“Non hanno diritti”: il rabbino capo di Israele nega l’esistenza del popolo palestinese

Il rabbino capo di Israele, David Yosef, ha negato l’identità nazionale e i diritti del popolo palestinese, invocando al contempo la distruzione di Gaza e la ripresa degli insediamenti ebraici nell’enclave.

The Palestine Chronicle, 23 agosto 2026

 

Punti chiave

  • Il rabbino capo sefardita di Israele, David Yosef, ha dichiarato che “non esiste un popolo palestinese” e che i palestinesi “non hanno diritti”.
  • Yosef ha affermato che Gaza e le città della Cisgiordania occupata appartengono agli ebrei e ha invocato la distruzione di Gaza e la creazione di insediamenti ebraici.
  • Le dichiarazioni hanno suscitato condanne per la negazione dell’identità e dei diritti dei palestinesi e per le loro implicazioni disumanizzanti, nel contesto del genocidio perpetrato da Israele a Gaza.

«Non esiste una cosa chiamata popolo palestinese»

Il rabbino capo sefardita di Israele, David Yosef, ha negato l’esistenza dei palestinesi come popolo e ha dichiarato che essi «non hanno diritti» durante un discorso tenuto al Museo di Gush Katif a Gerusalemme Ovest.

«Non esiste un popolo palestinese e i palestinesi non hanno diritti», avrebbe affermato Yosef.

Secondo quanto riportato sul discorso, il rabbino capo si è spinto oltre, rivendicando il diritto ebraico sulla Striscia di Gaza e sulle città di tutta la Cisgiordania occupata.

Yosef ha inoltre invocato la distruzione di Gaza e la creazione di insediamenti ebraici nell’enclave palestinese.

Le sue dichiarazioni sono giunte in un contesto di crescenti richieste da parte di alti funzionari israeliani e di figure politiche e religiose di estrema destra per il ripristino degli insediamenti a Gaza e lo sfollamento della popolazione palestinese.

Rivendicazioni su Gaza e la Cisgiordania

Il luogo in cui Yosef ha tenuto il discorso riveste un significato particolare. Il Museo di Gush Katif commemora il blocco di insediamenti israeliani che esisteva nella Striscia di Gaza fino a quando Israele non li smantellò nell’ambito del suo ritiro dall’enclave nel 2005.

Le richieste di ricostruire gli insediamenti a Gaza sono entrate sempre più nel discorso politico mainstream israeliano durante la guerra genocida iniziata nell’ottobre 2023.

Il ministro della Sicurezza nazionale di estrema destra Itamar Ben-Gvir ha recentemente ribadito questa visione, affermando di volere che gli insediamenti israeliani fossero istituiti «in tutta Gaza» e invitando al contempo i palestinesi a lasciare l’enclave.

Anche il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e altre figure politiche israeliane hanno sostenuto la ripresa degli insediamenti a Gaza e quella che descrivono come l’«emigrazione» della popolazione palestinese.

Gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati sono illegali secondo il diritto internazionale.

«Clima ideologico e religioso»

Il Council on American-Islamic Relations (CAIR) ha condannato le dichiarazioni di Yosef definendole «piene di odio», avvertendo che la retorica che nega l’esistenza e i diritti dei palestinesi comporta conseguenze particolari nel contesto della guerra in corso a Gaza.

«È profondamente inquietante che un leader religioso neghi l’esistenza stessa e i diritti fondamentali di un intero popolo», ha affermato Nihad Awad, direttore esecutivo nazionale del CAIR.

«Tale retorica disumanizza i palestinesi e contribuisce a creare un clima ideologico e religioso in cui il genocidio viene normalizzato e giustificato», ha aggiunto Awad.

Awad ha sottolineato che l’identità e i diritti dei palestinesi non sono questioni che spetta alle autorità politiche o religiose israeliane determinare.

«I palestinesi sono un popolo con una storia, una cultura, un’identità e un legame con la propria patria profondamente radicati», ha affermato. «La loro esistenza e i loro diritti umani non sono questioni che qualcuno possa concedere o negare».

«La negazione dell’umanità e dei diritti dei palestinesi non deve diventare la norma», ha aggiunto.

 

(Fonti: PC, Al Jazeera, CAIR)

 

Traduzione a cura dell'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze