Analisi scenario politico Israele, anno 2010

Madar Center
27.03.2011
http://madarcenter.org/pub-details.php?id=352

 

Rapporto strategico 2011: Analisi dello Scenario Politico israeliano del 2010 

Riassunto

Il rapporto strategico "MADAR 2011" ha monitorato tutti gli sviluppi più importanti sulla scena israeliana durante l'anno 2010. Il rapporto esplora anche quale possa essere l'evoluzione di numerosi aspetti strategici in Israele e quale sviluppo possano avere nel prossimo futuro sulla politica Israeliana. Esso esamina in dettaglio gli sviluppi, in ambito israeliano, di sette assi chiave: i negoziati di pace, le relazioni estere, l'asse politico, la sicurezza e l'asse militare, l'economia, l'asse sociale e la situazione dei palestinesi che vivono in Israele, oltre ad una sintesi generale. 
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Come è di abitudine negli anni precedenti, il rapporto è stato preparato da un gruppo di ricercatori specializzati che hanno seguito, nella loro analisi, una lettura oggettiva dei vari eventi che hanno segnato l'anno 2010. I ricercatori hanno cercato di evitare di raccontare gli eventi in modo narrativo ma hanno focalizzato la loro attenzione sui cambiamenti strategici. 

 

La popolazione di Israele alla fine del 2010 ha raggiunto, secondo il Centro di Statistica Centrale Israeliano, circa 7,695 milioni di persone di cui 5,802 milioni di Ebrei, quasi il 75,4% della popolazione (rappresentano quasi il 42% degli Ebrei del mondo), mentre la popolazione Araba che vive in Israele ha raggiunto 1,573 milioni cioè il 20,4% della popolazione [1], oltre a 320 mila persone classificate, secondo il Centro, come "Altri" e questi costituiscono il 4,2% della popolazione. 

Nel 2010 è stato registrato un tasso di crescita demografica del 1,9% rispetto l'1,8% del 2009. I coloni e gli l'ultra religiosi hanno registrato il più alto tasso di crescita della popolazione tra gli ebrei; il tasso di crescita della popolazione negli insediamenti ebraici in Cisgiordania alla metà del 2009 ha registrato il 5,3%
poi è salito, durante il 2010, per raggiungere il 5,9%. Ciò significa che un terzo dei bambini nati nel 2010 appartengono a famiglie Ebree ultra-religiose (Haredim). 

La variabilità dei tassi di crescita demografica tra i vari ceti della società ebraica influirà strategicamente sulla struttura della società israeliana e la sua futura formazione. Essa è di fatto in fase di trasformazione continua verso una società più religiosa e meno tollerante, questa realtà si evince dal rapporto diretto tra il grado di religiosità e le nuove generazione. Oggi il 14% dei giovani Israeliani tra i 20 e 29 anni si definisce religioso ultra-ortodosso (Haredim) rispetto al solo
2% delle persone che hanno 65 anni e oltre. Se aggiungiamo a questo dato un altro dato più significativo, cioè che quasi la metà degli studenti della scuola primaria frequenta scuole religiose (scuole Haredim e scuole nazional-religiose), vedremo che la società Israeliana si sta trasformando costantemente verso
una società più rigida ed estremista, il che significa una società meno tollerante di fronte alla minoranza araba e di fronte al conflitto con i palestinesi. 

Numerosi studi e sondaggi affermano la correlazione diretta tra il grado di religiosità e l'atteggiamento verso gli arabi; secondo un sondaggio sulla democrazia fatto nel 2010 e pubblicato dall'Istituto Israeliano per la Democrazia, risulta che con l'innalzamento del grado di religiosità del popolo ebraico, cresce anche l'opposizione alla parità di diritti tra ebrei e arabi: mentre solo il 35,5% dei laici israeliani si oppone a tale parità, l'opposizione sale al 51 % fra i tradizionalisti, al
65 % fra i religiosi e al 72 % fra gli Haredim religiosi ( I timorati di Dio). 

E' importante notare che questo cambiamento della società si rifletterà nella formazione delle istituzioni e dei centri di potere dello Stato e nella sua struttura, sia quella politica, economica o militare. In questo contesto troviamo che i nuovi dati statistici - pubblicati nel settembre 2010 - indicano un'elevata percentuale di giovani militari che indossano la “kippah” durante il servizio e troviamo anche che il numero degli ufficiali laureati dell'aeronautica, quindi aspirano a combattere
in prima fila per proteggere lo stato, è salito dal 2,5% nel 1990 al 31,4% nel 2007 cioè è aumentato di 12 volte in soli 17 anni. 

