The Palestine Telegraph
17.09.2009
http://www.paltelegraph.com/opinions/editorials/2270-israels-rape-of-gazas-natural-resources-part-2-what-the-conflict-was-really-about
"Lo stupro delle risorse naturali di Gaza.
Parte 2: qual è stato il motivo reale del Conflitto."
di Peter Eyre

La Noble Energy scoprì il giacimento di gas naturale di Mari B nel marzo del 2000 e iniziò la prima produzione di Israele in mare aperto il 24.12.2003. Le capacità produttive sono state valutate fino a 600 MMcfpd [milioni di piedi cubi al giorno,ndt]. La Noble Energy ha stimato che il totale delle riserve estraibili sia superiore a un trilione di piedi cubi. La Noble Energy è il responsabile operativo del progetto con una partecipazione azionaria del 47,059% insieme ai soci israeliani quali la Avner Oil Exploration Limited Partnership, con il 23%, la Delek Drilling Limited Partnership, con il 25,5%, e la Delek Investment and Properties Ltd, con il 4,441%.
Si può dire con la massima certezza che il bacino di gas naturale Mari B e i bacini adiacenti di Noa appartengano completamente a Israele? Non arrivano forse fin sul confine come risulta da questa mappa della Noble Energy? I confini contesi non sono forse conformi alla normale Convenzione delle Nazioni Unite relativa al protocollo sulla Legge del Mare (UNCLOS)? Non acconsentono mai gli israeliani o non si conformano alla Legge Internazionale Marittima? Sorprendentemente, la risposta a tutte le precedenti domande è, per la maggiore, certamente no!
Ripetutamente si è preso atto dei fallimenti per ciò che consiste il sostegno offerto dalle Nazioni Unite al diritto internazionale. Si è visto nel 1995 l’accordo di Oslo, che ha attribuito 20 miglia nautiche ai pescatori di Gaza, cadere a pezzi dopo le accurate manomissioni apportate dal governo israeliano. A questo è seguito poi l’Accordo Bertini del 2002 che ha concesso loro 12 miglia nautiche, anche se si sa poco di questo accordo. Da questo momento si è visto l’IDF (Israeli Defence Forces) restringere tale zona a 6 miglia nautiche nel 2006. Oltre a tutto ciò ci sono state altre contrazioni quale quella della Zona K (una zona cuscinetto), ai confini settentrionali con Israele, la cui ampiezza è di 1,5 miglia nautiche, mentre a sud c’è la Zona M ai confini con l’Egitto, la cui ampiezza è di 1 miglio nautico. In mezzo c’è la Zona L che fondamentalmente è pure tutta sotto il controllo della marina israeliana effettuato in maniera estremamente aggressiva.
Mahmoud Abbas ha affidato il compito di vigilare sulla sicurezza dell’Area Marina in mare aperto di Gaza alla Marina israeliana per cui questa è divenuta una zona completamente chiusa. Quasi ogni giorno le cannoniere della marina minacciano i pescatori e li costringono a restare vicino alla costa con una totale mancanza di considerazione per qualsiasi accordo raggiunto. Si può vedere chiaramente che queste misure nulla hanno a che fare con la pesca, ma riguardano piuttosto la militarizzazione totale della Striscia di Gaza e la sicurezza delle risorse naturali in mare aperto.
La mia domanda successiva sarebbe sul perché mai il governo israeliano e la Noble Energy hanno scelto di trivellare proprio sul confine di Gaza (Palestina)? Perché ci sono delle Zone cuscinetto? Hanno forse dei programmi in agenda nascosti o dei piani per saccheggiare Gaza delle sue stesse risorse?
Questo si è visto in altre parti del mondo ove la compagnia che opera la trivellazione effettua la perforazione con tecniche di trivellazione inclinata o in diagonale per penetrare, attraverso il confine, nel giacimento di gas o di petrolio. 
C’è pure la questione di una piattaforma per trivellazioni subacquee o di zone proibite per piattaforme che offrano navigazione sicura e protezione per entrambe, piattaforme e navigazione. Nel caso di Mari B la piattaforma è collocata a meno di un miglio nautico dalle acque territoriali di Gaza e sarebbe perciò impossibile mettere in atto un allestimento di questo tipo senza che entrambi i paesi ne concordino le condizioni.
Riconosco che, dovendo essere il raggio consigliato per la sicurezza del Mari B di 6 miglia nautiche, questo viene a rappresentare parte del motivo che giustifica la creazione di una zona cuscinetto, ma come possono gli israeliani realizzare una zona di questo tipo che viene a collocarsi molto dentro le acque territoriali di Gaza? L’altro problema si verifica nel caso in cui un paese limita le attività di un altro (come nel caso della loro zona di diritto per la pesca) allora quel paese deve compensare i pescatori per la perdita di quella parte della loro zona di pesca.
