Amman, 20 Aprile 2011, Nena News – Non è la prima volta che il movimento salafita scende in strada per richiedere la liberazione dei detenuti, tra cui capeggiano i controversi nomi di Abu Muhammad al-Maqdisi, considerato il più influente teorico del salafismo jihadista contemporaneo, e Muhammad Shalabi, entrambi in stato d’arresto con l’accusa di terrorismo.

 

Ma venerdì scorso, la manifestazione di protesta, organizzata dopo la preghiera del mezzogiorno nei pressi della Moschea di Omar Bin al-Khattab nella città di Zarqa, a 24 km a nord-est di Amman, si è conclusa in guerriglia urbana tra i dimostranti salafiti e le forze di sicurezza. Gli scontri, secondo quanto riportato dal direttore dell’ospedale militare Principe Hashem, si sono conclusi con il ferimento di 92 agenti di polizia, di cui almeno una trentina sono stati ricoverati a causa delle inalazioni dei gas lacrimogeni da loro stessi lanciati. Mentre a decine hanno riportato fratture e ferite da arma da arma da taglio in conseguenza degli scontri con i salafiti armati. Cinque i membri del movimento salafita rimasti feriti e trasportati d’urgenza in ospedale, tre dei quali sono già stati dimessi.

Secondo le autorità giordane era chiaro che i manifestanti provvisti di coltelli e bastoni avessero in programma di creare disordini e di sfidare l’ordine pubblico. In un’intervista al Jordan Times alcuni poliziotti presenti a Zarqa raccontano che la protesta si era mantenuta pacifica fino a quando si è unito un secondo gruppo di compagni salafiti armati di bastoni, manganelli e coltelli e sono iniziati gli scontri. Sabato il Primo Ministro Maruf Bakhit ha accusato il gruppo salafita jihadista di compromettere la stabilità del paese e di innescare violenze contro le forze di polizia e ha promesso l’introduzione di ‘nuove e dure misure per la pubblica sicurezza’ affinchè simili episodi, che senza esitazione sono stati definiti ‘un atto di terrorismo’, non si verifichino più.

A queste dichiarazioni sono immediatamente seguiti gli arresti di oltre un centinaio, secondo fonti non ufficiali, di salafiti considerati responsabili dei disordini a Zarqa.

Diversa invece appare la versione dei salafiti. Secondo quanto riportano, alla fine della manifestazione svoltasi pacificamente, gruppi avversari, che i salafiti descrivono come sostenitori del regime, hanno attaccato i salafiti con lanci di pietre. E solo a quel punto i salafiti armati di bastoni si sarebbero lanciati contro gli aggressori e contro le forze di sicurezza colpevoli di non essere intervenute per difenderli. Nella stessa sera del venerdì di sangue il leader salafita Saad Haneiti ha accusato l’apparato delle forze di sicurezza di aver permesso che avesse luogo l’istigazione contro i dimostranti per provocare gli scontri durante una protesta che si era dimostrata pacifica fino all’aggressione del suo convoglio.

L’agenzia stampa giordana Petra riporta la condanna per l’attacco alle forze di polizia da parte dei salafiti pubblicati di importanti organi islamici distanti dalle posizioni salafite, tra cui il Dipartimento Iftaa (organo giordano responsabile dei responsi giuridici islamici) e il Centro di Studi Islamici e Consiglio di Ricerca. Mentre l’agenzia stampa Ammon news riporta la presa di distanza dello lo sheikh Ali Hasan al-Halabi, preminente leader della corrente salafita ‘tradizionalista’ e non violenta che conta un migliaio di seguaci, il quale si è recato all’ospedale militare a visitare gli agenti feriti, condannando le violenze di venerdì perpetrate da gruppi  di salafiti jihadisti, violenze che contraddicono il vero messaggio dell’Islam.

