La richiesta delle organizzazioni palestinesi per i diritti umani all'UE

Alternative Information Center
24.02.2011
http://www.alternativenews.org/english/index.php/topics/news/3342-vanishing-east-jerusalem-eu-must-use-association-council-to-ensure-israel-respects-international-law

La morte di Gerusalemme Est: L’Unione Europea deve utilizzare il Consiglio di Associazione
per garantirsi che Israele rispetti il Diritto Internazionale. 

A.A.V.V.

(tratto dal documento originale: http://www.mezan.org/upload/11495.pdf )

 

In vista del prossimo Consiglio di Associazione Eu-Israele in programma per il 21.02.2011 noi, sottoscritte organizzazioni palestinesi per i diritti umani, impegnate nella promozione e tutela dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati (OPT), vorremmo esprimere la nostra grave preoccupazione per il continuo deterioramento della situazione dei diritti umani. In particolare, siamo allarmati per il protrarsi delle politiche di Israele volte a consolidare l’annessione illegale di Gerusalemme Est.

                                  sheikh_jarrah_jer

 

  1. La situazione dei diritti umani a Gerusalemme Est 

Fin dalla sua annessione de facto di Gerusalemme Est nel 1967, Israele ha messo in atto diverse misure e politiche finalizzate a consolidare il suo controllo territoriale, demografico e politico sulla città. Questo include il tentativo sistematico di garantire una maggioranza ebraica, mentre viene ridotta la presenza palestinese nella città attraverso un processo di ulteriore acquisizione di terreni e l’introduzione del requisito del centro-della-vita. 

La politica del centro-della-vita richiede ai palestinesi residenti a Gerusalemme Est (che Israele considera “residenti permanenti” piuttosto che cittadini) di dimostrare costantemente che il loro “centro-della-vita” è a Gerusalemme Est o altrimenti corrono il rischio di perdere i loro diritti di residenza. [1] Dal momento che tale politica è stata adottata, nel 1995, Israele ha revocato lo status di oltre 10.000 palestinesi residenti della città.[2] 

Israele impedisce, inoltre, a palestinesi che sono registrati – nel registro della popolazione sotto controllo israeliano – come residenti della West Bank (esclusa Gerusalemme Est) o della Striscia di Gaza di risiedere a Gerusalemme. Se dei residenti permanenti palestinesi desiderano vivere a Gerusalemme Est con i loro coniugi e figli non-residenti, devono far richiesta di ricongiungimento familiare, un procedimento che Israele ha sospeso di fatto a partire dal 2000. Inoltre, Israele ha adottato nel 2003 la “Legge della Cittadinanza e dell’Ingresso in Israele”, che rende illegale per le coppie a residenza mista il vivere a Gerusalemme Est.[3] 

Il regime restrittivo della pianificazione e della zonizzazione della municipalità di Gerusalemme è un altro strumento utilizzato da Israele per portare al trasferimento della popolazione palestinese al di fuori della città. [4] Questo regime, che consente ad un numero estremamente limitato di palestinesi di costruire nella città, ha comportato una grave carenza di alloggi per i palestinesi a Gerusalemme Est. Il sistematico rifiuto di Israele di concedere i permessi necessari per l’edilizia, riparazione e/o conservazione delle loro abitazione porta i residenti palestinesi a doversi confrontare con il dilemma di andarsene al di fuori dei confini della municipalità di Gerusalemme, con la conseguente perdita dello status di residenti, oppure di costruire senza autorizzazione, con il rischio della demolizione delle loro case. Solo nel 2010 a Gerusalemme Est, ha demolito 78 strutture di proprietà di palestinesi, gettando sulla strada 116 persone (per lo più bambini) e con una ripercussione su 289 palestinesi. [5] In alcuni casi, i proprietari palestinesi hanno effettuato un’auto-demolizione delle proprie case per evitare di dover pagare anche il costo della demolizione. 

Israele compromette ulteriormente la presenza palestinese a Gerusalemme Est con l’impedire l’apertura o con l’imporre la chiusura di istituzioni palestinesi [6] e ONG. Inoltre, Israele continua ad effettuare scavi archeologici nella Città Vecchia di Gerusalemme, volti a creare un carattere ebraico-israeliano e a sovvertire ogni connotazione culturale e religiosa palestinese, in un deplorevole tentativo di riscrivere la narrazione storica della città. Nel frattempo, Israele limita notevolmente l’accesso dei palestinesi ai luoghi sacri di Gerusalemme Est. 