Dal mio punto di vista, il problema più importante sta nel fatto che i confini non sono stati definiti con chiarezza dall’UNCLOS e continuano ad essere dei confini contesi. Inoltre, penso che ci sia un altro piano nascosto! Ritengo che il giacimento israeliano di Mari B si estenda in realtà entro le acque territoriali di Gaza, e questo dovrebbe essere il caso in cui il giacimento potrebbe essere classificato come proprietà comune. Israele sta ricavando gas da questo giacimento fin dal 2003 e nessuno ha battuto ciglio o ha contestato questo abuso.
Nel caso dei due giacimenti vicini di Noa e Noa Sud (dei quali Israele afferma di essere proprietario) sono entrambi sicuramente molto all’interno dei confini palestinesi. Si potrebbe constatare qui un caso classico di sfruttamento di risorse naturali palestinesi. Le Nazioni Unite hanno già individuato questo stupro, ma non fanno ancora nulla.
La geologia dell’intera area fa sì che l’esplorazione del Mediterraneo orientale rappresenti un affare estremamente allettante. Il fondo marino racchiude uno strato ricoperto di sale di grande spessore (dal tempo in cui il Mediterraneo era prosciugato) con al di sotto gas naturale. Sarei pure abbastanza ardito nell’affermare che molto più in profondità, al di sotto di questo gas, c’è del petrolio greggio. Nella regione, il suolo sottostante è molto attivo per lo spostamento della placca tettonica nonché per la presenza delle maggiori faglie. Dal sud, nella repubblica democratica del Congo, queste si estendono risalendo attraverso il Sudan meridionale, fino al Mar Rosso e alla zona del Mar Morto. E’ risaputo che questi tipi di aree continuano a ricostituirsi a seguito dell’enorme pressione sotto la crosta terrestre.
Si deve comprendere anche che entrambi, il petrolio greggio e il gas naturale, sono contenuti anche in sacche nella regione della Palestina e di Israele vicina al mare. E’ interessante notare che una delle estremità del pozzo che sta fornendo petrolio greggio per Israele da diversi anni si trova presso il bordo nord-orientale della Striscia di Gaza, che nel passato era territorio palestinese.
Malgrado il silenzio sull’argomento della zona di faglia descritta in precedenza, ora si dovrebbero prendere in considerazione le dure restrizioni che si hanno nella West Bank. Quando si guarda una mappa si può vedere con chiarezza che Israele ha il controllo su più della metà del territorio che si è ritenuto appartenesse alla Palestina.
Forse si possono vedere di nuovo alcuni piani nascosti sollevare il loro capo minaccioso. Nella storia, la regione attorno al Mar Morto ha svelato alcuni aspetti interessanti quando sono comparsi in molte località grossi pezzi di una sostanza sul tipo del catrame. C’è stato sempre un forte interesse riguardo a ciò che giace in fondo a questo strano ambiente di aspetto lunare ed è anche anticamente evidente e in ciò è riscontrabile un chiaro indizio di una gran quantità di petrolio e di gas nella regione.
Inoltre, una situazione simile a quanto accaduto nell’area marittima di Gaza, si potrebbe prevedere nella regione della West Bank? Il motivo che si nasconde dietro alla militarizzazione dell’intero settore orientale della West Bank è totalmente connesso all’avidità israeliana per il petrolio e il gas da ottenersi a qualsiasi prezzo? Si sta di nuovo vedendo lo sfruttamento delle risorse naturali palestinesi?
E’ un gran peccato vedere il fallimento delle Nazioni Unite nel sostenere il Diritto Internazionale. Esse hanno osservato spesso questa prepotente nazione prendere qualsiasi cosa essa voglia, il qualsiasi momento lo voglia. Le Nazioni Unite continuano a starsene da parte e non fare nulla. Il mondo sa che quello che si sta attuando qui è un "lento genocidio" con il generale proposito di togliere di mezzo tutti coloro che sono di origine araba, ricuperando la terra che essi sostengono essere stata donata loro secondo quanto scritto nella bibbia. Figurati quale diversa situazione ci potrebbe essere oggi se quando Abramo se ne stava sul monte Sinai in attesa di ricevere questo dono, egli avesse deciso di sistemare il suo popolo nell’area intorno al monte e nella penisola del Sinai. Si fosse comportato in questo modo, sarebbe stata lasciata in pace la Palestina a causa della sua legittima proprietà?
Nella Parte 3 osserveremo il potenziale saccheggio delle risorse in modo maggiormente dettagliato ed esamineremo i cosiddetti confini contesi e le regioni sottoposte a controllo militare che possono rivelare l’esistenza di altri piani nascosti.
Peter Eyre, consulente per il Medio Oriente
(tradotto da mariano mingarelli)