La Road Map: ostaggio della intransigenza israeliana


La Road Map ostaggio della intransigenza di Israele
di Ghassan Khatib

 [L’autore e’ tra i redattori delle pubblicazioni  internet del gruppo bitterlemons.org. E’ vicepresidente del community outreach della Universita’ di Birzeit. E’ stato ministro della pianificazione per l’Autorita’ palestinese.] 

traduzione di F.Francisci

originale inglese http://www.maannews.net/ViewDeatails.aspx?ID=217471  con data 10 agosto 2009 

La Road Map e’ ora oggetto di attenzione nuova e crescente da parte di politici nella regione e di mediatori che lavorano per stimolare l’iniziativa politica tra Palestinesi e Israeliani. 
Il documento e’ diventato particolarmente importante dopo la nomina di George Mitchell a inviato degli Stati Uniti nella regione, con l’incarico di perseguire iniziative di pace tra israeliani e arabi.

La Road Map, ora documento condiviso di una risoluzione del Consiglio di sicurezza ONU, e’ stata in origine il report redatto da Mitchell sulla missione del 2001 da lui stesso condotta nell’area.        
 

Una seconda ragione di interesse per la Road Map e’ la tensione ora esistente tra Stati Uniti e Israele sulla necessita’ che Israele fermi gli insediamenti di colonie nei territori che occupa. Si tratta di uno degli obblighi che la prima fase della Road Map richiede senza equivoci a Israele.

 

La Road Map e’ articolata in tre fasi.

La prima si occupa delle condizioni capaci di creare un' atmosfera favorevole ai reali negoziati di pace.

La seconda e’ opzionale e si occupa di insediare uno stato palestinese con frontiere provvisorie.

La terza si occupa di porre termine al conflitto e di stabilire una pace tra i due possibili stati.
 

La prima fase e’ stata la piu’ controversa. Non per assenza di formulazioni accurate e dettagliate, ma piuttosto per la mancanza di impegno del terzo contraente - il cosiddetto Quartetto o gli Stati Uniti - a assicurarne il progresso.

La passata amministrazione degli Stati Uniti, ha mostrato la maggiore condiscendenza verso Israele nella storia dell’intero conflitto.
 

La fase uno impone specifichi obblighi alle parti in conflitto. I palestinesi devono porre termine alle attivita’ violente contro Israele e devono smantellare qualsiasi infrastruttura a queste collegabile, mentre devono sviluppare e riconcepire le istituzioni necessarie per insediare uno stato.    La fase uno obbliga Israele a terminare qualsivoglia costruzione, espansione anche cosiddetta naturale, delle colonie, e inoltre obbliga Israele a smantellare ogni manufatto “coloniale” realizzato successivamente al marzo 2001. A Israele e’ anche richiesto di facilitare il movimento di persone e merci eliminando gli ostacoli esistenti quali per es., checkpoints tra territori palestinesi come West Bank e Gaza, e tra i territori palestinesi e il resto del mondo. 

La Road Map obbliga infine Israele a riaprire in Gerusalemme Est le istituzioni palestinesi chiuse dall’esercito israeliano appena conclusa l’intifada di Al-Aqsa. Cio’ riguarda soprattutto la Orient House, un tempo il centro per le attivita’ in Gerusalemme del movimento politico palestinese, nonche’ la sede dei negoziatori palestinesi. 

Niente di quanto sopra ha avuto luogo. Al contrario, Israele, sotto la guida di Ariel Sharon e dei governi piu’ reazionari e  contrari alla pace dai tempi delle trattative di Oslo, ha tergiversato a accettare la Road Map. Dopo lungo ritardo l’ha firmata condizionandola con 14 riserve che ha comunicate al cosiddetto Quartetto e pubblicate. 
La Road Map non ha mai preso impulso, e il fallimento e’ dovuto alla insistenza israeliana di dar luogo alle obbligazioni loro imposte dalla fase uno, solo dopo analoghi atti da parte palestinese. Il dibattito e’ ormai se la realizzazione degli obblighi e’ da intendersi sequenziale o imultanea. 

L’amministrazione ora in carica negli Stati Uniti sembra farsi carico della prima fase in modo ragionevole e prevede che le due parti si attivino sugli obblighi specifici, in modo simultaneo. Tuttavia mentre le autorita’ Statunitensi e Israeliane preposte alla sicurezza plaudono agli sforzi palestinesi circa gli obblighi della fase uno che li riguardano, gli Stati Uniti hanno serie difficolta’ a ottenere che Israele dia luogo agli obblighi di congelare le colonie e smantellare quelle di piu’ recente costruzione. Fintanto che gli Stati Uniti non riusciranno a convincere Israele in questo senso, le tre fasi della Road Map ma anche le iniziative di pace in genere, rimarranno ostaggio dell’intransigenza israeliana.   

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