Gerusalemme Est è separata dal resto della West Bank dal Muro dell’Annessione, che serve a rafforzare fisicamente le rivendicazioni di Israele sulla città e ad annettere illegalmente terra palestinese. Il regime del Muro associato a quello degli ostacoli fisici, quali i posti di blocco, i cancelli, le chiusure e un sistema restrittivo dei permessi separa i palestinesi dalle loro famiglie, dai luoghi di lavoro e di culto, dagli istituti scolastici, dai terreni agricoli e dai mercati e accentua il distacco sociale e amministrativo di Gerusalemme Est dal resto della West Bank. [7] 

Il percorso del Muro attraversa i confini municipali di Gerusalemme proclamati da Israele, dividendo comunità palestinesi e in alcuni casi tranciando interi quartieri dal resto della città. La separazione fisica di questi quartieri da Gerusalemme determina pericolose ripercussioni sullo status di residenti dei palestinesi gerosolimitani che abitano in aree municipali ubicate a est del Muro. In questi pochi ultimi anni, molti palestinesi residenti di Gerusalemme si sono trasferiti in queste zone per conservare legalmente la residenza a Gerusalemme mentre usufruiscono di condizioni di vita più economiche, una maggiore sicurezza abitativa e la possibilità di vivere con coniugi e figli in possesso di carte di identità della West Bank. Le aree municipali a est del Muro sono meno a rischio di demolizioni per le case, [8] e sono le uniche zone dove coppie palestinesi a residenza mista possono vivere insieme ai loro figli, senza contravvenire al requisito del centro-della-vita imposto da Israele. 

Dati di fatto e dichiarazioni ufficiali rivelano l’intenzione di Israele di fare del Muro il nuovo confine municipale israeliano di Gerusalemme. Se Israele dovesse ridisegnare unilateralmente i confini municipali della città lungo il tracciato del Muro, ed escludesse perciò le aree dell’attuale municipalità di Gerusalemme poste a est del Muro, l’annessione illegale di Gerusalemme diventerebbe irreversibile. I palestinesi che abitano nelle zone a est del Muro non avrebbero più la possibilità di soddisfare al requisito del centro-della-vita e di conseguenza perderebbero il loro status di residenti di Gerusalemme. [9] 

Oltre a ridurre al minimo il numero dei residenti palestinesi di Gerusalemme, Israele sta incoraggiando la migrazione di coloni ebraico-israeliani in insediamenti costruiti su terreni espropriati ai palestinesi nella West Bank, compresa Gerusalemme Est e dintorni. Le infrastrutture della colonizzazione, che comprendono il Muro di Annessione, le strade ad uso esclusivo per gli israeliani, i checkpoint e i blocchi stradali suddividono i Territori Palestinesi Occupati in enclave isolate e non contigue. Questa frammentazione non solo pone ostacoli alla capacità dei palestinesi di utilizzare le proprie terre e le risorse naturali, ma costituisce un dato di fatto, che sostanzialmente impedisce al popolo palestinese di esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione, pregiudica l’esito di un qualsiasi stato finale dei negoziati e minaccia di rendere impossibile la soluzione a due-stati. 

  1. Posizione dell’Unione Europea su Gerusalemme Est e Rapporti con Israele. 

L’Unione Europea “non ha mai riconosciuto l’annessione di Gerusalemme Est” e ha affermato ripetutamente che “non riconoscerà alcuna modifica ai confini antecedenti il 1967 anche per ciò che riguarda Gerusalemme Est diversi da quelli concordati tra le parti”. [10] L’Unione Europea “rimane impegnata a una soluzione globale del conflitto arabo-israeliano” [11] e riconosce che “se deve esserci una vera pace, deve essere trovato un modo per risolvere tramite negoziati lo status di Gerusalemme come futura capitale dei due stati.” [12] L’Unione Europea sostiene che “la soluzione a due-stati, con uno stato palestinese indipendente, democratico, contiguo ed effettivo (….) costituisce l’interesse fondamentale dell’Europa. Esso rappresenta il primo passo urgente e indispensabile verso un Medio Oriente più stabile e pacifico.” [13] L’Unione Europea sostiene che le sue relazioni bilaterali con Israele aiuteranno a influenzare l’attività israeliana a questo riguardo. 

Congelamento dell’aggiornamento delle Relazioni Unione Europea-Israele. 

