Condizioni per uno stato palestinese attuabile

Alternativenews.org
31.05.2011
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Condizioni per uno stato palestinese attuabile

di Shir Hever*  

La prospettiva di uno stato palestinese indipendente è diventata velocemente una realtà tangibile, ma è necessario analizzare le differenze tra indipendenza sulla carta e reale sovranità. 
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Una volta terminate le dichiarazioni e le celebrazioni, quello che determinerà se il nuovo stato palestinese sarà in grado di soddisfare i propri doveri davanti alla popolazione non saranno le dichiarazioni di riconoscimento fatti dalla comunità internazionale, ma la realtà economica, politica e militare sul terreno.
 


Introduzione
 

L'intensiva azione internazionale dell'Autorità Palestinese (AP) e il continuo fallimento del processo di pace, hanno fatto sì che un gran numero di stati in tutto il mondo abbia riconosciuto lo stato palestinese. Il governo dell'AP si sta preparando ad annunciare l'indipendenza a settembre 2011.
La prospettiva di uno stato palestinese indipendente sta diventando velocemente una realtà tangibile, ma è necessario analizzare le differenze tra indipendenza sulla carta e reale sovranità. Una volta terminate le dichiarazioni e le celebrazioni, quello che determinerà se il nuovo stato palestinese sarà in grado di soddisfare i propri doveri davanti alla popolazione non saranno le dichiarazioni di riconoscimento fatte dalla comunità internazionale, ma la realtà economica, politica e militare sul terreno.

Dopo aver letto il recente documento rilasciato dall'AP in preparazione alla formazione di uno stato, ed in particolare: Porre fine all'occupazione, creare uno stato (2009); il Piano di Sviluppo Nazionale 2011-2012 “Creare uno stato, costruire il nostro futuro”; e Costruire la Palestina: sfide e conquiste (il report dell'AP per il Comitato Ad Hoc Liaison, 13 aprile), sono rimasto particolarmente colpito dalla natura generale dei documenti e dagli alti livelli presenti. Questi documenti affermano che lo sviluppo economico non può essere sostenibile od effettivo sotto occupazione militare e per questo illustrano una seria di politiche basate sull'idea che l'occupazione finirà e che i palestinesi saranno liberi dal controllo israeliano.
Ma un elemento manca in questi documenti. Essi non spiegano con quali mezzi la leadership dell'AP progetta di porre fine all'occupazione militare e al controllo economico israeliano. Anche le più ambiziose riforme nel servizio pubblico dell'AP non sono in grado di respingere i carri armati e gli aerei da guerra di Israele, e la relazione di potere di base tra gli occupati e gli occupanti non si modifica.

La scelta dell'AP di adottare politiche basate su uno scenario ipotetico in cui l'occupazione termina è una scelta politica pensata per immaginare quanta libertà si possa avere e quanto uno stato palestinese con continuità geografica sia realizzabile. L'immaginazione è indispensabile per il cambiamento politico ma non è di per sé sufficiente.

Responsabilità israeliana dopo la creazione dello stato palestinese

Dagli anni '90, la principale politica israeliana nei confronti dei Territori Palestinesi Occupati (TPO) è stata una politica di separazione, che si è manifestata nella divisione dei territori palestinesi nelle aree A, B e C, il muro di Separazione e l'assedio a Gaza. Gli anziani strateghi israeliani sperano che una dichiarazione unilaterale di uno stato da parte palestinese possa essere la scusa per annettere la maggior parte delle colonie della Cisgiordania, per rinunciare alla responsabilità nei confronti della società palestinese e per lasciare il cosiddetto stato palestinese accerchiato, sotto sviluppato e dimenticato. Qualsiasi dichiarazione di indipendenza fatta dai palestinesi non dovrebbe essere vista come la fine della responsabilità israeliana nei confronti della popolazione dei TPO – Israele deve essere responsabile delle violazioni della legge internazionale che ha commesso e deve essere obbligato a fornire un risarcimento sufficiente per tutti quegli edifici che ha distrutto, per i lavoratori che ha sfruttato, per la risorse naturali che ha estratto e per le responsabilità del servizio pubblico (salute, educazione, etc..) che non ha garantito.

Dobbiamo stare molto attenti al nostro linguaggio. Spesso i palestinesi in Cisgiordania e a Gaza vengono definitivi “senza stato” ma non è questo il caso. Uno stato esiste ed esso esercita la propria sovranità in questa due aree, e di fatto interviene nelle vite della popolazione più di quanto la maggior parte degli stati intervenga nella vita dei loro cittadini. Il governo israeliano controlla dove le persone hanno il permesso di muoversi all'interno dei TPO e quali merci possono essere importate ed esportate dalla Striscia di Gaza. Anche dopo che uno stato palestinese prenderà il posto di Israele come potenza sovrana in queste aree, la responsabilità di Israele non deve essere dimenticata o ignorata e i palestinesi non devono farsi carico tutti i danni della negligenza di Israele e attacchi nei loro confronti.

