Coloni ebrei estremisti proseguono negli attentati ai luoghi di culto cristiani e musulmani

MEMO – Middle East Monitor
17.10.2011
http://www.middleeastmonitor.org.uk/articles/middle-east/2951-illegal-jewish-settlers-continue-attacks-against-christian-and-muslim-places-of-worship

 

Coloni ebrei illegali proseguono negli attentati ai luoghi di culto cristiani e musulmani. 

Sono 27 gli attentati documentati a moschee nei Territori Occupati della West Bank e di Gerusalemme effettuati da coloni israeliani.

di Samira Quraishy

All’inizio di settembre, coloni ebrei illegali hanno dato fuoco al piano terra della moschea Al-Nurain nel villaggio di Qasra nella West Bank occupata a sud di Nablus. Questo non è stato un atto di violenza isolato, ma uno dei tanti episodi che hanno visto luoghi di culto e strutture religiose musulmane e cristiane assalite e distrutte da coloni estremisti di destra. In realtà, attacchi di questo genere sono propagati ora, oltrepassando la linea dell’armistizio, all’interno dello stesso Israele, con una moschea che è stata incendiata i primi di ottobre nel villaggio arabo di Tuba Zangaria.

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Dal 2010, coloni e Forze di Occupazione Israeliane, operando talvolta insieme, hanno compiuto 27 attentati documentati a moschee nei Territori Occupati della West Bank e a Gerusalemme. Lo stesso è avvenuto a tre chiese dei Territori Palestinesi Occupati. Attacchi contro i luoghi di culto sono in atto da decenni, ma negli ultimi anni sono aumentati in quanto le autorità israeliane hanno dato più o meno carta bianca ai coloni illegali perché diffondano il terrore tra i palestinesi nei Territori della West Bank e di Gerusalemme Est occupate e ora anche nello stato sionista. 

                                                 al-nurain-burned mosque

Attacchi israeliani nella West Bank e a Gerusalemme. 

Secondo le statistiche raccolte da fonti palestinesi, nel 2010 i coloni hanno fatto attentati a nove moschee nella West Bank e a Gerusalemme, mentre tre sono state attaccate dalle Forze di Occupazione Israeliane (IOF). In alcuni casi, queste ultime hanno preso d’assalto le moschee prima di consentire l’ingresso ai coloni estremisti, che si sono dati al saccheggio, danneggiando mobili, strutture e libri sacri. 

                         tuba-zangaria-mosque

Un anno fa, durante i cosiddetti “negoziati di pace”, i coloni ebrei hanno incendiato una moschea a Beit Fajjar, a sud di Betlemme, vicino alla colonia illegale di Gush Etzion. La Reuters ha riferito che le pareti erano state imbrattate con graffiti che raffiguravano le parole “Pagare il prezzo” e una stella di Davide: “Il tappeto verde sul pavimento della moschea era incenerito in una decina di punti, laddove era stato cosparso di cherosene e dato alle fiamme, verso le tre del mattino circa. Il fuoco aveva bruciato una decina di copie del Corano”. 

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Quando i teppisti senza divisa di Israele trattano il diritto internazionale con disprezzo, non c’è da meravigliarsi che i coloni di estrema destra, facendo uso della loro logica perversa, siano capaci di dare una giustificazione i loro atti di violenza. Ad esempio, nel novembre del 2010, le Forze di Occupazione Israeliane hanno messo sotto assedio Khirbet Yirza, a est di Tubas, nella regione di Al-Aghwar, e distrutto l’unica moschea del villaggio perché “era stata costruita senza permesso”. Gli abitanti del villaggio avevano ribadito che la moschea aveva ottenuto il permesso e che aveva fatto parte del paese dal 1967. La distruzione costituiva semplicemente una componente di una campagna più ampia portata avanti dalla autorità israeliane per espropriare i palestinesi della regione. 

                                                  khirbet yirza mosque copia

I musulmani non sono i soli bersagli dei coloni ebrei; nel 2010, a Gerusalemme e a Ein Al-Hilwe, nella West Bank, sono state attaccate due chiese. Quella di Gerusalemme, vecchia di cent’anni ha subito notevoli danni strutturali provocati dai coloni, che hanno rotto diverse finestre e lanciato bombe molotov, provocando danni notevoli al primo piano. L’Autorità Palestinese ha insinuato che l’attacco sia stato una “risposta alle decisioni prese dall’Organizzazione per l’Istruzione, la Cultura e la Scienza delle Nazioni Unite, l’UNESCO, la più recente delle quali consiste nel rifiuto di inserire la moschea di Ibrahim e quella di Bilal bin Rabah in quella che è nota come “lista [del governo israeliano] del patrimonio ebraico”. 

