3 anni di genocidio di Israele a Gaza: le donne affrontano morte, perdita e aborti spontanei

Donne palestinesi attendono cure per i loro figli in una clinica dell'Ospedale Nasser, con forniture mediche limitate e condizioni difficili a Khan Yunis, Gaza, l'11 settembre 2025. [Abed Rahim Khatib – Agenzia Anadolu]

A tre anni dall'inizio del genocidio perpetrato da Israele nella Striscia di Gaza, i dati palestinesi e delle Nazioni Unite mostrano conseguenze devastanti per donne e ragazze, che vanno da morti, feriti e sparizioni fino all'aumento dei tassi di aborto spontaneo, parti insicuri e malnutrizione, riferisce Anadolu.

Il collasso del sistema sanitario di Gaza ha inoltre privato le donne in gravidanza dell'assistenza medica, costringendone alcune a partorire in casa o nei centri di accoglienza per sfollati, mentre i cambiamenti nelle strutture familiari hanno lasciato decine di migliaia di donne con la responsabilità di mantenere i propri nuclei familiari.

I dati pubblicati dall'Ufficio Centrale di Statistica Palestinese il 18 luglio 2026 hanno mostrato che 12.400 donne, escluse le ragazze, sono state uccise a Gaza dal 7 ottobre 2023.

L'ufficio ha inoltre dichiarato che donne e bambini rappresentano 4.700 delle 11.200 persone segnalate come scomparse, con il destino di molti ancora ignoto nel timore che alcuni si trovino ancora sotto le macerie degli edifici distrutti.

– Bilancio umano

UN Women (ONU Donne),  in un rapporto dell'aprile 2026 intitolato The Cost of War on Women and Girls (Il costo della guerra per donne e ragazze), ha stimato che più di 38.000 donne e ragazze siano state uccise tra ottobre 2023 e dicembre 2025 — una media di quasi 47 al giorno.

Il rapporto aggiunge che "ci sono circa 11.000 donne e ragazze con lesioni permanenti". 

Le sopravvissute continuano ad affrontare rischi quotidiani dovuti a bombardamenti, fame, sfollamenti ripetuti e restrizioni all'accesso ai servizi essenziali, si legge nel rapporto.

Secondo il rapporto, più di 71.200 palestinesi sono stati uccisi nel periodo preso in esame, con donne, bambini e anziani che insieme rappresentano più della metà di tutte le vittime.

Il rapporto ha avvertito che la cifra è probabilmente inferiore al bilancio effettivo delle vittime "a causa del collasso dei sistemi di informazione  e di segnalazione sanitaria".

La più alta percentuale di decessi tra donne e bambini è stata registrata nei primi sei mesi di guerra, quando rappresentavano quasi i due terzi delle vittime documentate.

Il rapporto afferma che, nonostante un accordo di cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre 2025, donne e ragazze continuano a essere uccise e ferite, mentre le condizioni umanitarie e sanitarie che minacciano le loro vite non mostrano miglioramenti significativi.

– Il deterioramento della salute riproduttiva

Fin dai primi mesi del genocidio, le organizzazioni per i diritti umani e la salute hanno documentato un netto deterioramento della salute riproduttiva delle donne, a causa degli attacchi alle strutture mediche, della mancanza di accesso alle cure sanitarie, degli sfollamenti ripetuti e della malnutrizione.

Nel luglio 2024, l'International Planned Parenthood Federation (Federazione Internazionale per la Pianificazione Familiare) ha dichiarato che gli aborti spontanei a Gaza erano aumentati di almeno il 300% nei primi nove mesi di guerra.

L'organizzazione Physicians for Human Rights ha dichiarato nel gennaio 2026 che il suo rapporto, intitolato Destroying Hope for the Future: Reproductive Violence in Gaza (Distruggere la speranza per il futuro: la violenza riproduttiva a Gaza), ha documentato 2.600 aborti spontanei durante la prima metà del 2025.

Il rapporto ha inoltre documentato 220 decessi legati alla gravidanza e 1.460 nascite premature, mentre più di 2.500 neonati hanno richiesto cure intensive.

Dati precedenti del Ministero della Salute di Gaza mostravano che il 57,1% delle donne incinte registrate nel 2025 soffriva di anemia.