Le politiche economiche scelte democraticamente

La parola “libertà” è spesso usata dall'AP quando parla del futuro stato palestinese, ma libertà come termine politico ha diversi significati.
L'occupazione israeliana, la repressione e lo sfruttamento hanno negato ai palestinesi due diversi tipi di libertà: la libertà dal controllo esterno e la libertà di esplorare il proprio potenziale.

Gli stati democratici nel mondo sono divisi tra il modello anglosassone che si concentra sul primo tipo di libertà e il modello del nord Europa dello stato sociale che mette in risalto il secondo.

Il modello anglosassone dà priorità al settore privato, ponendo restrizioni minime al settore degli affari a discapito di più profonde disuguaglianze sociali e minori opportunità per le classi più povere di partecipare ai processi democratici.

Il modello del welfare state è basato sull'intervento del governo, su tasse più alte ma i servizi sono migliori, c'è meno disuguaglianza e più opportunità di mobilita sociale.

Esistono anche altre modelli di amministrazione economica, in particolare il modello socialista, ma in questo contesto non sono rilevanti.
Questi due modelli economici hanno gareggiato negli ultimi decenni in tutto il mondo e l'indipendenza palestinese significherebbe un'opportunità di scegliere le politiche economiche palestinesi.

La fase di state-building è già iniziata e l'AP ha cominciato a prendere decisioni in questo ambito, decisioni che possono condizionare e restringere la futura scelta democratica dei palestinesi. Nonostante la vittoria alle elezioni del 2006 di Hamas, movimento che è legato alle politiche di welfare, il governo dell'AP, scelto dall'occidente per prendere il posto di Hamas, aveva una chiara agenda che favoriva il modello anglosassone. La Palestina non è ancora uno stato indipendente, ma l'AP sta già implementando politiche per rafforzare il settore privato a discapito del settore pubblico, per restringere l'accesso all'acqua e all'elettricità alle famiglie che non possono pagare il prezzo pieno per questi servizi, e per incoraggiare gli investitori stranieri ad entrare in Palestina e a fare operazioni di larga scala.

Quando si formano nuovi stati e Israele è spesso citato come esempio di state building, essi raramente si basano sul settore privato per dar forma alle loro economie, e piuttosto prendono la via dell'intervento di larga scala del governo in modo da determinare i livelli desiderati di impiego, i settori dell'economia da incoraggiare e i servizi pubblici.

Come Raja Khalidi e Sobhi Samour hanno scritto nell'articolo  “Neoliberalismo come liberazione,” confondere “libertà dall'occupazione” con “libertà dal governo” può portare ad una totale perdita di libertà per i palestinesi.

Questo è particolarmente vero a causa delle grandi disparità tra la forza economica di Israele e dei palestinesi. Mancanza di controllo e meccanismi di regolazione da parte dello stato palestinese sarebbero un'opportunità per le corporazioni israeliane per manipolare e sfruttare l'economia palestinese.

Requisiti per l'attuabilità

Per determinare le proprie politiche e riflettere il volere democratico della propria popolazione, uno stato palestinese ha bisogno di quattro elementi.
E' necessaria un'attuabilità politica agli occhi della popolazione e della comunità internazionale; un'attuabilità della sicurezza - l'abilità di proteggere i propri cittadini dai pericoli; un'attuabilità economica – l'abilità di fornire alla popolazione un livello di vita accettabile e di mantenere la disoccupazione e la disuguaglianza ai minimi livelli; c'è bisogno di sostenibilità: l'abilità di rimanere attuabile lungo il tempo, senza accumulare debiti eccessivi e senza terminare le risorse naturali.

Attualmente, l'economia palestinese è completamente dipendente dall'economia israeliana. Israele rimane la fonte primaria di importazioni verso i TPO e il principale mercato per le esportazioni dai TPO. Uno stato indipendente non porrà automaticamente fine a questa dipendenza, e serviranno meccanismi complessi per impedire agli interessi israeliani di approfittare della debolezza economica dello stato palestinese.
Creare relazioni commerciali dirette con nuovi mercati, fornire opportunità di impiego per i palestinesi che lavoravano in Israele o nelle colonie illegali, richiede un grande e prolungato sforzo da parte del governo.

La dipendenza complica anche la politica commerciale estera della Palestina. Dazi protettivi potrebbero portare ad un deterioramento del commercio con Israele, mentre una politica di libero scambio lascerebbe il mercato palestinese senza difese contro i monopoli israeliani.
Uno dei dilemmi centrali del nuovo stato palestinese è la moneta palestinese. Rilasciare una moneta separata creerebbe opportunità perfette per gli speculatori, e il bisogno costante di convertire la moneta palestinese da e verso gli shekel israeliani (per le importazioni e le esportazioni) impedirebbe all'autorità monetaria palestinese di adottare una politica di libero scambio estero. Tuttavia, mantenere la stessa moneta, lascerebbe lo stato palestinese dipendente dai voleri decisi dalla Banca Centrale Israeliana, o dalla Giordania oppure dall'Egitto.

