Le radici profonde del concetto di normalizzazione -1

AIC - Alternative Information Center
13.01.2012
http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/blogs/michael-warschawski/3358-analisile-radici-profonde-del-concetto-di-normalizzazione

Analisi: le radici profonde del concetto di normalizzazione

di  Michael Warschawski
 
Questo è la prima delle tre parti che parlano di normalizzazione tra israeliani e palestinesi.  Un problema fortemente contestato nella società palestinese, dove i sentimenti contrari alla normalizzazione hanno radici storiche profonde. La seconda parte sarà pubblicata venerdì prossimo. 
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Il Palestine Post, che è poi diventato il Jerusalem Post, parla della fine del mandato britannico e della dichiarazione dello stato di Israele nel maggio 1948. Parla anche dei combattimenti iniziati  nel novembre 1947 quando l'ONU ha approvato la spartizione della Palestina. (Foto: copyright scaduto)

Recentemente, un evento pubblico organizzato a Gerusalemme Est  dal "Palestine Israel Journal " è stato annullato dopo che i palestinesi lo avevano fortemente criticato e presentato come “normalizzazione”. La settimana prima, un incontro organizzato dalla "Confederazione israelo-palestinese" è stato bloccato da alcune decine di giovani manifestanti palestinesi che denunciavano la "normalizzazione con Israele".

La questione della normalizzazione non è nuova e non è iniziata in Palestina. Piuttosto, la discussione è nata nei paesi arabi, nel 1950. In molte occasioni negli ultimi trent'anni, l'Alternative Information Center, un'organizzazione mista  israelo-palestinese, ha dato vita a convegni e seminari sulla normalizzazione con lo scopo di spiegarne il significato agli attivisti israeliani. Abbiamo anche cercato di chiarire che cosa si intendesse con il termine normalizzazione nella pratica ... e che cosa non si intendesse.

Il recente dibattito riguardo agli incontri in programma a Gerusalemme e Beit Jala, nei quali gli israeliani e i palestinesi avrebbero dovuto partecipare, hanno riaperto la discussione. Ci occuperemo del tema della normalizzazione in un articolo che verrà diviso in tre parti, che verranno pubblicate ogni giovedì. Lo scopo è quello di dar vita ad un dibattito politico costruttivo.  

Background storico
Lo Stato di Israele è stato imposto alla nazione araba, in generale, e agli arabi di Palestina, in particolare, dalle Nazioni Unite. La risoluzione delle Nazioni Unite che ha di fatto creato Israele è stata adottata da una piccola maggioranza dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 29 novembre 1947. Le circostanze seguenti hanno posto le basi per la creazione di uno stato ebraico in Palestina, che a quel tempo era sotto mandato britannico.
- Il recente genocidio degli ebrei da parte del regime nazista
- Il declino dell'impero britannico
- Il fallimento della rivolta araba del 1936-1939 in Palestina

L'Olocausto
Il massacro di 6 milioni di ebrei d'Europa tra il 1940 e il 1945 e la collaborazione attiva della classe dirigente, nella maggior parte dei paesi europei, ha sollevato due questioni. A livello psicologico, un senso di colpa e di responsabilità sviluppato tra alcuni intellettuali europei e leader politici, seguito da un crescente consenso attorno al fatto che fosse necessario uno sforzo per riparare al terribile reato di genocidio. Questo senso di colpa da solo non sarebbe stato sufficiente a spingere la comunità internazionale all'azione. E' stata la presenza di centinaia di migliaia di sopravvissuti all'Olocausto che giravano in tutta Europa, che ha reso necessaria una soluzione pratica.

L'idea di un'Europa orientale, terra dell'Yiddish, è stata estirpata dai nazisti e dai loro collaboratori.  Coloro che sono sopravvissuti all'Olocausto che hanno tentato di tornare nei loro paesi hanno dovuto affrontare molte ostilità e, talvolta, massacri. Essi non avevano un posto dove tornare e non è nemmeno necessario ricordare che i paesi occidentali non erano per niente desiderosi di dare loro rifugio - compresi gli Stati Uniti che hanno solo dato un numero limitato di certificati di immigrazione.

