Sinistra sionista e coloni: una storia d'amore?

AIC - Alternative Information Center
23.01.2012

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Sinistra sionista e coloni: una storia d'amore?

di Uri Yacobi Keller  

Il recente articolo di A.B. Yehoshua contro il bi-nazionalismo è un sintomo del rifiuto della sinistra sionista di liberarsi dell'egemonia ebraica. E mostra anche l'incapacità della sinistra sionista di riconoscere il vero ruolo che i coloni giocano in questa visione. 
                        final-isralestine-flag

Bandiera composta dall'unione di quella israeliana e quella palestinese (mbcaisr)
 

Negli ultimi mesi la violenza dei coloni israeliani ha raggiunto livelli talmente alti che i principali media israeliani non potranno più ignorarli. La presenza dei coloni nei Territori Palestinesi Occupati (TPO) e il loro recente comportamento ha anche spinto un certo numero di intellettuali israeliani ad affermare pubblicamente che, a causa della situazione sul terreno, la soluzione dei due stati non è più praticabile e quindi "dobbiamo prepararci ad uno stato bi-nazionale ".


Questa è l'idea alla base del recente articolo di A.B. Yehoshua su Haaretz. Uno dei tre autori   "intellettuali" leader della sinistra sionista, assieme ad Amos Oz e David Grossman,Yehoshua ha scritto che egli teme che la realtà “ci costringerà" a diventare uno Stato bi-nazionale. Egli rivolge un'accusa ai cittadini palestinesi di Israele e ai palestinesi dei territori occupati, sostenendo che essi hanno scelto inconsciamente di non reagire di fronte alla crescita degli insediamenti, e ciò non potrà che portare alla soluzione dello stato unico. E prosegue spiegando che i palestinesi vogliono “approfittare" di Israele, sfruttando la sua (cosiddetta) democrazia e la sua economia sviluppata. Yehoshua finisce supplicando la realtà politica, in generale, e i palestinesi, in particolare, di salvarlo dall'incubo di uno stato bi-nazionale.

Al fine di comprendere il contesto dell'articolo di Yehoshua, abbiamo bisogno di esaminare la fonte della recente indignazione dei coloni e il loro rapporto con il sionismo in generale, e con la sinistra sionista in particolare.

Una delle maggiori fonti di rabbia dei coloni è il ridispiegamento dalla Striscia di Gaza nel 2005. Per anni, lo stato di Israele e i suoi leader, che provenivano sempre da partiti di sionismo "moderato", hanno ingannato i coloni portandoli a credere che fossero loro la prima linea del sionismo e che la colonizzazione fosse la più alta aspirazione di Israele. Ma l'aspirazione del sionismo non è per forza quella di insediare un gruppo di fanatici religiosi nei TPO, bensì quella di creare un'egemonia coloniale ebraica, senza la presenza dei palestinesi, se possibile, in Israele / Palestina.

Questo non vuol dire che gli obiettivi del sionismo, di Israele e quelli dei coloni “non si sovrappongano”, ma significa che Israele ha sempre utilizzato i coloni come strumenti politici al fine di cercare di raggiungere l'obiettivo finale. A differenza dei coloni, il sionismo "moderato" ha capito che la realtà politica globale non permette più una pulizia etnica pubblica. Pertanto, mentre i coloni erano "buone pedine" sulla scacchiera della politica locale, durante il ridispiegamento da Gaza, lo stato guidato dai sionisti ha deciso di sacrificare alcune di queste pedine per muoversi verso il proprio obiettivo generale.

Anche se i coloni non devono essere considerati vittime delle circostanze, lo stato comunque li ha ingannati e sfruttati e continua a farlo, e anche in futuro li sacrificherà ancora, se e quando necessario. Dopo il dispiegamento da Gaza, i coloni si sono resi conto per la prima volta di questa situazione.  Immediatamente prima del ritiro, i coloni hanno tentato con tutte le loro forze di evitarlo ed hanno utilizzato tutto il loro potere politico per farlo, ma invano.

L'attuale ondata di violenza politica è la risposta attraverso cui i coloni stanno cercando di costringere lo stato a riconoscerli come reali attori politici e non semplicemente come pedine su una scacchiera.

Personalità come A.B. Yehoshua temono che questo distruggerà la loro visione di uno stato ebraico. E' qualcosa di patetico, considerato che Yehoshua, insieme alla “sinistra sionista" alla quale egli appartiene, non capisce che questa visione è stata ormai persa già molto tempo fa.

La visione di questa "sinistra sionista" ha trovato espressione negli accordi di Oslo, che sono stati condotti quando era al potere. Essa non riguarda due Stati indipendenti ed uguali basati sui confini del 1967. Questa visione si basa sull'idea che Israele darà ad un'élite palestinese una certa libertà dall'oppressione dell'occupazione. In cambio, questa élite garantirà, opponendo pochi ostacoli, la continuazione dell'occupazione sul resto della società palestinese. Nello stesso momento in cui i rappresentanti della stessa "sinistra sionista" hanno firmato i negoziati con Yasser Arafat, essi hanno anche continuato ad incoraggiare e ad espandere l'opera di colonizzazione e i coloni estremisti. Per esempio, Yitzhak Rabin (l'eroe-santo leader di questa "sinistra" sionista), ha chiuso Shuhada Street a Hebron dopo il massacro avvenuto nella Moschea Ibrahimi / la Grotta dei Patriarchi, e questo è stato un premio non solo per il progetto di colonizzazione nel suo complesso, ma anche per i coloni più estremisti.

