Tunnel: un dilemma strategico israeliano difficile da risolvere militarmente nel prossimo futuro

Giovedì 5 febbraio-2026

GAZA, (FOTO)

I funzionari dell'esercito israeliano riconoscono che le loro forze sono riuscite a gestire, finora, solo circa metà della rete di tunnel della resistenza che si estende sotto la Striscia di Gaza, suggerendo che potrebbe richiedere più tempo del previsto, alla luce di quella che l'esercito descrive come la complessità del dossier sotterraneo e la difficoltà di risolverlo nel prossimo futuro.

I funzionari hanno riferito che le loro forze hanno iniettato, a iniziare dallo scoppio della guerra genocida nella Striscia di Gaza circa 2 anni e mezzo fa, più di 250.000 metri cubi di una miscela di terra e acqua nella rete di tunnel della resistenza, che si estende per più di 150 chilometri, nel tentativo di distruggere le sue infrastrutture sotterranee.

Il sito web ebraico Channel 12 ha riportato giovedì, citando un funzionario militare, che finora l'esercito ha gestito solo circa metà della rete di tunnel, prima di procedere all'attuazione della seconda fase dell'accordo di cessate il fuoco annunciato il 10 ottobre 2025.

Ha dichiarato: "Stiamo conducendo una battaglia, con grande determinazione, contro le infrastrutture sotterranee di Hamas," e stimiamo che per gestire tutti i tunnel potrebbero essere necessari altri due anni.

Una rete complessa con  molteplici scopi

La questione dei tunnel rappresenta, fin dallo scoppio della guerra, una delle sfide più complesse per  l'esercito israeliano, poiché Israele ritiene, secondo quanto riportato da fonti ebraiche, che Hamas abbia usato questa rete per molteplici scopi. Tra questi, il nascondiglio dei propri leader, fattore che ha contribuito a farli sfuggire per lunghi periodi ai tentativi di eliminazione mirata per via aerea, oltre a permettere loro di nascondersi dalle forze di terra e di tenere prigionieri israeliani all'interno dei tunnel stessi.

Secondo lo stesso rapporto, l'esercito israeliano è stato costretto ad affrontare quella che ha definito una sfida senza precedenti, che lo ha spinto a sviluppare capacità speciali per rilevare tunnel che si estendono per centinaia di chilometri all'interno dell'enclave e distruggerli, affidandosi a sistemi di intelligence e tecnologie avanzate di sorveglianza.

Il funzionario militare ha spiegato che l'esercito sta conducendo attività di monitoraggio intensivo da circa un anno nell'ambito della guerra su quella che viene chiama infrastruttura sotterranea, considerando che ha ottenuto importanti risultati in questo campo.

Ha aggiunto: "Stiamo riempiendo i tunnel con una sostanza composta da una miscela di terra e acqua, e la spingiamo in quantità enormi. Abbiamo iniettato più di 250.000 metri cubi in più di 150 chilometri di gallerie," osservando che questo metodo "causa danni significativi anche se non porta alla distruzione completa."

Con l'inizio della seconda fase dell'accordo di cessate il fuoco, l'esercito israeliano sostiene che Hamas stia agendo con estrema cautela riguardo a qualsiasi attività di ripristino dei tunnel e che attualmente non sta lavorando per scavarli, consapevole di quella che ha definito una situazione fragile e per timore di ritardare l'attuazione delle disposizioni dell'accordo.

Al contrario, le autorità israeliane sostengono che Hamas stia svolgendo alcuni lavori limitati per riparare le infrastrutture sotterranee in alcune aree, nel tentativo di recuperare ciò che resta di strutture e attrezzature. Nelle ultime settimane, l'esercito israeliano ha iniziato a condurre operazioni di perforazione esplorativa in siti sospettati di contenere tunnel non scoperti, con l'obiettivo di ampliare il campo delle operazioni di rilevamento e distruzione.

Un'arma strategica

Il funzionario militare ha stimato che eliminare quella che definisce la minaccia strategica rappresentata dai tunnel richiederà non meno di altri due anni, affermando: "Abbiamo davanti a noi un lungo periodo di tempo per affrontare questa complessa infrastruttura."

