L'esercito israeliano intensifica gli attacchi all'acqua palestinese

AIC – Alternative Information Center
15.11.2011
http://www.alternativenews.org/english/index.php/topics/news/3898-israeli-army-step-up-attacks-on-palestinian-water 
 

L’esercito israeliano intensifica gli attacchi all’acqua palestinese.

di Ben Lorber 

Parlando al Congresso Americano, a maggio, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha sottolineato che Israele avrebbe mantenuto una presenza di lungo termine nella Valle del Giordano della West Bank. Nei mesi che ne sono seguiti, l’esercito israeliano ha intensificato gli attacchi ai pozzi d’acqua dei palestinesi che vi abitano.

 

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Forze israeliane distruggono un serbatoio d’acqua nella West Bank (foto: Morrison World News)

 

 

Gli ultimi due mesi hanno visto un flusso costante di attacchi dell’esercito israeliano ai pozzi d’acqua dei beduini palestinesi nella West Bank e nella alle del Giordano. 

Il 13 ottobre, a Kufr al-Deek, un villaggio della cittadina di Salfit vicino a Nablus, i contadini hanno ricevuto gli ordini di demolizione di diversi pozzi d’acqua. L’8 settembre, 50 jeep dell’esercito, camion e bulldozer hanno isolato Al Nasarayah in quanto zona militare chiusa, e hanno proceduto alla distruzione illegale di tre pozzi e alla confisca degli impianti idrici connessi, delle pompe il cui costo di istallazione è di $ 40.000 l’una. Cinque giorni dopo, le forze di occupazione israeliane sono ritornate a Al Nasarayah per demolire altri due pozzi, fermandosi lungo la strada per distruggerne un altro a est di Tamoun. Il giorno successivo, soldati dell’IDF sono entrati nel villaggio di Al-Fa’ara, vicino a Nablus, per fotografare e registrare le coordinate GPS di altri 6 pozzi destinati alla demolizione. 

Questi pozzi avevano permessi dell’Autorità Palestinese, e operavano nel 5% della Valle del Giordano dichiarata, dopo gli Accordi di Oslo, Area A, quindi sotto il totale controllo civile e militare palestinese. 

Fin dall’inizio della colonizzazione della Valle del Giordano, nel 1967, i beduini del posto hanno constatato il costante prosciugamento delle sorgenti che una volta sgorgavano e attorno alle quali avevano costruito i loro villaggi. Non sono in grado di scavare abbastanza pozzi da soli a causa dei regolamenti israeliani paralizzanti, e sono divenuti dipendenti dagli israeliani per l’accesso a un diritto umano fondamentale. 

Secondo il rapporto del Ma’an Development Center del 2010 ‘Drenaggio – La Crisi dell’Acqua e dell’Igiene nella Valle del Giordano’, il 40% dei palestinesi della Valle del Giordano consumano acqua al di sotto dello standard globale minimo fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, stabilito in 100 litri al giorno. In una impressionante disparità, 56.000 palestinesi nella Valle del Giordano consumano una media di 37 milioni di metri cubi (MCM) di acqua all’anno, rispetto a una media di 41 MCM per soli 9.400 coloni. 

A causa dei regolamenti degli Accordi del Dopo-Oslo, i beduini della Valle del Giordano che vivono nell’Area C (95% della Valle) non possono costruire, o migliorare, la più piccola penna di un animale, ancor meno un pozzo, senza un permesso, che è quasi impossibile da ottenere. Gli Accordi di Oslo istituirono un Comitato Congiunto per l’Acqua (JWC), composto da israeliani e palestinesi, per la concessione dei permessi. 

Tuttavia, ‘Drenaggio’ riferisce che “circa 150 progetti palestinesi per l’acqua e l’igiene sono ancora in attesa dell’approvazione del JWC per ‘motivi tecnici e di sicurezza’, mentre dal 1993 per l’acquifero occidentale della West Bank è stato approvato un solo progetto per un nuovo pozzo palestinese. Di contro, Israele può installare condutture per l’acqua per le colonie illegali senza passare attraverso le procedure del JWC. In tal modo, ha di fatto il pieno controllo sulle risorse idriche della West Bank e della Striscia di Gaza. 

Anche se un progetto viene approvato dalla JWC, deve essere poi autorizzato dall’Amministrazione Civile Israeliana, dove, secondo Deeb Abdelghafar, Direttore delle Risorse Idriche per l’Autorità Palestinese per l’Acqua, ci sono più di 14 dipartimenti, e ciascuno di essi deve dare l’approvazione sul progetto. Così non si può mai giungere alla fine di un progetto”. 

La relazione della Banca Mondiale ‘ Stima delle Limitazioni alla Valorizzazione dell’Acqua Palestinese: West Bank e Gaza’ cita un’anonima ONG donatrice: “la prima cosa che chiediamo è una lettera della PWA [Palestinian Water Agency] di approvazione del progetto. Quindi ci rechiamo al JWC. Ma poi ci si deve rivolgere all’Amministrazione Civile – e ritardi di 2-3 anni è normale che ci siano. Di fatto, per l’Area C non abbiamo alcun risultato positivo.” 

A causa dell’impossibilità di installare infrastrutture, fulcro delle ONG, afferma Abdelghafar, sul tema “intervento di emergenza civile – il consegnare piccole autobotti, il rifornirli di serbatoi per l’acqua, il costruire cisterne per l’acqua piovana – è un soccorso da emergenza umanitaria.” Anche se importante, questo aiuto è temporaneo, adatto solo a lenire i sintomi, ma non a guarire la malattia. 

Gli israeliani, chiarisce Abdelghafar, “impedendo o distruggendo le infrastrutture permanenti per l’acqua cercano di stabilire il controllo sulla Valle, …vogliono liberare l’Area C dai palestinesi”. 

(tradotto da mariano mingarelli)