Nonostante il movimento salafita sia ufficialmente bandito in Giordania e operi principalmente nell’ombra, la manifestazione dello scorso venerdì a Zarqa è stata la sesta dimostrazione pubblica di protesta dei salafiti jihadisti  che di recente si sono radunati anche ad Amman, di fronte alla casa del primo ministro, e in altre città giordane tra cui Irbid, Maan e Salt. Le manifestazioni salafite esprimono rivendicazioni di natura del tutto diversa da quelle riformiste e democratiche che da ormai quattro mesi sono portate avanti settimanalmente dall’opposizione giordana formata da Fratelli Musulmani e Fronte Islamico di Azione, partiti di sinistra, movimenti giovanili e associazioni professionali e ispirate all’onda riformista che sta coinvolgendo gran parte dei paesi arabi. Il movimento salafita non partecipa a questa piattaforma politica poichè non riconosce alcuna autorità politica al di fuori dela Sha’ria, legge islamica, di cui chiede la rigida applicazione.

I gruppi salafiti in Giordania sono una componente marginale e fondamentalista nel panorama dell’islam politico, seppur sia difficile esprimere dati certi al riguardo, i sostenitori del salafismo jihadista giordano sarebbero circa 4000. Il salafismo si ispira al purismo degli antenati (da salaf che significa appunto antenati, indicando i compagni al tempo del Profeta) a cui auspica il ritorno e riconosce come unica fonte di autorità il Corano e la Sunna del Profeta. Tra i salafiti si possono tracciare due categorie, coloro che rifiutano l’uso della violenza e i salafiti-jihadisti.

Le roccaforti del salafismo giordano sono le città di Zarqa, Maan e Salt e i campi profughi palestinesi, dove le condizioni sociali ed economiche sono fortemente degradate.  La città di Zarqa non a caso è anche la città natale di Abu Musab Zarqawi, leader salafita-jihadista a capo della rete di al-Qaeda, ritenuto il responsabile dell’attacco terroristico contro tre alberghi di lusso ad Amman e assassinato a Baghdad nel 2006.

Riconducibili alla sfera del salafismo giordano sotterraneo sono i gruppi Takfir wa-l-Hijra (Anatema e Egira), Jamaa Islamiyya (Gruppo Islamico), Jihad Islamica, al-Ahbab (i Beneamati) e il più famoso Hizb al-Tahrir al-Islami (Partito Islamico di Liberazione). Quest’ultimo è un’organizzazione fondata nel 1952 a Gerusalemme dallo sheykh Taqi al-Din al-Nabhani e dichiarata illegale dalle autorità giordane già nel 1953. Il Partito Islamico di Liberazione ha come obiettivo politico il ritorno a un Islam ‘puro’ e l’instaurazione del Califfato islamico che riunisca l’intera Ummah (comunità dei credenti) musulmana. A differenza di altri partiti islamisti, come ad esempio i Fratelli Musulmani, i gruppi salafiti, tra cui il Partito Islamico di Liberazione, non partecipano alla politica nazionale e locale, non aderiscono a coalizioni politiche di governo, nè si interessano alla vita politica locale, poichè non riconoscono alcuna autorità al di fuori dell’Islam.

Gruppi salafiti sono presenti in diversi paesi della regione, in primo luogo Giordania, Territori Palestinesi , Egitto e Arabia Saudita.

Lo stesso giorno degli scontri a Zarqa tra salafiti e forze di sicurezza, nella Striscia di Gaza è stato rinvenuto il corpo del pacifista italiano Vittorio Arrigoni, assassinato per opera di un altro (presunto) gruppo salafita, su cui non ci sono ancora chiare informazioni. L’omicidio pare essere stato eseguito dal cittadino giordano Abdul Rahman Muhammad al-Brezat, noto anche come Muhammad Hassan, ma su questo tragico avvenimento il portavoce del governo giordano, Taher al-Adwan, riferisce di non avere ancora informazioni ufficiali ma assicura la piena collaborazione da parte del suo governo con le autorità palestinesi sulle indagini in corso.

Anche alla luce delle ultime azioni compiute dai gruppi salafiti in Egitto, sembra che il salafismo radicale stia cercando di crearsi nuovi spazi e nuova visibilità in un Medio Oriente pervaso da un risveglio riformista secolare che vuole andare in tutt’altra direzione.

E come un copione che ormai troppo spesso si ripete c’è il timore che il riemergere di azioni salafite possa essere trasversalmente strumentale agli interessi di molti governi arabi, ma non solo arabi, per frenare i movimenti libertari che stanno agitando il mondo arabo e giustificarne così la repressione o il mancato compimento delle riforme. Nena News