Ha aggiunto: "Stiamo parlando di centinaia di chilometri di tunnel, e la convinzione che sia possibile chiudere questa questione in poco tempo è un pensiero fondamentalmente errato."

Allo stesso tempo, la fonte militare ha sottolineato che l'esercito israeliano si astiene deliberatamente in alcuni casi dal gestire certi tunnel, classificandoli come poco importanti e non rappresentativi di una vera minaccia, secondo la sua valutazione.

Sin dall'operazione in cui Hamas catturò il soldato israeliano Gilad Shalit nel 2006, l'esercito israeliano ha faticato a distruggere la rete di tunnel sotto l'enclave, impiegando tutto il suo apparato di intelligence per distruggere l'arma strategica che Hamas lanciò nel 2001. In quell’anno, il gruppo fece saltare in aria il sito militare israeliano Termid a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, uccidendo 5 soldati e ferendone a decine, attraverso un tunnel di lunghezza non superiore a 150 metri, utilizzato per piazzare ordigni esplosivi sotto il sito.

I tunnel della resistenza hanno mantenuto il loro ruolo centrale e fondamentale in tutte le battaglie, e hanno persino sviluppato le loro capacità militari. A seguito della Battaglia della Spada di Gerusalemme nel 2021, il defunto leader di Hamas Yahya Sinwar ha dichiarato che Hamas e le fazioni palestinesi a Gaza avevano preparato tunnel, sotto l’enclave, che superano i 500 chilometri, la cui superficie non supera i 360 chilometri quadrati.

Da parte sua, il defunto capo dell'ufficio politico del Movimento, Ismail Haneyya, confermò che Gaza "ha prodotto tunnel per la resistenza che sono il doppio dei tunnel del Vietnam", che raggiungevano circa 270 chilometri e furono utilizzati dai comunisti vietnamiti nella loro guerra contro gli Stati Uniti d'America tra il 1955 e il 1975.

Un rapporto della rivista americana Foreign Policy, pubblicato all'inizio di novembre del mese in corso, ha confermato che "la rete di tunnel stabilita dalle fazioni di resistenza palestinese a Gaza porta somiglianze strategiche e tattiche con i tunnel del Vietnam." Il rapporto ha sottolineato che "la più grande paura dell'esercito israeliano risiede nei tunnel di combattimento nascosti, in cui l'elemento sorpresa giocherà un ruolo fondamentale nello spostare l'equilibrio del conflitto a favore delle fazioni palestinesi a Gaza."

Secondo uno studio del ricercatore Rami Abu Zubida pubblicato dall'Egypt Institute for Studies nel 2020, questi tunnel sono suddivisi in tunnel strategici, difensivi, da combattimento, tattici e altri destinati a rifornimenti e comunicazioni, comando e controllo.

Cedimento della recinzione sotterranea

A causa dell'estrema complessità che circonda la rete di tunnel che copre la Striscia di Gaza, Israele ha sviluppato nel 2017 una barriera intelligente in ferro lungo il confine con Gaza. Essa si estende per 65 chilometri, è alta 6 metri, è dotata di radar, telecamere, un sistema di sorveglianza marittima e armi moderne controllate a distanza. Include inoltre una barriera sotterranea a una profondità di diversi metri dotata di sensori di precisione per rilevare qualsiasi eventuale attività di scavo.

L'esercito israeliano ha utilizzato circa 126.000 tonnellate di acciaio solido per la costruzione di questa barriera e, quando Israele ne ha completato la realizzazione  nel 2021, l'ha definita come "l'unica del suo genere al mondo, un progetto tecnologico creativo di prima classe, capace di privare Hamas di una delle capacità che cercava di sviluppare."

Secondo analisti ed esperti di affari militari israeliani, la recinzione di ferro, che è costata a Israele circa 1,1 miliardi di dollari USA, ha fallito clamorosamente nel fornire uno scudo difensivo ai cittadini israeliani lungo il confine. Secondo le ammissioni dello steso esercito israeliano, Hamas è riuscito, la mattina di sabato 7 ottobre 2023, a sfondare il muro con estrema facilità in 29 punti diversi.

Tunnels: An Israeli strategic dilemma that is difficult to resolve militarily in the near future

Traduzione a cura di Associazione di Amicizia-Italo Palestinese Onlus, Firenze