Il terrorismo della marina israeliana.

News From Middle East. com
03.09.2009 

http://newsfrommiddleeast.com?new=57585   

“Terrorismo della marina israeliana:
  distruzione di imbarcazioni e di vite umane.”
  
 
di Eva Bartlett, In Gaza  

(IPS) – Fino a lunedì, Omar e Khaled al-Habil erano i proprietari di un peschereccio di 20 metri sul quale erano imbarcati cinque o sei pescatori per volta, ma che ne impiegava, a rotazione, circa 18. Ma quella mattina l’imbarcazione è finita sotto il pesante fuoco della mitraglia di una nave israeliana, poi di colpi di artiglieria. Il peschereccio ha preso fuoco.

“E’ distrutto, completamente distrutto,” dichiara al-Habil. 

Facendo riferimento al gruppo dei cinque pescatori di quella mattina, che comprendeva anche suo figlio Adham Al-Habil, egli ha raccontato: “Erano partiti la mattina di buon’ora e si erano diretti a nord.”  Al-Habil sostiene che la barca era molto all’interno del limite imposto da Israele di tre miglia. 

“Con loro c’erano altri pescherecci. L’imbarcazione era a circa un chilometro dalla costa di Gaza, si trovava al limite meridionale di Sudaniya ( una zona costiera di Beit Lahia, a nord di Gaza).” 

Un portavoce della marina israeliana, secondo quanto si dice, ha affermato che l’imbarcazione “aveva violato i confini di sicurezza presso la costa della Striscia di Gaza” ed era “al di fuori della zona nella quale la pesca era autorizzata.” Ha riferito, inoltre, che le imbarcazioni non hanno risposto ai colpi di avvertimento. 

Khaled al-Habil ricorda il tutto in modo diverso.

 “Un battello della marina israeliana li ha abbordati ed ha fatto fuoco. E’ stato il caos. Il fuoco era intenso; è durato per 15 o 20 minuti. Il peschereccio si è fermato, ma gli israeliani hanno continuato a sparare. Per finire, gli israeliani hanno esploso contro il battello un colpo di mortaio. Tutti i pescatori si sono lanciati in acqua.” 

Suo figlio Adham al-Habil ha ricevuto bruciature dal fuoco, che, molto probabilmente, è divampato a seguito del lancio del colpo di mortaio. 

Un buco carbonizzato sul lato frontale della parte destra del battello segna dove ha colpito il colpo di mortaio ed è uscito. Da questo punto in giù il ponte è annerito per la fuliggine. Il volante di metallo è tutto ciò che resta della cabina. 

“Sono arrivati altri pescatori per aiutarci. Essi hanno rimorchiato la mia imbarcazione, riconducendola al porto di Gaza,” ha sostenuto al-Habil. Una volta giunti, i pompieri hanno impiegato più di 20 minuti per spegnere l’incendio. 

I pescatori palestinesi hanno il diritto di pescare fino a 20 miglia nautiche dalla costa di Gaza, ma le autorità israeliane, nel corso degli anni, hanno ridotto unilateralmente questo limite a 3 miglia. La pesca più abbondante si ha oltre le 6 miglia. 

L’industria palestinese della pesca, che impiega più di 3.500 addetti, è stata rovinata per colpa degli attacchi israeliani alle imbarcazioni da pesca, le confische dei battelli e degli equipaggi, e il ratto dei pescatori palestinesi. 

Sotto l’assedio condotto da Israele, con la complicità dell’Egitto, Gaza è alla fame per la carenza di generi essenziali, necessari al funzionamento dell’economia e della società. Ne sono inclusi i pezzi di ricambio per le attrezzature da pesca introvabili o rotte. 

Mentre un 95% delle industrie di Gaza, secondo quanto viene riferito, ha chiuso i battenti a causa dell’assedio, molti palestinesi disoccupati sono tornati a dedicarsi alla pesca, che pure risulta impraticabile. 

Una relazione dell’agosto 2009 dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) descrive in modo dettagliato il declino dell’industria ittica. 

L’OCHA riporta il valore del pescato del mese di aprile nei tre anni trascorsi. Nel 2007, la pesca fatta è stata di 292 tonnellate. Nel 2008, è stata di 154 tonnellate e nel 2009 si è ridotta a 79 tonnellate. 

L’OCHA evidenzia che, ridotta la zona per la pesca lungo la costa, molti pesci vengono presi nelle acque contaminate dagli 80 milioni di litri di liquami non depurati o parzialmente trattati che vengono pompati ogni giorno nel mare ”come risultato della mancanza di manutenzione e di miglioramento delle infrastrutture riguardanti le acque luride.” 

Ed ora al-Habil non dispone più di un peschereccio. 

Questo non è stato il primo guaio per la sua imbarcazione attualmente distrutta. Il 4 di luglio, cannoniere israeliane avevano sequestrato 6 pescatori e confiscato il battello di al-Habil  tre miglia oltre la costa settentrionale di Gaza, trattenendolo per 45 giorni prima di restituirlo. Al-Habil riscontrò che c’erano delle attrezzature mancanti e dei danni consistenti fatti al motore ed ai cavi. 

Il 18 novembre 2008, a 7 miglia dalla costa centrale di Gaza, cannoniere israeliane circondarono tre pescherecci palestinesi, tra i quali c’era anche quello di al-Habil, e presero tutti i 15 pescatori che erano a bordo, oltre a tre attivisti per la solidarietà internazionale. Israele trattenne i battelli fino al 27 di novembre. 

“Non è solo la mia barca. Gli israeliani ci attaccano ogni giorno: se non è un peschereccio allora è un piccolo battello, oppure l’aggressione ha luogo a terra.” 

Il pescatore palestinese Muhammed al-Attar è stato ucciso il 27 di agosto da cannoneggiamenti israeliani fuori dalla zona settentrionale di Gaza. Il capo dei servizi di emergenza, il dr. Mu’awiyah Hassanein, ha raccontato che al-Attar era stato decapitato dallo scoppio. 

Il Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR) riferisce che il 14 di agosto il 12 enne Mohammed Bassam ‘Aashour è stato ferito gravemente da una raffica alla testa, quando le cannoniere israeliane hanno fatto fuoco contro un peschereccio palestinese vicino alla costa di Rafah. 

Khaled al-Habil è solo uno dei tanti pescatori palestinesi i cui mezzi di sostentamento sono stati distrutti. Padre di 13 figli, vive con la sua famiglia in uno stretto appartamento di 400 mq. La sua unica fonte di reddito è stata distrutta. 

“Voglio un buon avvocato,” dice, ”e voglio sottoporre tutto ciò al giudizio di un tribunale.”  

(tradotto da mariano mingarelli)

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