La protesta dei prigionieri politici palestinesi

AIC - Alternative information Center
06.10.2011
http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/11-aic-projects/3193-la-protesta-dei-prigionieri-palestinesi-dentro-e-fuori-le-carceri-

La protesta dei prigionieri palestinesi dentro e fuori le carceri

di  Emma Mancini  e Addameer : Prisoners’ Support and Human Rights Association
 

Non si ferma la protesta dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, in sciopero della fame dal 27 settembre. La campagna, partita oltre una settimana fa nelle carceri di Nafha e Rimon, sta continuando ad allargarsi, fuori e dentro le galere. 

 prisoners-day-ramallah-0401

Manifestazione di solidarietà con i prigionieri palestinesi a Ramallah

 

 

Mentre dietro le sbarre sono ormai migliaia i detenuti che hanno aderito allo sciopero della fame, nelle maggiori città della Cisgiordania (a Ramallah, Nablus, Hebron, Betlemme) le piazze principali e gli ingressi dei campi profughi sono diventati il punto di ritrovo, di incontro e solidarietà: una tenda accoglie i passanti, tra le foto dei prigionieri e le bandiere del PFLP – Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, iniziatore e motore della campagna di protesta nel nome del suo segretario generale, Ahmad Sa’adat, in carcere dal marzo 2006. 

“Le tende sono state montate con l’obiettivo di diventare luogo di incontro e discussione – spiega all’AIC Adnan Ramadan, responsabile della federazione di associazioni palestinesi OPGAI – Qua vengono le famiglie dei prigionieri, i detenuti rilasciati, i giovani delle città. Vengono qui per discutere e per continuare a dimostrare il loro sostegno alla causa dei prigionieri palestinesi”. 

Circa undicimila i detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, 750mila dall’inizio dell’occupazione israeliana della Cisgiordania, nel 1967. Molti ex prigionieri hanno annunciato ieri la loro adesione allo sciopero della fame in segno di solidarietà con chi è ancora dietro le sbarre, mentre su Facebook corrono gli inviti a partecipare domani ad un giorno di digiuno collettivo. 

La campagna di disobbedienza civile ha come obiettivo il miglioramento delle disumane condizioni di vita nelle carceri, condizioni ulteriormente peggiorate a giugno di quest’anno quando il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato restrizioni come forma di punizione collettiva. I prigionieri palestinesi andavano puniti per vendicare il soldato dell’IDF Gilat Shalit, prigioniero di Hamas a Gaza dal 2006. 

Così alle già tremende condizioni di vita nelle carceri, si sono aggiunte ulteriori restrizioni: divieto di accedere all’istruzione universitaria (“Non intendo far laureare nelle carceri esperti in terrorismo”, disse all’epoca Netanyahu), obbligo alle catene alle mani e ai piedi durante le visite di familiari e avvocati, riduzione del numero di canali tv accessibili, riduzione dei prodotti alimentari disponibili nelle mense, inasprimento dell’utilizzo dell’isolamento, divieto a ricevere libri e quotidiani e divieto a dividere la cella con un parente. 

“Quello che va compreso a tutti i livelli – continua Adnan Ramadan – è che quella dei prigionieri è una questione politica. Non è una mera questione umanitaria, ma è politica: difatti viene utilizzata dalle autorità israeliane per fare pressioni sull’Autorità Palestinese. Per questo si deve agire a livello politico. Per farlo, campagne di disobbedienza civile come quella in corso hanno il merito di unificare gli sforzi dei prigionieri, della società civile, delle associazioni, delle Ong”. 

A seguire riportiamo il comunicato stampa dell’associazione palestinese Addameer: 

Il 27 settembre 2011, i prigionieri palestinesi detenuti nelle prigioni israeliane hanno annunciato l’avvio di una campagna di disobbedienza per protestare contro l’escalation di misure punitive prese contro di loro dall’Israeli Prison Service (IPS) nei mesi scorsi. La campagna è composta di diversi elementi, tra cui lo sciopero della fame e il rifiuto a rispettare alcune delle regole dell’IPS, come indossare le uniformi della prigione e rispondere alle chiamate collettive quotidiane. 

Tutti i prigionieri membri del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP) – che hanno lanciato la campagna – in tutte le prigioni israeliane stanno prendendo parte ad una campagna 24 ore al giorno, tra cui uno sciopero della fame a tempo indeterminato. La campagna ha guadagnato terreno, con prigionieri di altre fazioni politiche che stanno gradualmente unendosi alla protesta e che prenderanno parte a atti di disobbedienza tre giorni a settimana (mercoledì, giovedì e sabato). Nelle prigioni di Ramon, Eshel e Nafha, i leader di Hamas hanno aderito part-time alla campagna il primo ottobre e nella prigione di Ashqelon detenuti di Fatah e Hamas stanno facendo lo stesso. Nelle carceri di Ofer e Naqab, sebbene un gruppo di prigionieri di altre fazioni politiche abbiano già aderito alla protesta, i rappresentanti dei diversi partiti hanno preso la decisione finale e ufficiale il 4 ottobre. In particolare, nella prigione di Ofer, si stima che entro la fine della settimana 250 detenuti di Hamas prenderanno parte allo sciopero part-time. 

L’IPS ha già cominciato a punire i partecipanti allo sciopero al fine di minare le basi della protesta. Il primo e il 2 ottobre hanno trasferito rispettivamente 28 prigionieri del PFLP dalla prigione di Naqab e 6 detenuti del PFLP da quella di Ofer verso una località sconosciuta. Nella prigione di Naqab, l’IPS ha inoltre confiscato ai prigionieri in sciopero della fame l’unico nutrimento: acqua salata. 

Alla luce di questi sviluppi, Addameer rinnova il suo appello a tutti i partiti politici, le istituzioni, le organizzazioni e i gruppi di solidarietà che lavorano nel campo dei diritti umani nei Territori Occupati Palestinesi e all’estero perché sostengano i prigionieri nella loro campagna di disobbedienza. Addameer continuerà a seguire da vicino la campagna di disobbedienza civile dei detenuti e fornirà regolari aggiornamenti sulla situazione in corso.

 

Per informazioni: www.addameer.org