All’8° incontro del Consiglio di Associazione Unione Europea-Israele del giugno 2008, l’UE espresse la sua determinazione a “sviluppare un più stretto partenariato con Israele” e di formulare il contenuto e lo scopo di un nuovo Piano di Azione. [14] La decisione di “migliorare il livello e l’intensità delle sue relazioni bilaterali con Israele,” [15] tuttavia, venne “sospesa” l’anno seguente. Nel periodo successivo all’offensiva militare israeliana nella Striscia di Gaza del 2008/2009 e a seguito del rifiuto del governo di Netanyahu di impegnarsi nella soluzione a due-stati, l’Unione Europea dichiarò al suo 9° Consiglio di Associazione del 2009 che non avrebbe adottato il nuovo Piano di Azione con Israele, “congelando” di conseguenza il miglioramento del processo. 

L’UE sostenne che 

il miglioramento deve basarsi su valori condivisi di entrambe le parti, e in particolare in materia di democrazia e del rispetto dei diritti umani, lo stato di diritto e le libertà fondamentali, del buon governo e del diritto umanitario internazionale.” [16] 

L’UE affermò inoltre che l’aggiornamento UE-Israele deve essere letto “nel contesto dell’ampia gamma dei nostri interessi e obiettivi comuni,” tra cui la risoluzione del conflitto israelo-palestinese attraverso l’attuazione della soluzione a due-stati , la promozione della pace, della prosperità e della stabilità in Medio Oriente”. A tal fine i 27 stati membri richiesero “al governo di Israele di impegnarsi in modo inequivocabile sulla soluzione a due-stati,” [17] “per migliorare la vita quotidiana del popolo palestinese,” [18] “di garantire la tutela e il libero accesso di tutti i gruppi religiosi ai luoghi santi, in particolare a Gerusalemme,” [19] e di sospendere immediatamente la pratica delle demolizioni di case e gli sfratti, che “minacciano la sopravvivenza della soluzione a due-stati.” [20] 

Oltre a ciò, il Consiglio ha sollecitato il “governo di Israele perché ponga immediatamente fine alle attività di colonizzazione, comprese quelle a Gerusalemme Est,” [21] di cessare ogni trattamento discriminatorio nei confronti dei palestinesi a Gerusalemme Est” e di riaprire le istituzioni palestinesi a Gerusalemme. [22] 

“Gli affari procederanno nonostante tutto” 

Nonostante la sospensione dichiarata del processo di miglioramento che comporterebbe, formalmente, l’adozione di un nuovo Piano di Azione UE-Israele, e nonostante la condanna dell’Unione Europea (a parole) delle attività illegali di Israele nei Territori Palestinesi Occupati, inclusa Gerusalemme Est, l’Unione Europea continua, in pratica, a rafforzare le sue relazioni con Israele. 

La cooperazione tecnica ed economica tra UE e Israele continua senza interruzioni, con le parti che firmano coerentemente nuovi accordi che permettono ulteriori forme di cooperazione. Fin dal “congelamento” del processo di miglioramento, l’UE e Israele hanno concluso accordi, ad esempio, in materia di aviazione civile, di agricoltura e di prodotti farmaceutici e al momento stanno negoziando un accordo di cooperazione tra Eurogol e Israele; migliorando in tal modo di fatto le loro relazioni. 

Questo approccio di “fare affari come al solito” non tiene conto delle sistematiche violazioni israeliane del diritto internazionale, priva di ogni senso la condanna dell’UE di tali pratiche e mette seriamente in difficoltà la credibilità dell’Unione come autentico mediatore di pace. Mentre Israele continua a creare sul terreno fatti che minacciano seriamente la visione dell’UE di una soluzione a due-stati e della “pace in Medio Oriente”, l’UE non riesce a far leva in modo decisivo sulle sue relazioni bilaterali con Israele per influenzare il comportamento di quest’ultimo. 

  1. Analisi giuridica. 

Le politiche di Israele di cui sopra sono in palese violazione dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario. L’annessione israeliana de facto di Gerusalemme Est viola il divieto dell’annessione di territori occupati dato dal diritto umanitario internazionale, [23] che proibisce alla potenza occupante di rivendicare la sovranità sul territorio occupato e di creare unilateralmente situazioni di fatto che modificherebbero lo status dell’area. [24] Inoltre l’articolo 2 (4) della Carta delle Nazioni Unite, che riflette il diritto internazionale consuetudinario, proibisce l’annessione di un territorio con la forza o con la minaccia di usare la forza. [25] 

La politica di Israele di compromettere la presenza palestinese a Gerusalemme Est con la demolizione delle case palestinesi, di proibire ai residenti palestinesi di Gerusalemme Est di convivere con loro coniugi e figli non-residenti nella città e della revoca delle loro carte di identità qualora non riescano a soddisfare il requisito del centro-della-vita, tutto porta a una estromissione forzata dei palestinesi dalla città, in lampante violazione del diritto umanitario internazionale. Il trasferimento forzato di persone dal territorio occupato è vietato [26] e costituisce una grave violazione della IV Convenzione di Ginevra, [27] che comporta la responsabilità penale individuale per i responsabili. 