Sul piano economico il bilancio dello stato di Israele nel 2010 è stato di circa 86 miliardi di dollari, mentre il bilancio generale previsto nel biennio 2011/2012 è
di circa $ 200 miliardi di cui 93 nel 2011 e 117 miliardi per il 2012. Nel 2010 è stato registrato un calo del tasso di disoccupazione che è sceso al 6,7% dal 7,9% registrato alla fine del 2009, mentre il reddito pro capite è aumentato del 3,6% dopo il 2,4% registrata nel 2009. Anche il salario medio in Israele è aumentato per arrivare a 8,2330 dollari dai 7,463 dollari registrati alla fine del 2009. 

Caratteristiche della politica del governo israeliano nel 2010 

Si può sostenere che la politica di Netanyahu è formata fondamentalmente dall'intersezione dei seguenti quattro fattori centrali: 

· Far leva sulla forza militare: questo fattore esprime in pieno la convinzione di Netanyahu che la potenza militare e la forza di deterrenza sono ancora il principale sostegno della politica israeliana, a questi ci si deve affidare per difendersi e soprattutto per raggiungere gli obiettivi politici, per non parlare poi del rafforzamento della convinzione che ciò che non è stato raggiunto con la forza sarà raggiunto solo con più forza. 

· Il dominio della politica interna sulla politica estera - per i palestinesi, questo significa che la loro questione non è soltanto legata ai rapporti conflittuali nazionali e regionali, ma anche ai rapporti strategici tra le forze politiche israeliane e i loro interessi tattici tra fazioni e coalizioni. 

· Cambiamento costante e continuo nella composizione della società:

da una società laica a una società sempre più religiosa con un orientamento nettamente di destra e una trasformazione continua dei (Hariedah) rappresentata
al momento da Shas verso la destra sionista. Questo cambiamento significa che ciò che una volta era politicamente possibile, diventa sempre più difficile da raggiungere con il passare del tempo. 

· L'assenza di una "visione" israeliana unificata su come risolvere il conflitto: alla politica israeliana manca una visione strategica per risolvere il conflitto israelo – palestinese e ne è testimonianza il cambiamento continuo delle posizioni politiche dei vari partiti e quello della composizione della classe dirigente che governa
il paese. Nonostante l'affermazione che non vi è alcuna differenza pratica tra gli orientamenti della cosiddetta destra sionista e la sinistra sionista, le differenze di tattiche e di strumenti diplomatici per la gestione del conflitto danno un effetto diverso, a livello internazionale e regionale, sulla posizione dello stato di Israele
nel suo insieme. 

Eventi particolari: 

Durante la fine del 2010 e l'inizio del 2011 sono accaduti eventi particolari interni, regionali e internazionali. Ad un certo punto sembrava che la situazione di stallo politico e la rigidità israeliana dominassero la scena e che potessero costringere Israele a lavorare seriamente per porre fine al conflitto, il che avrebbe significato fare una nuova proposta offrendo ciò che non aveva potuto offrire fino ad ora ai palestinesi; l'alternativa sarebbe stata approfondire il proprio isolamento e dirigersi verso un futuro sconosciuto portandosi dietro le caratteristiche dello stato di apartheid degli anni Settanta e Ottanta. 

1. I segni della nascita di un "nuovo Medio Oriente": questo è l'evento più importante di tutti gli altri ed è il risultato dell'intersezione tra due fattori centrali: 

i. Le rivolte arabe con, in testa, naturalmente, la rivoluzione egiziana. Quest'ultima, al di là della sua importanza per aver rovesciato il regime di Mubarak che considerava Israele un regime amico e collaboratore, ha aperto, almeno inizialmente, una finestra che permette all'Egitto di tornare a svolgere un ruolo importante come potenza regionale ed è previsto che le nuove posizioni, alleanze e scelte politiche siano in sintonia con gli obiettivi del nuovo percorso egiziano che è quello da cui il "nuovo sistema paese" deriva la propria legittimità. E' lo stessa percorso che, sin dal primo momento, ha fatto pressioni per modificare gli accordi sull'esportazione del gas naturale verso Israele, ritenuti ingiusti per l'Egitto; a questo va aggiunto che, nonostante il consiglio supremo militare abbia annunciato che l'Egitto rispetterà i suoi accordi internazionali, compreso quello di Camp David, non è tuttavia previsto che le relazioni bilaterali tra i due paesi tornino come erano prima. 