Anche se Israele possiede un sofisticato arsenale di armi, è nello stesso tempo dipendente economicamente, culturalmente e politicamente dalla comunità internazionale. I coloni e l'estrema destra israeliana rappresentano un importante strumento politico per le tradizionali politiche  israeliane in quanto i primi non si preoccupano della comunità internazionale e non temono l'uso della violenza, pertanto, se necessario, lo Stato può far finta di non aver nessun legame con loro e può persino decidere di sacrificarli. I coloni spiccano come i rappresentanti dell'occupazione israeliana, ma la responsabilità è dello Stato e non dei coloni.

I coloni sono cruciali per la visione della "sinistra sionista" per due ragioni: una è che mentre la destra israeliana ha capito che l'unico modo per mantenere l'occupazione è attraverso le armi, la "sinistra sionista" crede davvero di poter convincere i palestinesi ad accettare una versione più "morbida" della occupazione. Ma alla fine anche questa convinzione si basa ancora una volta sulla forza.

La "sinistra sionista" attribuisce particolare importanza da un lato alla capacità di Israele di preservare questa collaborative élite palestinesi (e di mantenerle delle élite) e dall'altro alla minaccia rappresentata dai coloni, nel caso in cui fosse necessaria una punizione.
Il secondo ed il più importante motivo è che il progetto di colonizzazione è un tentativo sionista di consolidare il controllo ebraico sulla terra, sulle risorse naturali e su qualsiasi altra risorsa strategica ed economica tra il Giordano ed il Mediterraneo. Questo è fondamentale nel continuare a riprodurre la struttura di classe e l'egemonia ebraica che sono insite in questa visione.

Quello che rovina questa visione è il rifiuto alla cooperazione da parte dei palestinesi. Tuttavia la "sinistra sionista" non solo non si è mai ripresa, politicamente, dal rifiuto palestinese di accettare l'occupazione, ma anche non ha mai capito né riconosciuto che i palestinesi non sono disposti a passare tutta la loro vita come individui di seconda classe.

Persone come A.B. Yehoshua, un chiaro rappresentante di questa "sinistra sionista tradizionale”, semplicemente si rifiutano di capire come i palestinesi continuino a non riconoscere lo Stato ebraico e a non accettare la “grande” proposta che hanno ricevuto. Nel suo articolo su Haaretz, Yehoshua spiega il fallimento dei negoziati tra Israele e i palestinesi nel fatto che i palestinesi stanno in realtà cercando intenzionalmente di posticipare l'attuazione di tali negoziati come parte di un piano di cospirazione per raggiungere uno stato bi-nazionale (e l'autore si aggrappa alla narrazione utilizzata da Ehud Barak nel 2002: non c'è nessun “partner", una bugia che ha politicamente sepolto la "sinistra sionista").

Yehoshua riesce anche a mostrare un'ignoranza che toglie il respiro:

"A differenza dei loro fratelli in Siria e in altri stati arabi - che, a torso nudo, affrontano i proiettili dell'esercito sparati dai loro compatrioti - i palestinesi passivamente stanno a guardare la veloce costruzione degli insediamenti; e con la loro pazienza inconscia ci trascinano verso uno stato bi-nazionale”.

Come se le manifestazioni settimanali del venerdì contro l'occupazione e contro gli insediamenti non esistessero, come se non ci fossero mai state le due Intifada, durante le quali c'erano  manifestazioni nonostante i proiettili, le granate ed i missili, e come se il ruolo dei palestinesi fosse quello di salvare il povero A.B. Yehoshua e quello di accettare la sua presenza superiore sulla terra.

Nella sua conclusione Yehoshua ci consiglia di prepararci al “peggio" nel senso che la soluzione alla situazione attuale può venire solo a seguito di pressioni esterne su Israele. Fino a non molto tempo fa questa idea era estranea alla "sinistra sionista", che era ancora nostalgicamente aggrappata ai bei giorni in cui le manifestazioni di Peace Now e della "gioventù delle candele" di Rabin avevano riempito le piazze e avevano rappresentato una base di grande potere politico all'interno di Israele .

Tuttavia, l'articolo di Yehoshua mette in luce un pericolo: nello stesso modo in cui come il suggerimento della  "sinistra sionista" dei due stati è stato tutto sommato un tentativo di perpetuare l'egemonia ebraica nella regione, sicuramente anche lo stato "bi-nazionale" a cui egli si riferisce non è un luogo in cui una persona si possa sentire libera e uguale, a meno che non sia ebrea.

Tradotto in italiano da Marta Fortunato per l'Alternative Information Center (AIC).


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