La politica di Israele delle demolizioni delle case così come la confisca e l’appropriazione di terra per costruire ed espandere le colonie, il Muro, le strade per soli israeliani e altre infrastrutture illegali a vantaggio dei soli cittadini ebrei israeliani violano il divieto stabilito dal diritto di occupazione e confisca [28] e/o di distruzione di proprietà private a meno che non sia richiesto in modo imperativo da necessità militari. [29] 

La prassi di Israele viola pure la legge dei diritti umani internazionali, che comprendono il diritto dei palestinesi alla libertà di movimento, [30] il diritto al lavoro, [31] il diritto a un più alto stato di salute, [32] il diritto all’istruzione,[33] e a una vita familiare. [34] La privazione della capacità del popolo palestinese di conseguire pienamente tali diritti, di fare uso della propria terra e di disporre liberamente delle proprie risorse compromette la sua capacità di vivere dignitosamente e , in ultima analisi, di esercitare il suo diritto all’autodeterminazione, in violazione dell’Articolo 1 della Carta delle Nazioni Unite, che riflette il diritto internazionale consuetudinario. 

  1. Conclusioni 

L’UE ha pubblicamente respinto l’annessione di Gerusalemme Est da parte di Israele e considera la soluzione a due-stati, così come la creazione di uno stato palestinese effettivo e indipendente con Gerusalemme Est come sua capitale, di “fondamentale interesse per l’Europa” e precondizione per la pace nel Medio Oriente. L’Unione ha chiesto ripetutamente a Israele di bloccare l’attività di insediamento, i trattamenti discriminatori dei palestinesi, le demolizioni di case e gli sgomberi a Gerusalemme, e di permettere ai palestinesi l’accesso ai luoghi santi, affermando che non avrebbe riconosciuto modifiche ai confini precedenti il 1967. 

Nel frattempo, Israele continua a consolidare la sua annessione de facto di Gerusalemme Est e riduce qualsiasi tipo di presenza palestinese in città tramite una politica deliberata, aggressiva e illegale di annessione del territorio e di trasferimento della popolazione. Le protratte violazioni del diritto internazionale da parte di Israele hanno modificato il carattere socio-demografico della città, ridisegnato i suoi confini municipali e isolato Gerusalemme Est dal resto dei Territori Palestinesi Occupati. Questa prassi non solo attenta seriamente al diritto del popolo palestinese di auto-determinarsi, ma preclude pure l’esito di eventuali negoziati sullo status finale, con la minaccia di rendere impossibile la soluzione a due-stati e l’esito pacifico del conflitto. 

Mentre le politiche di Israele mettono direttamente in causa le posizioni dell’ Unione Europea e i suoi obiettivi per ciò che riguarda i Territori Palestinesi Occupati, compresa Gerusalemme Est, e il Medio Oriente nella sua totalità, l’UE ha mancato finora di utilizzare la leva importante delle sue relazioni bilaterali con Israele per fare pressione su quest’ultimo perché si astenga dalle sue pratiche illegali. Contrariamente all’intenzione dell’UE di collegare il miglioramento delle sue relazioni con Israele ai diritti umani e al diritto internazionale umanitario, e nonostante la sua decisione di non proseguire con il processo di aggiornamento formale, l’UE continua in pratica a rafforzare le sue relazioni con Israele. L’approccio dell’UE di “fare affari come se nulla fosse” equivale a una tacita acquiescenza nei confronti delle sistematiche violazioni del diritto internazionale fatte da Israele. 

L’attuale politica dell’Unione Europea delle “parole vuote” mette in discussione la capacità dell’Unione di avere un impatto positivo sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati e di contribuire alla “soluzione globale del conflitto arabo-israeliano.” L’imminente Consiglio di Associazione UE-Israele dà l’importante opportunità di adottare una nuova e decisiva politica dell’UE relativa ai Territori Palestinesi Occupati, in particolar modo su Gerusalemme Est, e di condizionare il miglioramento delle relazioni UE-Israele al rispetto dei diritti umani internazionali e al diritto umanitario. 