ii. La fine dell'alleanza militare turco-israeliana e lo spostamento della Turchia verso l'asse Siria – Iran; (prima della rivolta siriana) questo cambiamento era considerato una perdita, per Israele, di uno degli amici più importanti nella regione. Va considerato che la fine di tale alleanza è avvenuta contemporaneamente ad un altro cambiamento importante, cioè il ritorno del “dominio” Siriano, in un modo indiretto nel Libano grazie al successo dei suoi alleati nella corrente 8
marzo guidata da Hezbollah, dopo aver rovesciato il secondo governo Hariri, e questo significa praticamente un ri-posizionamento dell'alleanza siriano-iraniana
di nuovo nell'arena libanese e la crescente influenza della Siria nello spazio libanese in armonia con la visione iraniano-siriana e lontano dalla volontà israelo-americana. 

2. L'isolamento internazionale crescente di Israele [2] e l'aumento della sua delegittimazione: la situazione di stallo politico nel processo di pace, insieme alle posizioni dure di Netanyahu e del suo ministro degli Esteri Lieberman nei confronti dei palestinesi e il rifiuto di congelare gli insediamenti illegali hanno fatto crescere l'isolamento internazionale di Israele nel 2010 [3]. Questo ha coinciso con l'aumento delle critiche europee a Netanyahu, Catherine Ashton gli disse: "Devi capire: state perdendo i vostro amici più stretti in Europa". In parallelo con le crescenti critiche al governo israeliano da parte dei governi europei alleati
sta crescendo il deterioramento della sua immagine nel mondo; in un sondaggio effettuato dal Ministero della Propaganda e della diaspora tra gli israeliani alla vigilia del lancio di una campagna per migliorare l'immagine di Israele nel mondo, il 90% degli intervistati ha convenuto che Israele sta affrontando un problema serio in termini di immagine, e l'80% ha dichiarato che Israele appare all'estero come uno stato violento [4]. Queste risposte sono in sintonia con i risultati di un'indagine globale svolta dalla BBC, dove Israele è apparso come un paese con un impatto globale negativo, posizionato al quarto posto e preceduto solo da Iran, Corea del Nord e Pakistan. In passato l'Istituto israeliano "Raiot" per la pianificazione strategica ha pubblicato una ricerca nella quale dichiarava che Israele si trovava ad affrontare una campagna di delegittimazione senza precedenti e considerava questo rischio come una minaccia strategica preceduta solo dalla minaccia nucleare iraniana. 

3. Israele è sempre più religioso e più di destra: come abbiamo detto prima stiamo assistendo alla trasformazione interna della società israeliana con uno spostamento verso una società più religiosa e, quindi, più di destra. Questo è evidente nell'aumento costante della presenza di persone religiose della popolazione e la crescita del loro numero nelle istituzioni. Inoltre, è sempre più in aumento l'accento sul carattere ebraico dello stato israeliano che può essere monitorato attraverso il ritmo crescente del numero delle proposte di legge presentate dalla destra alla Knesset, dalle campagne di persecuzione lanciate dall'estrema destra contro le organizzazioni dei diritti umani, sia ebraiche che arabe, e contro le organizzazioni sociali di sinistra, oltre alle campagne diffamatorie dei "dipartimenti universitari di sociologia" e dei sociologi critici nei confronti della politica israeliana. 

Al – Adala, il Centro Legale per i diritti Della Minoranza Araba in Israele - ha pubblicato un rapporto che elenca venti fra nuove leggi e proposte di legge da esaminare nel corso del 2010, "tutte contro la minoranza palestinese in Israele, che minacciano i diritti dei palestinesi come cittadini dello Stato, e in alcuni casi, violano i diritti della popolazione palestinese nei territori occupati". Va tenuto presente che questo elenco non include "tutta la legislazione discriminatoria e/o razziale che sono attualmente all'esame della Knesset, ma soltanto quelle proposte che hanno molta probabilità di essere approvate e trasformate in leggi di stato e che causerebbero un grave danno ai diritti dei palestinesi qualora venissero applicate". [5] D'altra parte la potenza di Avigdor Lieberman è sempre in aumento nella politica interna - tanti funzionari del partito di governo "Il Likud" considerano l'estremista di Destra Lieberman, presidente del partito "Yisrael Beiteinu", come fosse il vero premier in Israele dopo l’uscita di Barak dal governo. Nonostante il fatto che Lieberman sia laico e lontano dalla religione, la sua politica di destra militante ed estremista nei confronti degli arabi domina sempre i suoi discorsi e si interseca fortemente con le idee estremiste dei religiosi, sia che siano appartenenti a movimenti conservatori come "Shas" o a correnti di colonialisti sionisti. Questo intreccio di idee e posizioni potrebbe diventare l'asse intorno al quale l'estrema destra e gli ultra religiosi potrebbero tessere la loro partnership basata sull'eccessivo estremismo. 