Nei quasi dieci mesi del 2011, nella West Bank occupata sono state assaltate da coloni israeliani cinque moschee, la più recente delle quali è la moschea a Qasra di cui si è accennato in precedenza, in cui sono state distrutte le “finestre, dati alle fiamme pneumatici all’interno dell’edificio e spruzzati sui muri graffiti scritti in ebraico”. Ci sono stati altri quattro attentati a moschee della zona fatti dalle FOI, oltre uno a una chiesa di Ramallah. 

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Gli abitanti palestinesi del villaggio di al-Mughayyir, si sono svegliati all’alba del 7 giugno di quest’anno, per la preghiera e hanno trovato “ondate di fumo che provenivano dalla moschea”. Sui muri dell’edificio c’erano dei graffiti scarabocchiati in ebraico che dicevano “Il prezzo pagato per Eley Ain”; essi lasciavano intendere che l’attentato fosse stato fatto in risposta alla rimozione dell’avamposto illegale (anche secondo la legge israeliana) coloniale di Eley Ain avvenuta la settimana precedente ad opera delle autorità israeliane. 

I luoghi di culto non sono le uniche strutture non ebree sotto minaccia; sono stati presi di mira, infatti, anche cimiteri musulmani, siti sia islamici che cristiani e altri edifici di importanza storica. Dal 2010, sono stati assaliti 15 cimiteri musulmani e alcuni distrutti, nella West Bank e a Gerusalemme; in sette di questi casi le disposizioni provenivano dalle autorità israeliane. 

A parte i danni strutturali a edifici e luoghi sacri, i palestinesi hanno dovuto fare i conti con la provocazione diretta sia dei coloni che delle Forze di Occupazione Israeliane. Gli osservatori hanno registrato 36 incidenti separati in cui palestinesi musulmani e cristiani si sono dovuti confrontare con insulti, misure di sicurezza oppressive; accesso limitato ai rispettivi luoghi di culto, usuali intimidazioni e minacce.                                                 

Attacchi dei coloni israeliani contro gli arabi in Israele 

In Israele, il terrorismo contro una popolazione costituita in gran parte da civili inermi da parte di gruppi armati di coloni ebrei è, naturalmente, quasi una tradizione; lo stato sionista venne fondato con il terrorismo dei terroristi delle bande Irgun e Stern e il terrore di stato è stata una tattica consuetudinaria delle forze armate di Israele. Oggi, i coloni illegali stanno portando il terrorismo entro Israele attraverso la Linea armistiziale (“Verde”). Quando all’inizio di questo mese, è stato appiccato il fuoco a una moschea nel villaggio arabo di Tuba Zangaria, nel distretto della Galilea settentrionale, il primo ministro israeliano e altri politici hanno espresso uno “sdegno” fatto di frasi ad effetto; l’aggressione, ha dichiarato Benjamin Netanyahu, è stata contro i “valori supremi” della libertà di religione e di libertà di culto. Ma le forze di sicurezza hanno cercato forse di fermare o arrestare i colpevoli? Parla, Netanyahu, non riusciamo a sentirti. 

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Non era la prima volta che i luoghi di culto venivano attaccati all’interno di Israele. Nel giugno del 2010, dei coloni israeliani avevano vandalizzato una moschea nel villaggio arabo di Ibtin, a est di Haifa. I graffiti delle affermazioni scarabocchiate sulle pareti della moschea davano la percezione del sentimento anti-arabo che si stava diffondendo in tutta la regione: “Ci sarà una guerra per la Giudea e la Samaria [Cisgiordania]”, “prezzo da pagare” e “questa struttura è destinata alla demolizione”. 

Di chi è la colpa? 

