I 360.000 orfani di Gerusalemme

Occupied Palestine
Palestine News Network
16.08.2012
http://english.pnn.ps/index.php/opinion/2475-jerusalems-360000-orphans

 

I 360.000 orfani di Gerusalemme. 

di Daoud Kuttab  

I palestinesi che vivono a Gerusalemme Est stanno sperimentando forse i loro momenti peggiori. Con la continuazione del conflitto israelo-palestinese e l’incertezza sul futuro di Gerusalemme, i 360.000 abitanti di Gerusalemme Est sono degli orfani politici. Non possono far parte dell’Autorità Palestinese, non ne posseggono il passaporto, e neppure fruiscono della sua autorità. Non sono neppure cittadini israeliani. Israele concede la residenza permanente a quei cittadini che erano a Gerusalemme, quando l’esercito israeliano conquistò la città santa e la conglobò unilateralmente nello Stato di Israele. E, anche se nessun paese al mondo ha riconosciuto tale annessione israeliana, la possibilità che ai palestinesi fosse concesso conservare le proprie istituzioni locali ha avuto ben scarso successo.

                       a boy splashes women with water

 

Nonostante le promesse di Israele e gli impegni degli Stati Uniti, fin dagli Accordi di Oslo, la città è stata isolata e l’autogoverno negato. L’Orient House, che di fatto era il punto di riferimento palestinese, è stato chiuso per ordine degli israeliani, che hanno utilizzato le leggi di emergenza per tenerla sbarrata. Allo stesso modo, è stata chiusa la camera di commercio, impedendo ai commercianti palestinesi il diritto di iscriversi a questa organizzazione. 

Qualsiasi evento che sia in odore di nazionalismo palestinese viene bloccato immediatamente dalla polizia israeliana. Un tentativo di festeggiare un campione di calcio di Gerusalemme Est è stato negato sulla base della giustificazione che dietro a questa festa c’era l’Autorità Palestinese. 

Un ente che è sopravissuto a malapena nel corso di decenni di occupazione è la Società Elettrica di Gerusalemme. Questa compagnia privata, che opera sulla base di una concessione, è di proprietà dei comuni locali delle aree di Betlemme e di Ramallah, come pure della municipalità di Gerusalemme Est. Naturalmente, nei seggi riservati a quest’ultima è subentrata la municipalità israeliana, le cui elezioni palestinesi sono state boicottate a seguito della decisione israeliana di unificare Gerusalemme Est e Ovest contro la volontà della popolazione locale e della comunità internazionale. 

Nel corso degli anni la Società ha perso la possibilità di produrre in proprio energia ed è diventata una società di ridistribuzione. Ora, la società israeliana che le fornisce elettricità minaccia di prenderne il posto a causa dei crescenti debiti. La Società Elettrica di Gerusalemme è in arretrato per circa 100 milioni di dollari. Parte del problema sta nel fatto che quando è esplosa l’Intifada palestinese, i palestinesi, specie quelli dei campi profughi, hanno smesso di pagare la bolletta elettrica ( così come quella dell’acqua e le tasse). Non avendo la possibilità di fare le riscossioni, la Società ha chiesto all’Autorità Palestinese di aiutarla o di coprire le bollette di coloro che vivono nei campi profughi. 

I problemi di Gerusalemme non si limitano alla crisi attuale della società elettrica. Forse, il problema più consistente evidenziato costantemente dagli “orfani” della città sta nella totale assenza di un meccanismo generale per risolvere i problemi. Quello della criminalità locale è irrisolto, per cui si crea un sistema di sicurezza parallelo (ma farraginoso) che favorisce in genere le famiglie numerose e quelle che hanno la possibilità di pagare teppisti per proteggerli. 

I palestinesi preferiscono non rivolgersi al sistema giudiziario israeliano per le questioni che li contrappongono l’uno all’altro e durante l’Intifada hanno introdotto la soluzione dell’arbitrato locale. Ma questo meccanismo designato a livello locale, attualmente si è corrotto. L’arbitrato va bene quando le persone sono disposte a fidarsi e a rispettare le sue decisioni. Quello che si è verificato è che, a Gerusalemme, la criminalità organizzata ha scoperto che l’arbitrato è un tramite perfetto per ricavare grandi quantità di denaro dalle persone deboli con il suggerire come arbitro una persona che sembra essere di rispetto e fare poi pressione sugli arbitri per transazioni spropositate dalle quali trarre una percentuale considerevole. 

L’Autorità Palestinese non ha la possibilità di intervenire e gli israeliani difficilmente sono interessati ad arginare questa ondata di criminalità organizzata e di delinquenti. 

Sembra che alcuni dei cosiddetti nazionalisti abbiano collaborato segretamente e tratto benefici da questa criminalità. Ne è conseguita una grave erosione della coesione locale e della cooperazione nazionale. 

Mentre i leader palestinesi continuano ad evocare l’importanza di Gerusalemme nella lotta nazionale, è molto probabile che, anche qualora si raggiunga un accordo a livello politico, i palestinesi scopriranno che la città che hanno dichiarato loro capitale non è altro che un guscio vuoto governato da delinquenti e criminali. 

(tradotto da mariano mingarelli)