Israele e i cambiamenti politici circostanti: gli strumenti che potrebbe utilizzare nella prossima fase 

E' possibile monitorare una serie di strumenti utilizzati da Israele, o che si prevede che siano utilizzati, al fine di affrontare i rapidi sviluppi nella regione: 

1. Prepararsi militarmente per uno scenario di scontro: Questo significa che assumere uno scenario di scontro come una possibilità reale richiede preparazione completa in termini logistici e militari, e prepararsi in particolare per i pericoli potenziali che possono arrivare dall'Egitto, ma non esclusivamente. Nonostante questi pericoli non siano ancora ben definiti, visti gli sviluppi regionali continui, per non parlare della natura dei nuovi sistemi politici che stanno per emergere, Israele prevede il peggio e si sta preparando. Questo si evince dall'aumento di 700 milioni dollari al bilancio per la sicurezza e la difesa dopo l'inizio della rivolta
in Egitto e dalle parole del ministro della Difesa israeliano Ehud Barak che ha dichiarato, durante un'intervista alla stampa, l'8 marzo 2011, l'intenzione di Israele
di andare a chiedere agli USA un maggiore aiuto militare per arrivare a $ 20 miliardi, in modo che Israele possa prepararsi ad affrontare i rischi che possono derivare dalle rivoluzioni arabe. [6] 

2. Promozione di "Israele come alleato stabile ed unico per gli USA in Medio Oriente": Anche se il governo israeliano ha cercato di trattenersi e di astenersi dal
fare dichiarazioni dirette del genere, ha però cercato silenziosamente di approfittare dagli eventi e Netanyahu stesso ha provato a promuovere Israele come l’alleato unico e stabile. Questa affermazione nasconde due aspetti collegati: considerare l'instabilità in medio oriente un elemento permanente e, di conseguenza, ritenere che l'unico alleato “stabile” abbia sempre bisogno di prepararsi a difendersi dalle continue minacce che potrebbero sorgere in qualsiasi momento. È importante notare che, anche se arrivasse al potere un presidente egiziano moderato, dal punto di vista di Israele, questo non cambierebbe nulla. 

3. Per cercare alleanze internazionali nuove: Israele ha perso nel 1979, la sua alleanza strategica con l'Iran dello Scià, e nel 2010 ha perso quella con la Turchia,
e sembra che sia destinato a perdere anche la sua amicizia con l'Egitto. In altre parole, è crollata la mappa di tutte le alleanze israeliane nella regione. Secondo
le informazioni pubblicate dalla stampa israeliana, Israele ha iniziato la creazione di nuove alleanze strategiche alternative per compensare la sua perdita; ha cominciato a sviluppare partnership militari e scambi di intelligence con Grecia, Bulgaria e altri paesi dei Balcani, come Ucraina e Macedonia. [7] 

P.S. (Bilal): seguirà la traduzione di un altro articolo che evidenzia i rapporti consolidati tra Israele ed Azerbaijan e ciò fa pensare che Israele potrebbe aver già "acquistato" una frontiera diretta con l'Iran! 

[1] Questo numero include i cittadini palestinesi a Gerusalemme Est, circa 268,6 mila persone e gli abitanti del Golan, circa 22,8 mila abitanti.

[2] http://www.knesset.gov.il/mmm/data/pdf/m02774.pdf 

[3] http://www.haaretz.co.il/hasite/spages/1215852.html?more=1

[4] http://www.knesset.gov.il/mmm/data/pdf/m02774.pdf

[5] http://www.haaretz.co.il/hasite/spages/1218965.html

[6] http://www.adalah.org/newsletter/ara/nov10/nov10.html

[7] ‏http://www.haaretz.co.il/hasite/spages/1200743.html

 

(traduzione di Faris Jamal)

 

 

 

 


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