Il sentimento anti-arabo che si sta propagando senza alcuna seria condanna da parte dei leader israeliani sta alimentando, in quelli che il giornalista Jonathan Cooke descrive come “gruppi terroristici ebraici”, la fiducia per continuare impunemente i loro attacchi contro i palestinesi nei Territori Occupati e in Israele. Purtroppo, in Israele rabbini di particolare rilievo hanno avuto un ruolo significativo in questo incitamento all’odio; Shmuel Eliyahu, ad esempio, è un rabbino di Safed, a pochi chilometri da Tubas, e ha condotto una forte campagna per espellere gli studenti arabi che studiano presso la locale università. 

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La maggior parte di questi attentati alle moschee, alle chiese e alle proprietà palestinesi fa parte della campagna di fare “pagare il prezzo”, messa in atto come rappresaglia per lo smantellamento di un paio di avamposti illegali nella West Bank. La campagna, che è stata descritta da un membro arabo alla Knesset come una “crescita cancerosa”, ha assunto vigore tra i “gruppi terroristici ebraici” estremisti che l’hanno utilizzata come pretesto per terrorizzare i credenti palestinesi, le famiglie, i ragazzi delle scuole e gli agricoltori. 

Cronisti e organizzazioni per i diritti umani ne hanno attribuito la colpa alle autorità israeliane e al governo. Cooke ha criticato la riluttanza con la quale il governo ha affrontato in maniera efficace il forte incremento delle aggressioni per fare “pagare il prezzo”. “Dal 2009, ha scritto, allorché Netanyahu formò il governo più di destra di tutta la storia di Israele, i gruppi di ebrei estremisti residenti nelle colonie hanno appiccato il fuoco a più di una mezza dozzina di moschee palestinesi, oltre ad aver condotto degli attacchi sullo stile dei pogrom alle comunità palestinesi isolate”. 

Ricorda che sia Benjamin Netanyahu che il suo ministro degli esteri di destra, Avigdor Lieberman, hanno alimentato i sentimenti anti-arabi con il descrivere il permanere della presenza dei cittadini arabi in Israele come una “bomba demografica ad orologeria”, che, “se non dispersa, alla fine avrebbe distrutto l’identità ebraica di Israele”. 

Secondo l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, le autorità non hanno fatto abbastanza per fermare gli attacchi dei coloni. Come dimostrano rapporti documentati forniti da altre fonti locali, ci sono stati 19 casi in cui i soldati israeliani sono rimasti a guardare permettendo ai coloni di effettuare aggressioni e di comportarsi in modo provocatorio entro o attorno le proprietà palestinesi. E’ stato riferito che in alcuni casi i soldati sono intervenuti contro i palestinesi che proteggevano le loro proprietà, mentre i terroristi ebrei si scatenavano sui luoghi di culto, le case e i terreni agricoli di questi. Le aggressioni dei coloni a Qasra hanno comportato lo sradicamento di 200 alberi di ulivo; il tutto chiaramente visibile dalla nuova postazione dell’esercito israeliano che domina la valle. 

Un cronista israeliano mette in evidenza la “reazione palestinese” alla violenza dei coloni come motivo di preoccupazione per le Forze di Difesa di Israele, senz’alcuna analisi delle radici che sono alla base della potenziale risposta palestinese, le aggressioni dei coloni nei loro confronti. “Questi sono gli scenari che più preoccupano l’IDF e il governo israeliano, poiché se qualcosa del genere accadesse, cambierebbero immediatamente le valutazioni di intelligence e gli ufficiali ritengono che allora i palestinesi diventerebbero violenti.” 

Anche se Netanyahu e il suo governo hanno condannato gli attentati ai luoghi di culto e rimosso una manciata di avamposti illegali con quello che può essere considerato come un gesto simbolico, ha però sostenuto ed attuato per lo più una politica aggressiva di colonizzazione nei Territori Palestinesi Occupati e a Gerusalemme Est. Questo avviene nonostante le pressioni degli organismi internazionali, quali l’ONU, e del più stretto alleato di Israele, gli Stati Uniti. 

Per molti pacifisti palestinesi e israeliani, è difficile fare una distinzione tra le azioni dei coloni ebrei estremisti e quelle delle Forze di Occupazione. Entrambe hanno lo scopo di terrorizzare e opprimere i palestinesi, entrambe sono impegnate a risolvere il “problema arabo” che sussiste in mezzo a loro. L’unica differenza, a quanto pare, sta nel fatto che un gruppo non cerca di nascondere l’odio che prova per i palestinesi, mentre l’altro parla con lingua biforcuta. 

(tradotto da mariano mingarelli)