Re-imaging peace, senza ambiguità ma con passi concreti
Recentemente si è svolto a Firenze il festival “Re-imaging peace”, diretto artisticamente soprattutto dalla cantante Noa e Mira Awad insieme ad altri artisti, sponsorizzata dalla sindaca Funaro “per promuovere il dialogo e la riconciliazione attraverso la cultura”. Evento contestato da varie associazioni: “La pace senza giustizia è propaganda sionista.”

In quest’occasione Assopace Firenze ha scritto una lettera aperta alla Comunità Ebraica, apparso sui social fiorentini che proponiamo:
Lettera aperta alla Comunità Ebraica di Firenze
Assopace Palestina al Balagan della Comunità Ebraica: parlare di Marwan Barghouti e di Abu Safiya
Cari amici della Comunità Ebraica di Firenze,
giovedi 9 luglio è annunciata al Balagan la presenza di Noa, nota per proporre una fratellanza tra ebrei e palestinesi attraverso l’arte e la musica. Già nel 1999, mentre l’aumento delle colonie israeliane in Cisgiordania azzerava il clima di speranza suscitato dagli accordi di Oslo, fu attraverso l’arte e la musica che Daniel Barenboim, direttore d’orchestra di fama mondiale ed Edward Said, intellettuale palestinese, crearono la West—Eastern Divan Orchestra, formata da musicisti di nazionalità diverse del medio oriente. L’iniziativa ebbe in quel momento un significato dirompente: non solo mostrava una collaborazione operativa fianco a fianco di ebrei ed arabi, ma sopratutto ribadiva la parità di diritti per i palestinesi. Ancora nel maggio del 2022 questa orchestra ha aperto il prestigioso Festival di Primavera di Praga.
Assai più modesto risulta il messaggio di Noa, ancorchè sponsorizzato da grandi mezzi. Noa sostiene che liberarsi dei leader criminali equamente presenti da entrambe le parti porterebbe i due popoli ad una qualche forma di riconciliazione. Troppo semplice trascurare il fatto che si è giunti a questa situazione drammatica attraverso un percorso costante e coerente di espansionismo israeliano, in cui la parte della società che lei chiama sana e sinceramente desiderosa di pace è residuale dopo essere stata sistematicamente sconfitta o ha taciuto e non ha voluto veramente contrastare gli avvenimenti. Bisogna riconoscere che oggi, rispetto al 1999, la situazione si è brutalmente drammatizzata. Israele ha esibito e propone un modello basato sull'uso sistematico della guerra, della tortura, dello sterminio della popolazione civile, della rapina di territorio. E’ questa una cruda realtà che non concede efficacia al solo invocare pace e convivenza, ma che impone di proporre iniziative ed azioni che diano a queste aspirazioni le gambe per realizzarsi.
E’ quello che crediamo di poter chiedere al Balagan. In altri paesi, a partire dagli Stati Uniti vi è, nelle comunità ebraiche, un vivace dibattito sull'operato di Israele. Le posizioni di coloro che sono fortemente critici e parlano apertamente di genocidio sono ben conosciute. Gli ebrei rappresentano una quota non indifferente dei manifestanti per la Palestina che vengono fermati dalla polizia. In Italia la situazione è molto diversa: l'opinione pubblica non percepisce un dibattito simile. Le poche voci che si levano con decisione nel mondo ebraico a difesa del diritto internazionale più volte violato da Israele, trovano solo tiepidi appoggi quando non addirittura ostilità da parte delle comunità ebraiche italiane. Trovano anche scarsissima risonanza nei media, tanto che alcuni gruppi sono stati costretti a fare uscire annunci a pagamento sui giornali per poter fare conoscere la propria posizione. D'altro canto il governo israeliano ed altri importanti personalità del paese non perdono occasione per ripetere che stanno agendo in nome e per la sicurezza di tutti gli ebrei, trascinandoli e responsabilizzandoli nella marcia verso l'abisso. Questo fa sì che la gente comune percepisca l’ebraismo come monolitico e il portare la kippah venga considerato motivo di identificazione non solo religiosa ma sopratutto politica. Per tutto questo, per il nostro rispetto dell'ebraismo, riteniamo tanto importanti le voci di coloro che dicono "non in nostro nome".
Se dunque il Balagan è luogo di incontro in cui posizioni diverse hanno modo di esprimersi, è lecito attendersi che vi si esprimano senza ambiguità non solo auspici di pace, ma anche iniziative che possano costituire un simbolo ed un passo concreto in tale direzione tra le quali vi è la campagna per la liberazione di Marwan Barghouti - il Mandela palestinese - e del pediatra Abu Safiya, ridotto in fin di vita dalle torture nelle carceri israeliane.
Cordialmente
Assopace Palestina – Sezione di Firenze, 7 luglio 2026