La corte dell'IDF non accetta la testimonianza fornita da un israeliano che conosce poco l'arabo


Haaretz.com

27.08.2009

 

http://www.haaretz.com/hasen/spages/1110389.html

 

"La corte dell’IDF non accetta la testimonianza fornita da un israeliano che conosce poco l’arabo."

di Amira Hass

 

 

Il tribunale militare presso la prigione di Ofer ha annullato la testimonianza fornita da testimoni d’accusa palestinesi, in quanto era stata raccolta da un investigatore della polizia che possedeva una conoscenza scadente dell’arabo. Domande relative alle capacità di linguaggio dell’inquirente erano state sollevate, all’inizio, da Aadel Khamaisi, il rappresentante legale di Arafat Abu Sha’ira, che è stato accusato di 30 reati in relazione alla sua attività svolta nelle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa tra il 2000 e il 2006.


Il 9 agosto il tribunale aveva giudicato il 24 enne Abu Sha’ira, di Betlemme, colpevole di 25 delle accuse – ritenendolo colpevole di aver sparato con un’arma da fuoco nei pressi dei quartieri di Gerusalemme, Gilo e Har Homa, alla base delle Forze Armate di Difesa di Beit Sahour, come pure di aver scagliato a Betlemme esplosivi ai soldati dell’IDF.

 

Egli era stato ritenuto pure colpevole di aver progettato il rapimento di una giovane donna israeliana che frequentava il villaggio palestinese di Beit Jala, e di fare esplodere una bombola di gas al mercato Mahane Yehuda di Gerusalemme.

 

Nota informativa.

 

Quattro delle cinque accuse dalle quali Abu Sha’ira è stato sostanzialmente prosciolto si basavano sulla testimonianza raccolta dall’investigatore di polizia David Mizrahi e proveniente da quattro testimoni.

 

Mizrahi è stato per ben 13 anni, fino alla fine del 2007, investigatore di polizia presso il Distretto di polizia della Samaria e della Giudea. Uno dei giudici militari della giuria, il maggiore Amir Dahan, affermò di avere seri dubbi sulla "conoscenza da parte di Mizrahi della lingua araba, che è pure lo strumento principale per svolgere interrogatori di una certa complessità, e le note che aveva raccolto durante quelle procedure non corrispondono a quanto era stato detto nella sede degli interrogatori."

 

Le indagini fatte dallo stesso Khamaisi in relazione al caso, mettevano in evidenza che per decine di anni agli ufficiali di polizia, che avevano interrogato in arabo parlato centinaia di migliaia di palestinesi sospetti e di testimoni ( dopo l’indagine iniziale effettuata dai servizi di sicurezza dello Shin Bet), non era richiesto che sapessero come si scrive e come si legge la lingua araba.

 

Degli interrogatori sarebbero stati registrati, in lingua ebraica, i riassunti sommari delle sedute, alla fine delle quali quanto era stato riportato sarebbe stato letto ad alta voce, quindi tradotto di nuovo il arabo parlato in modo tale che le persone soggette ad interrogatorio potessero firmarli.

 

Solo in anni recenti, agli ufficiali di polizia che raccolgono le testimonianze dai palestinesi venne richiesta la registrazione delle sedute nella lingua originaria di chi parla. Cinque dei sei inquirenti che avevano condotto gli interrogatori relativi al caso Abu Sha’ira erano incapaci di leggere e di scrivere in arabo.

 

Khamaisi raccontò ad Haaretz di aver incominciato ad indagare sul livello di competenza degli inquirenti di polizia in rapporto alla conoscenza della lingua araba, dopo che il suo cliente ed un altro testimone gli avevano riferito di non aver mai fatto quei discorsi che, più tardi in lingua ebraica, erano stati attribuiti a loro. L’avvocato disse che parecchi inquirenti non sanno come tradurre parole chiavi che sono comparse ripetutamente nell’atto di accusa, quali "cellula [militante]", "natura del crimine" e "circostanze aggravanti."

 

A seguito dell’indagine di Khamaisi, diversi inquirenti di polizia dissero di non essere stati in grado di ricordare i loro interrogatori o che non era stato richiesto loro di farlo, I giudici nel caso in esame raccomandarono che le sedute di interrogatorio, nei casi relativi alla sicurezza, venissero registrate su nastro, come è richiesto per i casi penali.

 

Uno dei giudici, il maggiore Menachem Lieberman, affermò "A mio giudizio, c’è un dubbio emblematico, mi domando se non c’è una qualche giustificazione al fatto che, per gli inquirenti che trattano violazioni alla sicurezza, ci sia una deroga totale di questo tipo alla registrazione dell’interrogatorio dei sospetti su nastro."

 

"Questo si riferisce alla legislazione varata dalla Knesset di Israele," proseguì Lieberman,"e, Dio ce ne scampi e liberi, io non ho alcun dubbio risolutivo sul diritto della Knesset a ratificare l’asserita esenzione , ma, quando stiamo trattando indagini sulla sicurezza, non c’è forse bisogno di una documentazione obiettiva?"

 

(traduzione di mariano mingarelli)


Iniziative

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