sia difficile per voi rifiutare l’occasione di condividere il vostro entusiasmo e il vostro talento con gli altri. Gruppi come il vostro sono la ragione di esistenza di molti artisti. La vostra musica va al di là del palcoscenico, penetra intimamente nelle vite delle persone e le trasforma per sempre, come solo la vera arte sa fare. 

Sfortunatamente, la questione non è così semplice in tale contesto. L’arte non si limita a riempire un vuoto. La credenza che le attività culturali siano “apolitiche” (che si tratti semplicemente di suonare musica, senza essere coinvolti nella politica) è un mito da sfatare. La vostra performance in Israele sarà uno schiaffo in faccia per i palestinesi (che dal 2005 chiedono ad artisti internazionali di non esibirsi là), ma sarà anche un tacito sostegno al regime israeliano e alle sue pratiche di apartheid. 

Il pubblico che parteciperà al vostro concerto al Haryakon Park a Tel Aviv non includerà i vostri fan palestinesi che vivono a Gaza e in Cisgiordania: non è permesso loro di recarsi a Tel Aviv. Ne sono esclusi come lo erano i neri sotto il regime di apartheid sudafricano, da leggi che li lasciano fuori da una terra che, storicamente, appartiene a loro molto più di quanto appartenga a chi invece è autorizzato a venire al concerto. 

Si tratta di leggi che la Corte Internazionale di Giustizia (la più importante al mondo) ha dichiarato illegali e in violazione del diritto internazionale e dei diritti umani, così come illegale era l’apartheid nel nostro Paese. La Corte ha stabilito che i fondamentali diritti della popolazione che non potrà partecipare al vostro concerto vengono violati e i loro diritti all’autodeterminazione e alla cultura vengono negati. Accettando di esibirsi di fronte ad un pubblico segregato – che sia in Israele, a Gaza o in Cisgiordania – i Red Hot Chili Peppers verrebbero usati da chi cerca di dare legittimità (con o senza il vostro consenso) alle ingiustizie e alle umiliazioni che vengono inflitte ai palestinesi in Cisgiordania e a Gaza, ma anche all’interno di Israele. 

Dalla nostra esperienza di boicottaggio culturale in Sud Africa, sappiamo che non aveva alcun senso essere vittime isolate dal resto del mondo. Al contrario, la nostra esperienza chi ha insegnato che la nostra forza è cresciuta con il sostegno mondiale alla lotta per la libertà. 

Per questo i palestinesi (e con loro un numero crescente di israeliani progressisti) hanno avviato la campagna di boicottaggio e siamo certi che si sentiranno forti e incoraggiati nella loro battaglia come lo siamo stati noi. 

Dovete stargli accanto, rifiutare di esibirvi in Israele e scegliere di stare dalla parte giusta della storia. 

Tradotto in italiano da Emma Mancini (Alternative Information Center)


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