Uno stato basato sui confini del 1967 sarebbe uno degli stati più piccoli del mondo e per questo dipenderà dal commercio con gli altri paesi. L'accesso ai mercati mondiali attraverso infrastrutture di qualità e non solo attraverso l'intermediazione israeliana è quindi un requisito fondamentale. Non è nemmeno chiaro come l'AP creda di poter stabilire una continuità territoriale all'interno dello stato palestinese, e come Israele sarà obbligato ad evacuare le sue colonie illegali dalla Cisgiordania.

La Palestina è anche povera per quanto riguarda le risorse naturali, soprattutto risorse idriche. Con l'eccezione del gas naturale al largo delle coste di Gaza e di marmo vicino ad Hebron, il paese non potrà basarsi sul capitale umano per produrre valore di scambio.

Ai settori industriali e finanziari è stato impedito lo sviluppo da parte delle forze di occupazione israeliana, e serviranno molti anni per portarli al livello necessario per un'economia sana.


Dall'altro lato, non bisogna lasciarci fuggire i vantaggi dei palestinesi e i beni che possono utilizzare per ottenere una sovranità economica.
I palestinesi godono di un alto livello di capitale umano, con il più alto tasso di laureati universitari nel mondo arabo. Le attrazioni turistiche (soprattutto per i pellegrini) sono un'altra importante risorsa che può essere sviluppata.

I palestinesi godono anche di alti tassi pro-capite di esborsi di aiuto rispetto ad altre aree nel mondo, poiché molti paesi donatori riconoscono che terminare il conflitto nel Medio Oriente è anche nel loro interesse. L'esborso di aiuti finora si è focalizzato soprattutto sul mantenimento dello status quo e ha aiutato Israele a pagare i costi dell'occupazione, ma i donatori devono riconoscere che bloccare improvvisamente l'esborso di aiuti potrebbe causare un blocco della situazione politica, una catastrofe umanitaria.

I rifugiati palestinesi in tutto il mondo sono una delle risorse più importanti del futuro stato palestinese. Molti rifugiati vivono nei TPO e quando il diritto al ritorno e il risarcimento verranno implementati, i rifugiati saranno in grado di lavorare in Israele e mandare le rimesse allo stato palestinese, e di sicuro spenderanno parte del loro risarcimento nel mercato palestinese.

Tuttavia, la risorsa più importante dello stato palestinese è il debito che Israele ha coi palestinesi a causa di decenni di occupazione. Quando Israele sarà obbligato a pagare il risarcimento ai palestinesi, questi fondi – se gestiti attentamente – potrebbero rappresentare la base per costruire una società palestinese più forte e più sana con alti livelli di vita e servizi pubblici migliori.

Conclusione

Le considerazioni politiche non possono mai essere separate da considerazioni economiche, soprattutto quando si parla di state-building.
Mentre i Palestinesi meritano di essere liberi, ci sono strategie in Israele per rendere lo stato palestinese un concetto vuoto e per trovare modi per mantenere il controllo dei territori palestinesi, sulla popolazione ed sull'economia.

Dal fallimento dei negoziati di Oslo, c'è stato un cambiamento rapido nell'opinione pubblica palestinese. Nel decennio passato c'è stato un consenso crescente tra i palestinesi per un rinnovamento della strategia palestinese, uno spostamento dal separatismo verso un movimento per i diritti civili. Questo sostegno è diffuso nei comitati popolari dei villaggi, tra la sinistra e soprattutto tra i giovani. Ed è ancor più diffuso tra i palestinesi della diaspora in tutto il mondo, tra gli intellettuali palestinesi e ha ricevuto un enorme sostegno internazionale grazie alla crescita del movimento del BDS.

La prospettiva di uno stato democratico in cui i palestinesi sono cittadini uguali è una minaccia più per il governo israeliano che per quello palestinese della Cisgiordania e di Gaza e per questo motivo il governo israeliano implementerà e ha già iniziato ad implementare meccanismi per trasformare l'AP in un subappaltatore dell'occupazione. E' responsabilità della comunità internazionale, interessata ad aiutare i palestinesi al raggiungimento dei loro diritti inalienabili, realizzare questo in un modo costruttivo e assicurare che gli sforzi non siano sovvertiti da Israele per mantenere i palestinesi ancor più soggiogati, anche se ufficialmente avranno uno stato separato.

*Presentazione per n seminario UN: Al popolo palestinese: mobilitare gli sforzi internazionali per sostenere il programma  di state building di un governo palestinese,  Helsinki, 28 - 29 Aprile 2011

Tradotto
in italiano dall'Alternative Information Center

 


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