Quindi la Palestina è diventata una sorta di soluzione alternativa.

Prima del sorgere dell'antisemitismo nazista, il progetto sionista attirava solo un numero molto limitato di ebrei e dell'opinione pubblica internazionale. Infatti, veniva percepito o come progetto reazionario coloniale destinato a fallire (da parte dell'Unione Generale dei Lavoratori ebrei e dalla famosa filosofa Hannah Arendt, per esempio), o come un'utopia romantica, ma poco realistica (la maggioranza della borghesia ebraica), o come una bestemmia vera e propria (l'ebraismo ortodosso). Fino al 1933, sembrava altamente improbabile che la modesta impresa coloniale, che si basava su comunità agricole collettive, sarebbe diventata un vero e proprio stato moderno. Ma l'antisemitismo nazista ha fornito l'opportunità di cambiare radicalmente la natura del progetto sionista. L'ascesa di Hitler ha visto una nuova ondata di immigrati altamente educati ed agguerriti che sono arrivati in Palestina con tecnologie moderne, competenze e capitali.

Nel 1945, le centinaia di migliaia di sopravvissuti che nessun paese occidentale aveva voluto, hanno fornito sia il pretesto sia il materiale umano per la realizzazione del progetto sionista: uno stato ebraico in Palestina. La popolazione indigena araba della Palestina, un gruppo che non era il  responsabile dell'Olocausto, è stato vittima della decisione occidentale di riparare al crimine di genocidio che si era verificato in Europa.

Nessuno stupore che gli arabi e i palestinesi si siano opposti al Piano di spartizione dell'ONU del 1947, che consegnava la maggior parte della terra alla nuova minoranza ebraica.

Il declino dell'Impero Britannico
La Gran Bretagna ha vinto la seconda guerra mondiale contro la Germania ma ha perso il suo impero ed è diventata una potenza di secondo piano. Questo ha lasciato un vuoto in Medio Oriente e, con il dichiarato appoggio dell'Unione Sovietica e, con quello più indiretto degli Stati Uniti, il movimento sionista ha colto l'occasione per ottenere il sostegno delle Nazioni Unite per la creazione di uno stato in Palestina e per lanciare una "guerra di indipendenza”. Dopo il voto delle Nazioni Unite, la sovranità ebraica è stata estesa con la forza militare su un territorio molto più grande di quello che era stato assegnato col Piano di Spartizione delle Nazioni Unite. Le forze israeliane hanno portato avanti una pulizia etnica in quelle regioni dove viveva la popolazione indigena araba, un evento conosciuto in arabo come Nakba o catastrofe.

Il fallimento della rivolta araba in Palestina (1936-1939)
La popolazione araba della Palestina non ha potuto contrastare in maniera efficace il Piano di partizione delle Nazioni Unite per tre ragioni: (1) la collaborazione dei regimi arabi reazionari con l'Impero britannico, (2) l'accordo tra il Regno Hashemita di Giordania e i sionisti per la spartizione dei territori assegnati allo Stato arabo di Palestina  e (3), la più importante: la sconfitta della rivolta araba in Palestina del 1936-1939 e un aumento della repressione britannica che ha di fatto decapitato il movimento nazionale arabo in Palestina.

Anzi, ci sono voluti quasi trent'anni, dopo la creazione dello Stato di Israele, perchè emergesse un nuovo movimento nazionale palestinese sotto la guida di Yasser Arafat, un movimento che ha di nuovo posto la questione dei diritti nazionali del popolo palestinese nell'agenda internazionale.

Lo Stato di Israele è riuscito ad imporre la sua esistenza al Medio Oriente, ma non è riuscito a forzarne il riconoscimento né da parte dai regimi arabi, né da parte delle masse arabe. La normalizzazione con lo stato di Israele è stata respinta all'unanimità, anche se alcuni regimi hanno mantenuto relazioni nascoste - soprattutto sul piano della sicurezza - con lo stato ebraico.

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