"Palestinian Authority only"

Haaretz.com

08.09.2009

 http://www.haaretz.com/hasen/spages/1113057.html  

“In che modo decide, Israele,
 chi può ottenere un visto per Ramallah?”
 
 
di Amira Hass 

L’archeologo sud-africano di 39 anni, Sven Ouzman, ha trasgredito sei volte alle condizioni poste dal suo visto “Palestinian Authority only”, quando, in modo non intenzionale e per mancanza di scelta, ha guidato nella West Bank da un’enclave dell’Autorità Palestinese all’altra, su strade sotto il totale controllo israeliano.


Ouzman, che il mese scorso a Ramallah stava partecipando ad una conferenza del Congresso Archeologico Mondiale, era in ritardo per la consegna di una relazione fissata per la sera del 9 agosto. Era arrivato al posto di confine di Allemby Bridge il sabato mattina, 8 agosto, dopo aver attraversato il posto di controllo del passaporto sul lato giordano ed essere entrato nell’area soggetta al controllo israeliano, ma l’impiegato dell’Autorità Aeroportuale israeliana gli chiese di ritornare il giorno dopo. Quando domandò loro il perché, “essi si comportarono in modo molto scortese e non risposero,” ha raccontato Ouzman questa settimana per telefono dal Sud Africa. 

Successivamente dei conoscenti gli dissero che tali comportamenti arbitrari sono una norma sul lato israeliano. Ouzman ritornò ad Amman per la notte. La mattina trascorse quasi due ore sul versante giordano ed altre nove ore approssimativamente sul versante israeliano. “Cominciò allora un lungo processo, va là, vieni qui, un gran numero di domande che io ritenni offensive e una lunga attesa, specialmente aspettare,” ha riferito Ouzman. 

Ouzman lavora al dipartimento della facoltà di etnografia ed archeologia dell’Università di Pretoria ed insegna, inoltre, archeologia nelle carceri. Ha rammentato che al posto di confine del Ponte di Allemby aveva rammentato una lezione di antropologia che aveva appreso insegnando nel carcere, dove le autorità vincono la noia  gridando intenzionalmente contro i prigionieri per disorientarli. Egli ha insinuato che tutto questo  è simile a quanto ha affrontato al posto di confine controllato da Israele. 

“Tutti loro erano molto giovani. Ti stupisci per il tipo di preparazione che essi devono aver fatto, non puoi arrabbiarti con loro, stanno solo obbedendo a degli ordini,” ha continuato Ouzman. 

Ad un certo punto, Ouzman mostrò il suo invito alla conferenza di archeologia agli ufficiali del Ponte di Allemby e dette loro il numero di telefono di uno degli organizzatori, Adel Yahya di Ramallah. Gli addetti telefonarono a Yahya e gli chiesero la lista dei partecipanti alla conferenza. Dieci lettori universitari ospiti (di circa 20) erano passati attraverso Allemby, tre di loro erano cittadini turchi. A due di quelli di nazionalità turca era stato negato l’ingresso, disse Yahya, mentre il terzo aveva ottenuto un visto “per i soli Territori soggetti all’Autorità Palestinese”. Anche a un lettore universitario ospite, portoghese, era stato stampigliato il timbro “Palestinian Authority only”. Questi due, unitamente a Ouzman, non hanno avuto la possibilità partecipare al giro a Siwan, a Gerusalemme, sotto la guida dell’archeologo Dr. Rafi Greenberg. 

La domanda di Haaretz sul perché alcuni visitatori ottengono un visto regolare, mentre altri ricevono il timbro “Palestinian Authority only”, è rimasta senza risposta. 

A causa del suo visto restrittivo, Ouzman ha abbreviato di due giorni il suo viaggio. In alcuni casi, tuttavia,  il danno è ancor più rilevante: il visto per i soli territori dell’Autorità Palestinese ha mandato in rovina i piani di ricerca di L., uno studioso britannico che, durante l’estate, ha trascorso il suo tempo all’Università di Bir Zeit. 

L. ricevette dall’Amministrazione Civile il visto di un solo giorno per Israele, e fissò un incontro al Ministero degli Interni a Gerusalemme per richiedere un visto regolare. “Non appena [l’ufficiale del ministero degli interni] notò sul mio passaporto il visto che diceva “Palestinian Authority only” essa gridò  che io non avrei dovuto trovarmi in Israele e mi urlò contro per essere entrato senza un visto. Io provai a spiegarle che questo era il motivo per cui mi trovavo lì e che avevo del lavoro da fare in Israele così come nella West Bank. Lei non mi volle ascoltare, e, in modo irritato, mi disse di andarmene e di tornare nella West Bank.” 


L. raccontò all’impiegata di avere il visto per un giorno e che viene nel paese almeno due volte all’anno ed ha sempre ottenuto un visto regolare. L. disse che l’impiegata parlò con qualcuno al telefono, con voce ancora molto alterata.


“Poi lei mi raccontò che [il suo superiore] le aveva detto che io non avrei dovuto essere in Israele in quanto non avevo un visto appropriato, e che se io avessi insistito per fare una richiesta per un visto completo presso il ministero, l’avrei potuta fare, ma mi sarebbe stato negato il visto sul posto,” ha detto L.
 

Il Ministero degli Interni ha affermato di non avere propri incaricati al posto di confine del Ponte di Allemby. 

L’Autorità Aeroportuale israeliana ha dichiarato che, “gli addetti dell’Autorità Aeroportuale israeliana adempiono alle loro funzioni in linea con le direttive, pur avendo cura della dignità dei viaggiatori ed assicurando un livello appropriato di servizio. L’autorità controlla gli addetti per mezzo di una varietà di metodi. I timbri sono apposti solamente dai responsabili alla vigilanza di frontiera (che non sono dipendenti dell’autorità).” 

L’Unità di Supporto Negoziale, che dà consigli al Dipartimento per gli Affari Negoziali dell’OLP, ha elaborato un documento di parere in merito alla politica israeliana relativa ai visti, che è stato inviato ai consolati e alle missioni straniere. Il parere ha dichiarato che: “Gli stati terzi i cui cittadini sono stati sottoposti a tali politiche illegali hanno l’obbligo di replicare non appena i fatti vengono loro riportati e i loro cittadini devono chiedere loro di rispondere o di prendere provvedimenti. Scegliere di non sollevare obiezioni implicherebbe l’accettazione da parte degli stati terzi dei comportamenti illeciti di Israele, in violazione del dovere degli stati terzi di non riconoscere [tali atti].”  

(tradotto da mariano mingarelli)

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