Lo stupro israeliano delle risorse naturali di Gaza. Parte 4.

The Palestine Telegraph

 06.10.2009  

http://www.paltelegraph.com/opinions/editorials/2522-israels-rape-of-gazas-natural-resources-part-4
 

“Lo stupro israeliano delle risorse naturali di Gaza. Parte 4”

  di Peter Eyre  

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La parte orientale del Mediterraneo abbonda di gas naturale ed ha una riserva molto buona di petrolio rinvenibile a maggiori profondità. In molte regioni del mondo sono rintracciabili riserve sufficienti da condividere fra tutti e dalle quali trarre un comune vantaggio. Per un qualche motivo sconosciuto Israele non concorda con questo principio e, in realtà,  vuole sfruttare di fatto non solo le sue proprie riserve, ma pure quelle che appartengono ai palestinesi.



Per prima cosa si prenderanno in considerazione ancora una volta le riserve naturali nelle zona marittima di rispetto e si osserverà in quale modo Israele ha potuto o ha tuttora la possibilità di privare la Palestina delle sue stesse risorse fondamentali. In seguito, in questo articolo, si prenderanno in esame anche le potenzialità esistenti a terra nella West Bank e si mostrerà come alcune delle zone sottratte da Israele, o soggette al suo controllo, potrebbero ben fruttare alcune scoperte interessanti.
 

Come ho fatto precedentemente notare, il giacimento israeliano di gas naturale di Mari B è localizzato sul confine con Gaza e al suo interno, circondato da una cappa di segretezza. L’area attorno alla piattaforma è completamente interdetta all’accesso, come ci si dovrebbe  di norma immaginare, ma per questo giacimento di gas c’è di più, in quanto esso potrebbe estendersi all’interno delle acque di rispetto di Gaza. Dovesse essere questo il caso, allora si sarebbe compiuta una grave ingiustizia consistente fondamentalmente nella sottrazione ai palestinesi di risorse comuni e di tutta quell’incredibile ricchezza che tutto ciò comporta. 

La piattaforma Mari B entrò in funzione nel dicembre del 2003 fornendo circa 100 milioni di piedi cubici al giorno (MMcfpd). In seguito, nel 2004, la produzione crebbe fino a raggiungere i 170 MMcfpd. Le capacità produttive per il Mari B si era pensato potessero fornire fino a 600 MMcfpd. La compagnia aveva valutato che la riserva totale estraibile nel giacimento Mari B superasse un trilione di piedi cubici di gas naturale. nel frattempo, la Noble Energy fa anche una scoperta non sviluppata ancora, Noa, che è stata stimata contenere più di 200 miliardi di piedi cubici (Bcf) di gas naturale. Noa viene programmata perché entri in funzione in una fase successiva tramite un collegamento sottomarino alla piattaforma Mari B. 

Si prenda in considerazione nuovamente questa questione e ci si ponga la domanda relativa all’estensione del giacimento di gas Mari B oltre il confine, perché se così fosse, Israele sarebbe responsabile di furto di risorse comuni. Il giacimento di gas naturale di Noa (che è dislocato più all’esterno, verso occidente, rispetto a quello di Mari B) si prevede che sia in uso nel prossimo futuro. In realtà, il giacimento risulta formato da due giacimenti, il Noa e il Noa Sud. Per ciò che mi riguarda, essi si estendono di certo all’interno della zona marittima di rispetto di Gaza e costituiscono quindi riserve comuni. Per finire ci sono le riserve di Marine 1 e Marine 2, proprietà legittime di Gaza, entrambe completamente dislocate nel territorio di sua esclusiva pertinenza. 
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Di nuovo pongo la domanda se i palestinesi sono a conoscenza di queste cose e, nel caso affermativo, che cosa si sta facendo per indagare ed interrompere questo sfruttamento portato avanti dal governo israeliano? E’ una cosa totalmente vergognosa, che il mondo stia solo a guardare senza dire nulla, mentre la popolazione di Gaza vive nella povertà assoluta. Dove sono le Nazioni Unite e dove se ne sta la nostra coscienza? 

E’, inoltre, importante notare che l’Accordo di Oslo (con le manomissioni apportate da Israele) indica l’esistenza di due zone cuscinetto su entrambi i lati di quest’area  che in tal modo riducono l’area marittima di rispetto di Gaza espropriandoli dei loro legittimi diritti territoriali. In effetti, la piattaforma israeliana per il gas (Mari B) si trova ad appena ad un miglio nautico da questo confine, e ciò può suggerire, d’altra parte, l’idea che qui si stia facendo qualcosa di losco. Usualmente una piattaforma per l’estrazione del gas si trova ben all’interno dei bordi delle rispettive riserve in quanto ciò starebbe ad indicare ancora una volta che il giacimento in questione si sviluppa all’interno dei confini israeliani. 

