Analisi: sulla normalizzazione e sulla cooperazione

AIC - Alternative Information Center
11.02.2012
http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/11-aic-projects/3414-analisi-sulla-normalizzazione-e-sulla-cooperazione

Analisi: sulla normalizzazione e sulla cooperazione

di  Sion Assidon
 

L'attivista marocchino Sion Assidon risponde alla recente serie di articoli pubblicati dall'Alternative Information Center sul concetto di normalizzazione lanciando
un appello per porre fine al progetto israeliano di pulizia etnica e per riconoscere il diritto al ritorno ai profughi palestinesi, che include anche un risarcimento per
i beni rubati.

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Sion Assidon (foto: TelQuel online)


 Le tre vie individuate da Michael Warschawski per la liberazione della Palestina sono infatti l'espressione attuale per l'adempimento del diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese sulla propria terra. Gli attivisti israeliani devono riconoscere il ruolo di leadership dei loro partner palestinesi nella lotta, e questa in effetti sembra essere la conclusione dell'autore.

Vorrei fare alcune osservazioni sulla formulazione delle tre proposte:

1. Fine dell'occupazione coloniale. Questa è una definizione generale - la fine dell'ultima colonizzazione che rimane ancora nel 21° secolo. Questa definizione, apparentemente intenzionale, non definisce i confini, né temporali né spaziali. Il colonialismo, comunque, ha un passato e un futuro ed ovviamente si manifesta nel presente. Forse qui c'è stata qualche difficoltà nella traduzione - forse l'autore ha scritto "la fine dell'occupazione coloniale", riferendosi al furto delle terre (istitan) e non alla fine del colonialismo stesso(istimar).

Se è così, vorrei scegliere "la fine del progetto di pulizia etnica" al di là della Linea Verde, in tutte le sue manifestazioni. Il riferimento qui non è solo alla guerra aperta contro la popolazione civile (Jenin, Gaza), ma anche alla quotidiana guerra segreta che trasforma la vita dei palestinesi in un inferno: l'occupazione dello spazio, il furto di terra e acqua, la demolizione delle case, lo sradicamento di alberi e gli infiniti ostacoli per lo svolgimento di una vita normale: l'accesso all'istruzione, alla salute, la libertà di movimento, le torture, le detenzioni e l'assassinio di leader e attivisti.

2. I diritti della minoranza palestinese in Israele: qui vorrei aggiungere - la fine del regime di apartheid nella sua forma sionista e il completo riconoscimento dei diritti.

3. Il diritto al ritorno dei profughi palestinesi, tra cui ovviamente un risarcimento per le proprietà rubate. Questo si riferisce a coloro che non hanno nulla, che sono addirittura stati derubati del diritto a vivere nella loro patria.

La potenza e la connessione tra queste tre richieste sta nel fatto che esse uniscono tutto il popolo palestinese che è stato separato e disperso dal progetto coloniale sionista attraverso varie forme di oppressione, e ciò a volte spiega il motivo delle forti divisioni interne palestinesi. Si deve aggiungere che questa divisione è piuttosto semplicistica, e che la realtà è intrinsecamente più complessa di  questi tre punti.

In effetti io e Michael non siamo in disaccordo sugli elementi fondamentali. In questa analisi, Warschawski lancia un appello sia agli attivisti israeliani che hanno bisogno di una bussola nelle loro azioni di solidarietà, sia agli attivisti palestinesi che, nel loro nazionalismo arabo, temono di cooperare con gli attivisti anti-sionisti per paura che questo potrebbe essere interpretato come una normalizzazione dello status quo coloniale. Nel costruire questo ponte, si promuove una nuova stagione di cooperazione che non ha nulla a che fare con il nefasto "dialogo".

Confido che l'articolo del mio amico Michael potrà dare inizio ad un vero e proprio dibattito e potrà contribuire, sulla base della solidarietà, a percorsi basati su una prospettiva storica e sulla storia di vita del mio amico Michael.

Sion Assidon è attivista di sinistra marocchino che ha trascorso molti anni come prigioniero politico in Marocco. Assidon è oggi tra gli organizzatori del movimento di solidarietà con il popolo palestinese in Marocco, è attivo nella sinistra marocchina ed è tra gli iniziatori del Maghreb Social Forum.

Tradotto in italiano da Marta Fortunato per l'Alternative Information Center (AIC).


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