Nena News
06.11.2012
http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=40070&typeb=0&Diritto-ritorno-Abu-Mazen-resta-sotto-pressione
Diritto ritorno, Abu Mazen resta sotto pressione
Continua la bufera provocata sulle parole pronunciate dal presidente dell'Anp alla tv israeliana. Il dietro front non convince i palestinesi
di Michele Giorgio
Gerusalemme, 06 novembre 2012, Nena News - Tra un gran numero di palestinesi si discute delle ragioni della debolezza e della scarsa credibilità del presidente dell'ANP (e dell'OLP) Abu Mazen.

Il clima regionale mutato dopo la «primavera araba», la crescita dell'islamismo e la popolarità di Hamas, il ricatto dell'aiuto occidentale, l'incapacità di giocare alla pari con Israele, solo per citarne alcune. A queste però occorre aggiungere l'innata abilità di Abu Mazen di scavarsi da solo la fossa politica. Lo si è visto nel fine settimana quando il presidente dell'ANP ha dovuto fare una repentina, quanto imbarazzante, marcia indietro e riaffermare il suo rispetto del diritto dei profughi palestinesi e dei loro discendenti a ritornare alle città e villaggi d'origine (oggi in territorio israeliano).
«Non ho mai rinunciato e non rinuncerò mai al diritto al ritorno, ho parlato a titolo personale», ha detto a una tv satellitare egiziana. «Quello che dico ai palestinesi non è diverso da quello che dico agli israeliani o agli americani o a chiunque altro», ha aggiunto. Il danno però è fatto. Le parole pronunciate da Abu Mazen davanti alle telecamere della rete televisiva israeliana Canale 2, sono rimaste stampate nella memoria di gran parte dei palestinesi.
Rispondendo a varie domande, Abu Mazen aveva spiegato che per lui lo Stato di Palestina è composto solo da Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est (i territori occupati da Israele nel 1967) e che tutto il resto della Palestina storica è Israele. Fin qui tutto in linea con la nota soluzione dei «due Stati» portata avanti dall'ANP da venti anni a questa parte. Abu Mazen però era ansioso di mostrarsi più moderato del solito agli occhi israeliani che andranno al voto il 22 gennaio, pensando forse di dare una mano ai (presunti) centristi avversari del premier di destra Netanyahu (che, comunque, secondo i sondaggi le elezioni le ha già vinte). Così ha aggiunto che pur essendo un profugo di Safad e desideroso di visitarla, non intende risiedere in quella città che ora è parte di Israele.
Parole che a molti palestinesi sono apparse una rinuncia al diritto al ritorno, sancito dalla risoluzione 194 dell'ONU. Il presidente dell'ANP - che guida anche il movimento Fatah e guida il Consiglio esecutivo dell'OLP - peraltro non ha chiarito se, nella sua visione, i rifugiati potranno andare nei territori del futuro Stato di Palestina e se ci sarà almeno un ritorno limitato dei profughi in Israele. In ogni caso tutti i leader politici israeliani, sino ad oggi, hanno escluso l'attuazione della risoluzione 194 dell'ONU, sostenendo che il ritorno dei 5 milioni di palestinesi sarebbe un «suicidio» per lo Stato ebraico concepito dai padri del sionismo che avviarono la colonizzazione della Palestina.
L'«apertura» di Abu Mazen, naturalmente, ha raccolto la pronta approvazione di Israele, in particolare del presidente Shimon Peres. Netanyahu invece non si è lasciato incantare. Il premier che i palestinesi li vede in futuro confinati in «bantustan» (di fatto già lo sono) e che immagina uno Stato di Palestina senza alcuna sovranità reale, sul diritto al ritorno dei profughi ha tagliato corto, aggiungendo che Abu Mazen racconta frottole. E i fatti, tragicamente, gli hanno dato ragione perché poche ore dopo il presidente dell'ANP ha rettificato le sue dichiarazioni sotto la pressione delle critiche e delle polemiche interne. In casa palestinese infatti si è scatenato un tornado. In un comunicato il Fronte popolare (Fplp) ha accusato Abu Mazen di tradire lo statuto dell'OLP. «Abu Mazen vive nella terra dei sogni, crede che facendo queste dichiarazioni otterrà qualcosa da Israele e Stati Uniti, ma si sbaglia», ha commentato Rabah Muhanna, un leader del Fplp della Striscia di Gaza. Pesanti i commenti di Hamas. E a Gaza hanno prontamente manifestato in strada bruciando poster con la sua immagine.
E mentre ai vertici della politica palestinese si praticava l'ennesimo harakiri, a Gaza un disabile di 20 anni veniva ucciso dal fuoco dei soldati israeliani solo perché era entrato per errore nella «zona cuscinetto» (imposta da Israele).
