Diario di Paola dalla Palestina


Paola Canarutto: Diario di Paola in Palestina
 

6 ottobre 2009 

Ieri con il capo progetto DISVI e il caposala palestinese responsabile (denominato, mi pare, Project Officer; ma che ieri ci ha fatto anche da autista), in giro a vedere gli ambulatori per beduini vicino a Betlemme.




Il progetto, nella pratica, è partito per l'appunto ieri.

Il primo ambulatorio è totalmente vuoto; pure le pareti sono nude, e mancano (fra l'altro) luce ed elettricità.

Nel villaggio di Arab Ar-Rashayida, resti di case beduine demolite dall'esercito israeliano, perché 'erano troppo vicine alla colonia'. La quale colonia più vicina è all'incirca a 2 km di distanza, sulla sinistra. Si chiama Ma'ale Amos, ed è abitata da ultra-ortodossi; è circondata da filo spinato.

Il Project Officer commenta 'è come il Sudafrica: si recinta la gente e la si ammazza'

'In cambio', Israele ha costruito, in un villaggio beduino più in là, 'case' per i beduini a cui aveva distrutto la loro. Sono piccoli cubi di cemento con due aperture: una porta e una finestra. I beduini le usano come stalle

Ad Ar-Rawain c'è la scuola elementare. Grande foto di Abbas vicina a quella di Arafat. La scuola non ha elettricità

Intanto mi spiegano che le visite mediche si pagano, a meno a che non si sia assicurati. Sono esenti i bambini fino a 3 anni, non le donne incinte. Dei beduini praticamente nessuno è assicurato, stante il prezzo. Dovrebbero avere un'esenzione per reddito, ma nella pratica il 'ministero' della sanità non collabora, e chiede ad ogni incontro documenti diversi per ottenere detta esenzione, fino a che il richiedente (i beduini stanno fuori dalle città in cui vi sono gli uffici ministeriali, e dovrebbero raggiungerli a bordo di un asino...) rinuncia.

Troviamo la Mobile Clinic, una sorta di ambulanza, del DisVi. Sopra, una medico e due infermiere (donne pure loro). Ciononostante, i/le richiedenti una visita stamattina sono stati/e solo 4. Più tardi, chiediamo al capo del consiglio di villaggio se apprezzano il servizio. Risponde che no, perché ci sono quelli, gratis, dell'UNRWA, dell'associazione ONU per i rifugiati (quindi questi beduini devono essere stati cacciati da Israele intorno al '48).

Ad una ulteriore indagine, risulta però che l'UNRWA fa solo le vaccinazioni. Quindi questa gente, che non ha di che pagare la visita (e se potesse pagarla, poi si troverebbe di fronte allo scoglio di pagare i farmaci, che tutti qui pagano), non ha affatto cure.

Alloggiata in container (sotto il sole, caldissimi), una scuola dell'obbligo,  quella che noi chiameremmo dalla I elementare alla III media. E' 'mista': non solo i bambini vanno a scuola con le bambine (in banchi doppi, ma separati per genere), ma la I elementare è insieme alla II, la III con la IV, etc.. Dalla prima elementare alla III media il numero degli allievi si riduce drasticamente: in III media sono in 5. Ragiono che gli altri ragazzi/e siano a lavorare, e chiedo conferma all'insegnante, ma non ricevo risposta.

Ad Arrashaide, invece, un edificio scolastico decente: è costruito dall'USAID, dagli aiuti USA
Nell'ambulatorio (privo anche qui di elettricità e di acqua) parlo con la medico, che, riferisce, ha il diploma in ginecologia. Si ragiona sul mettere la connessione a un generatore. Fuori dalla porta, una mamma con due bambini, che pare aspiri a una visita. Uno dei due ha una malattia della pelle, e anche l'altra non pare nelle migliori condizioni di salute.

Ad Arrashaide, riunione nel centro comunitario; si parla di intraprendere un programma per le zoonosi e le antropozoonosi. Famiglie e animali coabitano, e la richiesta dei locali è che il DisVi fornisca insetticidi per difendersi dagli insetti, che viaggiano con le pecore e le capre.

Più in là, un edificio destinato a scuola materna, costruito dalla cooperazione tedesca e dall'UNDP ( Programma di sviluppo dell'ONU). Non c'è elettricità, ma almeno c'è l'acqua. Ci spiegano che è frequentato da una cinquantina di bambini, e che lo scopo principale per cui è stato costruito è tenerli lontani dai campi con le mine antiuomo e le bombe inesplose, che dal 1980 hanno fatto 6 morti e 20 amputati.

Intanto è finito l'orario scolastico. Passano i ragazzi che tornano a casa. Un gruppo è accompagnato da una (l'insegnante?) che ha la testa così coperta da un velo nero che neanche si vedono gli occhi. Pure le mani e le braccia sono coperte da guanti neri. Non un centimetro quadro di pelle scoperta; e fa molto caldo.

Torniamo indietro. Di fronte alla colonia Ma'ale Amos, tre ultraortodossi costruiscono quella che potrebbe essere una sukka. Intanto si occupa altro terreno, poi si vedrà. A sinistra della colonia, circa un chilometro più in là, dall'altra parte della strada, un altro insediamento, più nuovo: i coloni sono ancora in caravan. Un soldato armato di guardia, vicino al gabbiotto dell'ingresso. Il capoprogetto commenta: 'si espande. Qualche mese fa, di caravan ce n'erano solo due'. Ora ce ne saranno 8.

Ma più in là, a Kisan, un Community Center in cui il DisVi progettava di mettere l'ambulatorio è sotto minaccia di demolizione dell'esercito israeliano, con la motivazione che 'manca il permesso di costruzione'. Così i denari che la comunità progettava di investire per migliorare e arredare l'ambulatorio sono invece stati destinati a pagare un avvocato, per evitare la demolizione (che per il momento è stata fermata, in attesa che i palestinesi 'producano la documentazione richiesta'). La zona, infatti, è stata dichiarata 'militare'.

Ultima sosta prima del ritorno, ad Almenya. Qui c'è una grande casa costruita dalla cooperazione tedesca, su una collina collegata solo da una strada sterrata, senza luce e senza elettricità. Il mukhtar  dichiara che è stata costruita lì 'perché era l'unica zona dove era permesso costruire', e cioè un'area B anziché C.

Pare che la cooperazione tedesca fosse a conoscenza del fatto che il lavoro edile fosse del tutto inutile: la targa sull'ingresso dice qualcosa del tipo 'aiuto ai poveri'. Keynes in Palestina, insomma: anziché fare buchi per terra, si costruiscono edifici che per forza di cose restano poi inutilizzati

Stamattina, doccia. C'è l'acqua calda, ma l'acqua che arriva è ben poca. E siamo in una città palestinese, non nel deserto, fra i beduini (apre che alcuni di questi di acqua ne abbiano 15 litri al giorno. E in quei 15 litri ci deve pure stare l'abbeveramento per le capre. 'Civiltà israeliana', mi sembra di capire)


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