Si volga ora uno sguardo al contesto relativo al gas e al petrolio presente nel sottosuolo. In uno dei miei precedenti articoli ho trattato di un giacimento di petrolio nel sottosuolo, situato molto vicino all’angolo nord orientale di Gaza. Questa riserva prende il nome di giacimento Heletz e da parecchi anni si sta estraendo petrolio greggio da questo sito. Diversi pozzi vennero trivellati all’interno della Striscia di Gaza, per essere poi abbandonati per un tempo alquanto considerevole; si può presumere solo che un giorno saremo testimoni di un ritorno alla prospezione in quest’area. Mi verrebbe da pensare che con le riserve sottomarine dell’area marittima di rispetto di Gaza ed il petrolio greggio localizzato nel sottosuolo vicino a Gaza che quest’area potrebbe fruttare sarebbe una scoperta discretamente entusiasmante. E’ interessante,inoltre, notare che le zone di produzione del tipo di Halez nel passato erano di proprietà palestinese. 

Ovunque a Gaza si può avere un chiaro segnale che c’è sia gas che petrolio. Le zone di interesse primario sono state dichiarate Aree Militari Israeliane Chiuse ed in quanto tali vietate ai palestinesi. E’ abbastanza comico il fatto che la West Bank sia stata suddivisa in zone, in quanto territorio palestinese, eppure appena un terzo dello stesso è accessibile all’utilizzo da parte loro. Anticamente, abbastanza di frequente fuoriusciva dal Mar Morto del catrame, fornendo in tal modo un segno evidente che la geologia del sottosuolo aveva diverse cose da offrire. 

In tempi più recenti, è stato rinvenuto del petrolio sulla riva occidentale del Mar Morto che è soggetta al controllo israeliano. Le riserve che sono state scoperte sulle rive settentrionali, centrali e meridionali e sono dislocate evidentemente nei Territori Palestinesi della West Bank. A causa della natura geologica del terreno in questa regione, potrei affermare che l’olio/petrolio è dislocato lungo la vallata di faglia che separa la West Bank dalla Giordania. Anche sull’altro lato del confine, in Giordania, si è sviluppata l’attività estrattiva. 

IsraeliwasheshishandsinDeadSeaOIl.jpgChe cosa c’è in serbo per i palestinesi? Potranno mai ottenere giustizia e avere la possibilità di avviare ricerche per ricuperare le risorse naturali di loro proprietà? Devo dire che Israele può fare proprio tutto quello che vuole e quando lo vuole e le Nazioni Unite continuano ad essere incapaci ad intervenire. Gli Stati Uniti se ne stanno ugualmente  da parte e non si pronunciano per una buona ragione…..la maggior parte dei programmi di sfruttamento del gas/petrolio sono gestiti da associazioni in compartecipazione con compagnie statunitensi  ed una interferenza di questo tipo potrebbe essere controproducente. 

Un israeliano sta lavandosi le mani nel petrolio del Mar Morto. 

deadsea7.jpgSi deve ricordare, inoltre, che l’area del Mar Morto fornisce altre risorse naturali che Israele sta già commercializzando da molti anni. La regione è divenuta produttrice mondiale di fertilizzanti, alcuni dei quali si basano su minerali estratti dal Mar Morto. L’evaporazione delle acque del Mar Morto lascia dietro a sé un assortimento di sali dati da cloruri di magnesio, sodio, potassio, calcio e bromuri….ecc. L’altro aspetto eccezionale di un ambiente di questo tipo è costituito dai prodotti per la salute ed il corpo. Come si è già detto in precedenza, i palestinesi sono stati completamente privati delle risorse di loro proprietà, mentre le ditte israeliane hanno fatto affari con la commercializzazione delle loro risorse. 

Quando si esamina il potenziale turistico a disposizione dei palestinesi si può riscontrare  che, se la comunità internazionale si fosse mantenuta ferma sulle sue posizioni e avesse premuto perché la West Bank venisse resa alla popolazione della Palestina, si sarebbe potuto vedere bene un mutamento sostanziale riguardo al  benessere della West Bank e di Gaza. Solo quando tutti gli israeliani se ne saranno andati dalla regione ritornerà la pace.

(tradotto da mariano mingarelli)