Da Gaza però arriva anche un piccola buona notizia. I pescatori sono usciti in mare andando oltre il limite imposto dal blocco navale israeliano. E dopo anni sono riusciti a fare una buona pesca. «Un pescatore ci ha detto che da tre anni non riuscivano a pescare così tanto e bene - riferisce l'attivista Rosa Schiano uscita in mare con altri internazionali - ci è costato, certo, tante cannonate d'acqua da parte della marina israeliana, però è andata bene così». Nena News
Gerusalemme, 06 novembre 2012, Nena News - Tra un gran numero di palestinesi si discute delle ragioni della debolezza e della scarsa credibilità del presidente dell'ANP (e dell'OLP) Abu Mazen.

Il clima regionale mutato dopo la «primavera araba», la crescita dell'islamismo e la popolarità di Hamas, il ricatto dell'aiuto occidentale, l'incapacità di giocare alla pari con Israele, solo per citarne alcune. A queste però occorre aggiungere l'innata abilità di Abu Mazen di scavarsi da solo la fossa politica. Lo si è visto nel fine settimana quando il presidente dell'ANP ha dovuto fare una repentina, quanto imbarazzante, marcia indietro e riaffermare il suo rispetto del diritto dei profughi palestinesi e dei loro discendenti a ritornare alle città e villaggi d'origine (oggi in territorio israeliano).
«Non ho mai rinunciato e non rinuncerò mai al diritto al ritorno, ho parlato a titolo personale», ha detto a una tv satellitare egiziana. «Quello che dico ai palestinesi non è diverso da quello che dico agli israeliani o agli americani o a chiunque altro», ha aggiunto. Il danno però è fatto. Le parole pronunciate da Abu Mazen davanti alle telecamere della rete televisiva israeliana Canale 2, sono rimaste stampate nella memoria di gran parte dei palestinesi.
Rispondendo a varie domande, Abu Mazen aveva spiegato che per lui lo Stato di Palestina è composto solo da Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est (i territori occupati da Israele nel 1967) e che tutto il resto della Palestina storica è Israele. Fin qui tutto in linea con la nota soluzione dei «due Stati» portata avanti dall'ANP da venti anni a questa parte. Abu Mazen però era ansioso di mostrarsi più moderato del solito agli occhi israeliani che andranno al voto il 22 gennaio, pensando forse di dare una mano ai (presunti) centristi avversari del premier di destra Netanyahu (che, comunque, secondo i sondaggi le elezioni le ha già vinte). Così ha aggiunto che pur essendo un profugo di Safad e desideroso di visitarla, non intende risiedere in quella città che ora è parte di Israele.
Parole che a molti palestinesi sono apparse una rinuncia al diritto al ritorno, sancito dalla risoluzione 194 dell'ONU. Il presidente dell'ANP - che guida anche il movimento Fatah e guida il Consiglio esecutivo dell'OLP - peraltro non ha chiarito se, nella sua visione, i rifugiati potranno andare nei territori del futuro Stato di Palestina e se ci sarà almeno un ritorno limitato dei profughi in Israele. In ogni caso tutti i leader politici israeliani, sino ad oggi, hanno escluso l'attuazione della risoluzione 194 dell'ONU, sostenendo che il ritorno dei 5 milioni di palestinesi sarebbe un «suicidio» per lo Stato ebraico concepito dai padri del sionismo che avviarono la colonizzazione della Palestina.
L'«apertura» di Abu Mazen, naturalmente, ha raccolto la pronta approvazione di Israele, in particolare del presidente Shimon Peres. Netanyahu invece non si è lasciato incantare. Il premier che i palestinesi li vede in futuro confinati in «bantustan» (di fatto già lo sono) e che immagina uno Stato di Palestina senza alcuna sovranità reale, sul diritto al ritorno dei profughi ha tagliato corto, aggiungendo che Abu Mazen racconta frottole. E i fatti, tragicamente, gli hanno dato ragione perché poche ore dopo il presidente dell'ANP ha rettificato le sue dichiarazioni sotto la pressione delle critiche e delle polemiche interne. In casa palestinese infatti si è scatenato un tornado. In un comunicato il Fronte popolare (Fplp) ha accusato Abu Mazen di tradire lo statuto dell'OLP. «Abu Mazen vive nella terra dei sogni, crede che facendo queste dichiarazioni otterrà qualcosa da Israele e Stati Uniti, ma si sbaglia», ha commentato Rabah Muhanna, un leader del Fplp della Striscia di Gaza. Pesanti i commenti di Hamas. E a Gaza hanno prontamente manifestato in strada bruciando poster con la sua immagine.
E mentre ai vertici della politica palestinese si praticava l'ennesimo harakiri, a Gaza un disabile di 20 anni veniva ucciso dal fuoco dei soldati israeliani solo perché era entrato per errore nella «zona cuscinetto» (imposta da Israele).
Da Gaza però arriva anche un piccola buona notizia. I pescatori sono usciti in mare andando oltre il limite imposto dal blocco navale israeliano. E dopo anni sono riusciti a fare una buona pesca. «Un pescatore ci ha detto che da tre anni non riuscivano a pescare così tanto e bene - riferisce l'attivista Rosa Schiano uscita in mare con altri internazionali - ci è costato, certo, tante cannonate d'acqua da parte della marina israeliana, però è andata bene così». Nena News