Dossier: la G4S fornisce servizi di sicurezza alle prigioni israeliane

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http://corporateoccupation.wordpress.com/2011/03/27/g4s-delivers-services-to-israeli-prisons-and-illegal-settlements/

 

G4S fornisce servizi alle prigioni israeliane e alle colonie illegali. 

di Adri Nieuwhof e Basma Salem

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In data 11 marzo 2011, la società di sicurezza danese-britannica G4S ha comunicato la sua recessione da alcuni contratti nella West Bank. La compagnia continuerà a fornire servizi di sicurezza a colonie illegali nella West Bank e a prigioni in Israele. 

 

La G4S è stata posta osservazione dopo che, nel novembre dello scorso anno, Who Profits , parte integrante della Coalizione delle Donne Israeliane per la Pace e il comitato di controllo finanziario danese Dan Watch hanno rivelato che la compagnia forniva apparecchiature e servizi a Israele da usarsi ai Checkpoint, alle stazioni di polizia e nelle colonie nella Wset Bank occupata e nelle prigioni israeliane. 

Vedi http://electronicintifada.net/v2/article11678.shtml     e
http://electronicintifata.net/v2/article11718.shtml 

Dopo la rivelazione del coinvolgimento della G4S nell’occupazione israeliana, che è stato riportato ampiamente sui media danesi, i politici locali di Copenhagen dei partiti socialisti, Gladsaxe, Roskilde, Odense e Aarhus, hanno posto nell’agenda del loro Consiglio cittadino la discussione sui contratti sottoscritti tra la municipalità e la G4S. Parere legale sulle attività della G4S nella West Bank. 

Prima della sua dichiarazione dell’ 11 marzo, nel tentativo di dare una risposta alle preoccupazioni dei mezzi di informazioni danesi e della società civile, la G4S ha assegnato l’incarico a un esperto danese del diritto internazionale , Hijalte Rasmussen, di scrivere un parere legale sulle attività della G4S svolte nella West Bank occupata, compresa Gerusalemme Est. Per il suo parere legale, Rasmussen si è basato su un suo precedente studio, dello stesso tipo, fatto nel 2002 per la G4S. Durante il suo giro di tre giorni fatto alla fine del gennaio 2011 in Israele e nella West Bank, ha visitato un certo numero di banche e di supermercati a Gerusalemme Est e un centro commerciale nella colonia illegale di Maale Adumim. Inoltre, ha raccolto informazioni sulla G4S a Londra e in Israele. E ha concluso che le attività della G4S non violavano alcun diritto nazionale o internazionale. 

Anche se Rasmussen non ha visitato le carceri israeliane, egli afferma che secondo lui non c’è alcuna prova di una “violenza sistematica praticata nei confronti dei prigionieri nelle carceri israeliane,” contrariamente a quanto documentato da numerosi gruppi per i diritti umani.

L’arresto e la detenzione dei prigionieri politici è uno dei mezzi principali applicati storicamente da Israele nel tentativo di reprimere la lotta dei palestinesi per la libertà.
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Nel suo rapporto, Rasmussen sostiene che i detenuti della prigione di Ofer sono “criminali comuni” che sono stati giudicati da tribunali penali indipendenti e neutrali, “allo stesso modo dei detenuti delle altre prigioni in territorio israeliano”. Scrive di non ricevuto informazioni riguardanti maltrattamenti sistematici di prigionieri nelle carceri israeliane. 

Dan Church Aid (DCA) e Amnesty International Denmark hanno espresso sulla stampa danese il loro malcontento per la scarsa qualità del rapporto Rasmussen, descrivendo il primo come “vergognoso” per i così tanti errori in esso contenuti. Il Segretario Generale di Amnesty International Denmark, Lars Normann Jorgensen, ha detto che “un caso così grave come questo richiede osservazioni approfondite nelle aree al riguardo più di quanto fatto da Hijalte Rasmussen.” 

Diritti dei prigionieri politici palestinesi violati da Israele. 

Diversamente da quanto scrive Rasmussen, i diritti dei prigionieri politici palestinesi sono violati da Israele sistematicamente. Tutti i prigionieri politici palestinesi, inclusi i detenuti minorenni, dal punto di vista amministrativo vengono classificati come “prigionieri di sicurezza” come se i palestinesi, per il semplice fatto di essere palestinesi, costituissero una minaccia. 

In quanto “prigionieri di sicurezza”, ai detenuti palestinesi viene negato il diritto di fare telefonate, come pure vengono rifiutati i congedi e le visite di amici e parenti, che siano diversi dai parenti stretti. Oltre a ciò, ai prigionieri viene negato il diritto a visite che permettano loro di trascorre un qualche tempo in privato con i loro tutori legali. 

In una nota informativa sui diritti dei prigionieri palestinesi del marzo 2011, organizzazioni per i diritti umani israeliane e palestinesi riportano che, dal gennaio 2011, sono stati incarcerati in Israele 5.640 prigionieri politici palestinesi. Tra loro ci sono 37 donne, 213 minorenni e 187 palestinesi tenuti in detenzione amministrativa. 30 dei bambini in carcere hanno tra i 12 e i 15 anni e mezzo. Oltre 2.000 bambini palestinesi sono stati accusati di reati contro la sicurezza tra il 2005 e il 2009. Sono stati trattenuti senza accusa fino a 8 giorni e poi processati dai tribunali militari. Vedi nota informativa a http://www.mezan.org/upload/11648.pdf 

I diritti dei prigionieri politici provenienti dalla Palestina occupata sono violati a causa del loro sistematico trasferimento in prigioni in Israele, in violazione della IV Convenzione di Ginevra, in particolare degli articoli 76, 66e 49, che vietano alla potenza occupante di trasferire e detenere prigionieri provenienti da un territorio occupato nello stato occupante. Questa politica dei trasferimenti riguarda il 60% dei detenuti palestinesi minorenni. A seguito dello spostamento nelle prigioni in Israele, gli avvocati e i componenti della famiglia che vivono nella West Bank o a Gaza hanno bisogno di un permesso per recarsi in Israele per la visita. Il sistema restrittivo delle autorizzazioni rappresenta un ostacolo perché i prigionieri possano incontrare i loro avvocati o la famiglia. 

