IL MASSACRO FATTO DALLA MILIZIA ALLEATA D'ISRAELE CONTINUA A GENERARE ORRORE 25 ANNI DOPO.

Nonostante sia trascorso un quarto di secolo, i Palestinesi ricordano ancora il massacro di Sabra e Chatila. 14 settembre 2007 ? di Selim Sahed Ettaba ? Beirut ? Middle East Ondine.

Ora restano poche tracce per ricordare l'orrore del massacro, ma quei palestinesi che sopravvissero alla carneficina dei miliziani cristiani durante l'invasione israeliana del Libano, 25 anni fa, non possono dimenticare i cadaveri, le urla e il fuoco degli spari.

Il piccolo cimitero dà una testimonianza irrilevante dell'incubo di quei tre giorni di carneficina a Sabra e a Chatila, ora poveri quartieri di baracche, dove bambini scalzi corrono all'interno degli stretti vicoli, all'ingresso meridionale di Beirut, la capitale del Libano.

Ma Nawal Abu Rudeina, di 31 anni, ricorda animatamente la strage che iniziò un quarto di secolo fa, una domenica nella quale lei perse tanti parenti stretti.

Essa aveva sei anni quando cominciò il massacro e le milizie cristiane, alleate di Israele, penetrarono, presi da una follia omicida, nei campi, appoggiate dalle forze israeliane, per ?vendicare? l'assassinio di due giorni prima del presidente-eletto Bashir Gemayel, capo della milizia.

Ancora oggi, ovviamente, il ricordo fa soffrire Abu Rudeina: ?Ovunque noi andassimo, c'erano cadaveri. Potevamo riconoscere qui un parente, là un vicino,? essa racconta.

Fra 800 e 2000 furono i civili palestinesi uccisi e 100 i libanesi perché le truppe israeliane erano state a guardare i miliziani mentre questi eseguivano lo sterminio di massa a Sabra e Chatila.

Ariel Sharon, all'epoca Ministro della difesa d'Israele, fu costretto a rassegnare le dimissioni l'anno seguente, dopo che uno speciale comitato israeliano di indagine lo aveva dichiarato ?personalmente responsabile? del massacro.

?Avevo sei anni. Gli israeliani lanciarono razzi luminosi e si poteva vedere come se si fosse in pieno giorno,? continua Abu Rudeina.

?Una donna libanese si precipitò dentro per avvertire mio padre che i miliziani stavano arrivando per ucciderci. Egli le disse ?smettila, stai spaventando i bambini,' ma essa insistette?.

La donna raccontò come poté guardare le scene terrificanti delle uccisioni mentre se ne stava nascosta in una piccola casa.

?Noi udimmo le grida disperate e le voci che urlavano: ? voi siete terroristi, vi stermineremo tutti' ?.

Alla fine la famiglia venne scoperta dai miliziani e Abu Rudeina perse 16 parenti. Fra loro c'era il padre e una sorella, incinta, dal cui corpo venne strappato il feto da un miliziano.

?Essi (i miliziani) erano fuori di testa per la droga, noi vedevamo aghi e droga sul pavimento,?racconta la donna che sfuggì al massacro con la madre e le sorelle.

Un altro sopravissuto, Mahmoud al-Saka, ora di 32 anni, dice: ?Essi uccisero la gente con le baionette, perfino i bambini piccoli.

?Allineavano gli uomini contro un muro e li fucilavano,? continua.

La mattina del secondo giorno del massacro, due banditi della milizia, con mandato israeliano, dell'Esercito del Libano Libero picchiarono alla porta di casa della famiglia di Saka, nel campo di Chatila.

?Ci fecero uscire tutti, scalzi. Le strade erano coperte di cadaveri,? racconta l'elettricista

Dice poi che i miliziani costrinsero i profughi ad avvicinarsi ad una larga buca nei pressi dei campi, dove essi vollero umiliare le donne, costringendole ad ululare.

?Dopo di ciò, essi rilasciarono le donne ed i bambini. Sentimmo sparare, poi nulla più,? racconta, aggiungendo: ?Non trovammo più mio padre e mio zio.?

Un gruppo di sopravissuti cercò di promuovere un'azione legale, in Belgio, contro Sharon ed un generale dell'esercito israeliano, in quanto responsabili del massacro di Sabra e Chatila, ma nel settembre del 2003 la Corte del Belgio respinse il procedimento.

I sopravissuti continuano ad incolpare l'esercito israeliano, Sharon e i comandanti delle milizie cristiano libanesi, compreso il defunto Elie Hobeika, il quale era a quel tempo capo del servizio segreto delle Forze Libanesi.

?Ci era stato detto che gli israeliani non facevano male ai civili, ma noi lo vedemmo con i nostri occhi quando gli israeliani tenevano sotto assedio i campi durante il massacro,?aggiunge la zia di Saka, Bariaa, che allora aveva 14 anni.

?I miliziani avevano scavato una fossa nel terreno dove essi volevano sotterrarci vivi con i bulldozer. All'ultimo momento arrivò un ufficiale israeliano e disse loro di lasciar liberi donne e bambini e poi di far prigionieri tutti gli uomini.?

?Quelli che vennero a prenderci, indossavano uniformi delle Forze Libanesi, ma l'ordine venne da Sharon. Noi accusiamo entrambi, Sharon e le Forze Libanesi,? conclude Bariaa.

Nawal Abu Rudeina dichiara: ?Noi vogliamo sapere la verità, vogliamo sapere chi li uccise. Anche se Hobeika e Sharon non sono più qui, c'è ancora tanta gente che partecipò al massacro e che è ancora viva.?

Hobeika venne ucciso nel 2002 nell'esplosione della sua auto, mentre Sharon è in coma fin dal gennaio del 2006.