  1. Raccomandazioni 

Al prossimo Consiglio di Associazione UE-Israele, l’UE deve mandare un messaggio forte a Israele, confermando che il miglioramento delle relazioni UE-Israele rimarrà in sospeso, sia formalmente che in pratica, fino a che non ci sarà un tangibile progresso per quanto riguarda la situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati, e in particolar modo a Gerusalemme Est. A tal fine, l’Unione Europea dovrebbe chiedere immediatamente a Israele: 

-          il congelamento di tutte le attività di insediamento, sia dentro che nei dintorni di Gerusalemme Est,

-          astenersi dal dare esecuzione alle politiche discriminatorie di zonizzazione e pianificazione,

-          bloccare tutte le forme di demolizioni e di sgombero forzato,

-          bloccare la costruzione del Muro dell’Annessione e smantellare le parti già costruite ( in accordo con il parere consultivo delI’ICJ),

-          astenersi dall’impedire il ricongiungimento familiare. 

In aggiunta, l’Unione Europea deve: 

-          garantire che i beni prodotti nelle colonie illegali di Israele a Gerusalemme Est e nella parte rimanente della West Bank non accedano al mercato dell’UE in base all’Accordo di Associazione UE-Israele,

-          garantire l’intervento dell’UE ogniqualvolta i palestinesi vengono arrestati o maltrattati dalle forze di occupazione israeliane per la loro partecipazione ad attività politiche, sociali e/o culturali pacifiche a Gerusalemme Est,

-          garantire la presenza dell’UE presso i tribunali dove sono discussi casi che comportano la demolizione di case e/o lo sgombero forzato di famiglie palestinesi,

-          portare sistematicamente visitatori ad alto livello a Gerusalemme Est nei luoghi dove avvengono violazioni dei diritti umani (che comprendono ma non sono limitate a dimostrazioni, a demolizioni di case, a sgomberi forzati e al Muro dell’Annessione).

 

-          FINE –

 

Sahar Francis                                                                             Zakaria Odeh
General Director                                                                         General Director

Addameer Prisoners’ Support and Human Rights             The Civil Coalition for Defending Palestinians’
Association                                                                                  Rights in Jerusalem 

Khalil Abu Smammala                                                               Rifat Kassis
General Director                                                                          General Director

Aldameer Association for Human Rights                               Defence for Children International-Palestine 

Hassan Jabareen                                                                       Shawqi Issa
General Director                                                                           General Director

Adalah – The Legal Center for Arab Minority Rights             Ensan Center for Human Rights and 
in Israel                                                                                          Democracy 

Shawan Tabarin                                                                          Issam Aruri
General Director                                                                           General Director

Al-Haq                                                                                            Jerusalem Center for Legal Aid and Human
                                                                                                        Rights 

Mohammad Zeidan                                                                    Raji Sourani
General Director                                                                          General Director

Arab Association for Human Rights                                         Palestinian Center for Human Rights 

Issam Younis                                                                               Iyad Barghouti
General Director                                                                           General Director

Al Mezan Center for Human Rights                                           Ramallah Center for Human Rights
                                                                                                         Studies 

Ingrid Jaradat Gassner                                                              Maha Abu Dayieh
General Director                                                                           General Director

Badil Resource Center for Palestinian Residency                Women’s Center for Legal Aid and
and Refugee Rights                                                                     Counselling 

(tradotto da mariano mingarelli) 

N.B. : per le note fare riferimento al documento originale ove sono riportate:

http://www.mezan.org/upload/11495.pdf


Iniziative

Notizie

di Ahmad Kabariti MondoWeiss, 14.05.2019 https://mondoweiss.net/2019/05/buildings-eurovision-destroyed/   All'ingresso dell'edificio residenziale Al-Qamar, demolito da un attacco aereo israeliano una settimana fa, arriva una band palestinese con i suoi strumenti. Spazzano via qualche calcinaccio...
(80)

Leggi tutto: "Si deve...

Interventi

di Dareen Tatour La poetessa palestinese Dareen Tatour riflette sul periodo trascorso in una prigione israeliana dove ha conosciuto Shorouk Duyat, una palestinese di Gerusalemme condannata per un tentato attacco a un israeliano nel 2015. MondoWeiss, 07.02.2019...
(382)

Leggi tutto: La...

  INTERNAZIONALE 1281- 9.11.2018 Adam Shatz, London Review of Books, Regno Unito: Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è cresciuto all’ombra del fratello maggiore ed era considerato superficiale e ambizioso. Ma ha saputo cavalcare i cambiamenti politici del paese Nel 2003 lo storico...
(552)

Leggi tutto: Benjamino...