Inoltre, in quanto firmatario della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Bambino, Israele dovrebbe adottare “il massimo di interesse per il bambino” in quanto “considerazione preminente” in tutte le sue decisioni relative ai bambini. In realtà, Israele non rispetta gli obblighi della convenzione nel suo trattamento dei detenuti palestinesi minorenni. Ad esempio, sebbene la Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti del Fanciullo (CRC) abbia esortato Israele a non svolgere mai procedimenti criminali nei confronti di minori in tribunali militari, i bambini palestinesi continuano ad essere giudicati da tribunali militari. Lo stesso vale per l’invito a non tenere mai i minori in detenzione amministrativa.( Vedi http://www2.ohchr.org/english/bodies/crc/docs/CRC-C-OPAC-ISR-CO-1.pdf

Inoltre, Bana Shoughry-Badarne, della Commissione Pubblica contro la Tortura in Israele a Gerusalemme, quando è intervenuta al Convegno Internazionale delle Nazioni Unite sulla questione della Palestina, tenutosi a Vienna agli inizi di marzo, ha sottolineato che la politica a lungo termine di Israele “ha reso possibile l’uso della tortura da parte degli inquirenti e di tutti coloro che operano nel campo dell’intelligence.” Shuoghry-Badarne ha detto che fin dal 1999 erano stati banditi determinati metodi di tortura, quali la fustigazione, il mettere manette ai prigionieri, la copertura delle loro teste con borse bagnate, la loro costrizione a mantenere posizioni scomode per lunghi intervalli di tempo, e la privazione del sonno. Tuttavia, tutti questi metodi sull’uso della violenza continuano a essere impiegati, “nonostante il divieto assoluto di tortura sancito nei trattati per i diritti umani e nelle convenzioni alle quali Israele ha aderito”. Inoltre, secondo quanto affermato da Shoughry-Badarne, le autorità di sicurezza israeliane hanno sviluppato nuove torture fisiche e mentali. 

Servizi di sicurezza G4S nelle carceri israeliane. 

Nel proprio materiale pubblicitario, la G4S afferma di aver fornito un sistema perimetrale di difesa per le pareti di tutto il complesso del carcere di Ofer, tutti i sistemi di sicurezza della prigione di Keztiot, e una sala centrale di comando nella prigione di Megiddo. Secondo la G4S queste prigioni tengono in carcere 4.900 palestinesi considerati “prigionieri di sicurezza”.

(Vedi http://electronicintifada.net/v2/article11678.shtml

Fornendo servizi alle prigioni israeliane, la G4S contribuisce a favorire le violazioni israeliane dei diritti dei prigionieri politici palestinesi.
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                                                                                       Prigione di Ofer - West Bank occupata

Nella sua dichiarazione dell’ 11 marzo, la G4S ha comunicato che sarà “sua intenzione quella di uscire da un certo numero di contratti che riguardano la manutenzione delle attrezzature di sicurezza ai posti di blocco di sbarramento, nelle prigioni e nelle stazioni di polizia della West Bank.” In risposta alle nostre richieste di chiarimento per sapere se i contratti con le prigioni in Israele sarebbero stati esclusi, la G4S si è rifiutata di fornire ulteriori informazioni. La società ha inviato, invece, una email che ripete l’esatta formulazione della sua dichiarazione, che porta alla conclusione che la G4S non cesserà di fornire “servizi di sicurezza” alle prigioni di Israele. 

Inoltre, la società afferma che “sarà sua intenzione completare questa uscita il più presto possibile, ma riconosce anche che ci sono obblighi contrattuali nei confronti dei nostri clienti, che dobbiamo prendere in considerazione”. Questo potrebbe significare che la G4S resterà implicata nella fornitura di servizi di sicurezza nella West Bank per anni. 

In ogni caso, nella sua dichiarazione dell’ 11 marzo la G4S ha escluso esplicitamente la fornitura di “servizi di sicurezza” alle colonie illegali. Nel 2004, la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) ha ribadito l’illegittimità della costruzione del muro e delle colonie nei territori occupati della West Bank, compresa Gerusalemme Est. Secondo la Corte Internazionale di Giustizia, dovevano essere sospese immediatamente le attività di costruzione e dovevano essere smantellati il muro e le colonie. Fornendo servizi di sicurezza che contribuiscono a supportare le attività illegali di colonizzazione, la G4S contribuisce alle violazioni del diritto internazionale da parte di Israele. La dichiarazione di G4S che la fornitura di questi servizi di sicurezza non è discriminante o motivo di controversie e “aiuta a fornire protezione e sicurezza per la gente, non importa quale sia il loro retaggio”, è senza fondamenta. La generalità delle persone che vivono nelle colonie illegali è esclusivamente ebraica. 

Finché la G4S continua a fornire sistemi di sicurezza a clienti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati (OPT), inclusa Gerusalemme Est, e alle prigioni in Israele, gli attivisti BDS (Boycott, Disinvestment and Sanctions) dovrebbero continuare a tenere sotto pressione la compagnia. 

(tradotto da mariano mingarelli)

 

 


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