Nena News
08.06.2013
http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=77422&typeb=0&Il-governo-e-nuovo-l-impotenza-palestinese-sulle-colonie-no
Il governo è nuovo, l'impotenza palestinese sulle colonie no
Hamas e la sinistra contestano il neo-premier Rami Hamdallah: non opererà per la riconciliazione nazionale e non inciderà sullo stop agli insediamenti israeliani
di Michele Giorgio
Ramallah (Cisgiordania), 8 giugno 2013, Nena News - Rami Hamdallah, sostituto di Salam Fayyad, ha giurato giovedì sera a Ramallah, assieme ai suoi ministri, davanti al presidente dell'Autorità Nazionale Abu Mazen. È nato il nuovo governo palestinese in Cisgiordania, "nuovo" però lo è fino a un certo punto. Non pochi dei ministri dell'esecutivo di Salam Fayyad sono rimasti al loro posto. Uno dei motivi che hanno spinto i partiti e movimenti palestinesi a Gaza - non solo Hamas ma anche la sinistra, Fronte popolare e il Fronte democratico - a contestare la formazione di un governo che non opererà per la riconciliazione nazionale, tema centrale della politica interna palestinese dal 2007 a oggi.

Hamdallah, un accademico senza esperienza politica e legato a Fatah, come il suo predecessore piace agli Stati uniti. Israele lo considera un «pragmatico». Personaggio schivo, getta acqua sul fuoco delle polemiche interne precisando che il suo esecutivo rimarrà in carica pochi mesi e «lascerà il posto all'esecutivo di unità nazionale». Come dire: sono un premier di passaggio, non vi accorgerete della mia presenza. A Ramallah però le cose raramente vanno secondo i programmi annunciati. Fayyad doveva rimanere primo ministro di un governo d'emergenza solo per un mese e, invece, senza avere mai ricevuto la fiducia del Consiglio Legislativo, su quella poltrona è rimasto per sei anni, grazie anche alle pressioni dei suoi sponsor americani ed europei. A Gaza però non sono così diversi. Il premier di Hamas, Ismail Haniyeh, non lo schiodano dalla sua carica dal 2007. Un deputato del suo movimento, Yahia Mousa, con coraggio qualche sera fa gli ha fatto notare che se Fatah non favorisce la riconciliazione nazionale, Hamas non può vantare una linea diversa e che anche il premier di Gaza dovrebbe farsi da parte per aiutare la ricomposizione dell'unità nazionale palestinese.
Tuttavia questo importante dibattito, ancora troppo limitato, sulle strade da percorrere per arrivare a una piattaforma politica nazionale condivisa tutti i palestinesi, diventa secondario quando si osserva l'impotenza palestinese di fronte alla colonizzazione israeliana della Cisgiordania e di Gerusalemme Est, che, non a caso, è da quattro anni il punto forte della posizione di Abu Mazen rispetto a una eventuale ripresa del negoziato con Israele. Stop alle costruzioni negli insediamenti o niente trattativa, ripete il presidente dell'Anp agli israeliani e al nuovo segretario di Stato Usa, John Kerry, che si appresta a dare il via alla sua quinta missione volta a «rilanciare il processo di pace» in Medio Oriente. A dare il "welcome" a Kerry ci ha pensato due giorni fa il vice ministro della difesa israeliano Danny Danon facendo sapere che il suo governo è contro la soluzione dei "due Stati" e che si opporrà alla nascita dello Stato di Palestina accanto a Israele.
A condurre il gioco è sempre il premier israeliano Netanyahuche lancia la palla nel campo avversario esortando Abu Mazen, come ha fatto l'altro giorno alla Knesset, «a dare una possibilità alla pace». Ossia i palestinesi devono rinunciare al blocco dell'espansione degli insediamenti israeliani e tornare senza condizioni al tavolo dei colloqui bilaterali. A Ramallah qualcuno, a mezza bocca, dice che l'Anp alla fine cederà. Netanyahu comunque va dritto per la sua strada incurante degli amichevoli rimbrotti dell'Amministrazione Obama che ritiene «controproducenti per la pace» i progetti di espansione delle colonie.
Giovedì si è saputo dell'ultimo sviluppo, grazie a una rivelazione di del giornale Haaretz. Israele si prepara a costruire a vantaggio dei suoi coloni uno svincolo stradale nel corridoio di terra, tra Gerusalemme Est e la colonia di Maale Adumin, noto come «zona E1». Sul terreno il progetto interessa poche centinaia di metri, però sarà realizzato nella «zona E1» e ciò conferma l'intenzione delle autorità israeliane di proseguire la colonizzazione anche in quel lembo di terra, tra Gerusalemme e la Valle del Giordano, mettendo a rischio la creazione di uno Stato palestinese con un territorio omogeneo.
La Valle del Giordano è una delle regioni più fertili dei Territori occupati e uno dei principali target dell'occupazione militare. Israele vi ha costruito numerose colonie, ora però fa sapere che vi realizzerà un grande villaggio, Nueimah, non per i suoi settler bensì per i beduini «che oggi vivono in abitazioni e baracche illegali in condizioni difficili». Generosità pelosa, denunciano i palestinesi. In Nueimah il governo Netanyahu intenderebbe trasferire le comunità beduine, come la tribù dei Jahalin, ora sparse su terre che, nei progetti delle autorità di occupazione, sono destinate alla costruzione di strade e per l'espansione delle colonie. Nena News