– Parti insicuri

I rapporti sui diritti umani affermano che le donne in gravidanza a Gaza hanno affrontato crescenti difficoltà nell'ottenere cure prenatali e di assistenza al parto a causa del deterioramento del sistema sanitario.

UN Women ha dichiarato che a Gaza si registravano circa 130 parti al giorno a marzo 2025, con oltre un quarto di essi avvenuti tramite parto cesareo, il che ha esercitato un'ulteriore pressione su un sistema sanitario già indebolito.

Il collasso dei servizi sanitari ha costretto molte donne a partorire in casa e nei centri di sfollamento, lontano da cure mediche di emergenza, si legge nel rapporto.

Anche dopo il cessate il fuoco, circa 15 parti a settimana hanno continuato a verificarsi al di fuori degli ospedali, spesso senza ostetriche qualificate e in condizioni non sicure.

La fame e la malnutrizione hanno inoltre aumentato i rischi per le donne in gravidanza e per i neonati, tra cui basso peso alla nascita, parto prematuro, nati morti e decessi materni.

Entro luglio 2025, il 40% delle donne in gravidanza e in allattamento a Gaza soffriva di malnutrizione, mentre circa mezzo milione di donne e ragazze rischiava la carestia, secondo UN Women.

Il rapporto stimava che 37.000 donne in gravidanza e in allattamento, insieme a 50.000 ragazze, avrebbero necessitato di cure per la malnutrizione acuta durante l'anno successivo al cessate il fuoco.

In un altro rapporto pubblicato il 19 giugno 2026, UN Women ha dichiarato che 1 milione di donne e ragazze a Gaza non aveva accesso all'acqua pulita, 690.000 vivevano in rifugi sovraffollati e 328.000 ragazze non frequentavano la scuola.

– Tasso di aborto triplicato

Gli ultimi dati del Ministero della Salute di Gaza mostrano che i rischi per le donne in gravidanza persistono nonostante il cessate il fuoco.

Il ministero ha registrato circa 3.958 aborti spontanei tra gennaio e giugno 2026.

Un'infografica pubblicata dal ministero il 20 luglio ha mostrato che il tasso di aborto spontaneo ha raggiunto i 208,5 casi ogni 1.000 nati vivi durante la prima metà del 2026, rispetto ai 64 casi ogni 1.000 nati vivi nella seconda metà del 2025 — circa 3,3 volte il tasso precedente.

Aprile ha registrato il tasso mensile di aborti spontanei più elevato, pari a 377,25 ogni 1.000 nati vivi, mentre giugno ha registrato il numero più alto di aborti spontanei con 790 casi.

I dati mostrano che il 73,6% degli aborti spontanei è avvenuto durante il primo trimestre, prima del completamento delle 13 settimane di gravidanza, mentre il 26,4% è avvenuto durante il secondo trimestre, tra la 13ª e la 24ª settimana.

– Più nuclei familiari guidati da donne

La guerra ha inoltre ridefinito migliaia di famiglie a Gaza, costringendo un numero maggiore di donne ad assumersi la responsabilità del sostentamento del proprio nucleo familiare a seguito della morte, del ferimento o della scomparsa dei mariti e della perdita di reddito.

Secondo UN Women, la percentuale di nuclei familiari palestinesi a Gaza guidati da donne è salita dal 9% prima della guerra al 14%.

Il rapporto afferma che, come risultato del conflitto, 58.600 nuclei familiari sono ora guidati da donne.

Il documento evidenzia che questo cambiamento ha imposto carichi economici e sociali a lungo termine su donne e ragazze, accanto alle responsabilità di assistenza e ai bisogni di protezione derivanti dagli sfollamenti, dalla povertà e dalla perdita di membri della famiglia.

Israele continua a violare il cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre 2025, con 1.460 palestinesi uccisi e 5.116 feriti negli attacchi fino a lunedì, secondo il Ministero della Salute di Gaza.

Dall'inizio del genocidio nell'ottobre 2023, più di 74.000 palestinesi sono stati uccisi e oltre 175.000 feriti, mentre circa il 90% delle infrastrutture di Gaza è stato danneggiato o distrutto.

3 years of Israel’s genocide in Gaza: Women face death, loss, miscarriages – Middle East Monitor

Traduzione a cura di Associazione di Amicizia Italo-Palestinese di Firenze ODV