Gerusalemme: l'espansione di Gilo e il più deve ancora venire

The Applied Research Institute – Jerusalem (ARIJ)
28.09.2011
http://www.poica.org/editor/case_studies/view.php?recordID=3553

 

L’espansione di Gilo e il più deve ancora venire,
incoraggiato dalla debole posizione internazionale nei confronti del processo di pace.

 da ARIJ

Non è stata per nulla una sorpresa quando il comitato israeliano di pianificazione ha approvato il Piano 13261 di Mordot Gilo vicino alla colonia di Gilo sul lato sud-occidentale dell’area di Bethlehem. Il terreno previsto, destinato all’edificazione di 1.100 unità abitative, appartiene a palestinesi che abitano a Beit Jala ed è stato annesso illegalmente da Israele al confine di Gerusalemme, definito unilateralmente dopo la guerra del 1967. Il Piano approvato 13261 fa parte di un complesso edilizio di maggiori dimensioni che include il Piano 13157 Mordot Gilo Ovest – sul lato nord-occidentale della colonia di Gilo, che comprende altre 900 unità abitative ed è già stato avallato all’inizio del mese di luglio di quest’anno. L’ampiezza dell’espansione prevista per la colonia di Gilo resta un enigma in quanto può coinvolgere circa 1.000 unità in più del previsto.

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Entrambi i progetti si prefiggono una considerevole espansione della colonia di Gilo sul suo lato destro e in senso orizzontale in direzione dell’adiacente colonia di Giva’t Ya’el progettata a occidente di Gilo. A tempo debito, il piano edilizio stabilito per Gilo e quello della colonia di Giva’t Ya’el saranno in armonia con il progetto israeliano di completare una cintura di colonie destinata a separare geograficamente i confini israeliani dichiarati di Gerusalemme da Bethlehem e il suo fianco meridionale e sud-occidentale, collegandole con il blocco di colonie di Gush Etzion, poste ad occidente di Bethlehem, come parte del progetto per l’area di una Gerusalemme israeliana “più grande”. 

Di conseguenza, i piani israeliani in programma nella colonia di Gilo e Har Gilo (complesso di 1084 alloggi), in quella di Giva’t Ya’el (circa 20.000 unità abitative), di Giva’t Hamatos (circa 4.000) e i piani per Har Homa (B, C & D, circa 6.000 alloggi) determineranno una saturazione all’interno della cintura delle colonie tale da creare sul terreno una situazione geografica di fatto, che interverrà in modo gratuito a favore del progetto di Israele di rendere difficile e abbastanza complicato da realizzare il lavoro relativo a qualsiasi proposta di tracciare dei confini tra il previsto Stato palestinese e Israele, una volta che entrerà in gioco la questione dei confini nei negoziati sui problemi dello status finale tra gli israeliani e i palestinesi. 

Il piano che è stato comunicato per Gilo non ha rappresentato uno shock, o non dovrebbe esserlo. Il primo ministro israeliano Netanyahu è un sostenitore gigantesco quando si tratta di costruire nelle colonie; in particolar modo a Gerusalemme, ed è sempre stato chiaro al proposito. Quando all’apparenza Israele dichiarò la moratoria del congelamento delle colonie nella West Bank per un periodo di 10 mesi, Netanyahu disse, senza mezzi termini, ch’essa non avrebbe compreso le costruzioni a Gerusalemme. Secondo quanto è stato riportato, disse che le costruzioni a Gerusalemme non erano mai state oggetto di discussione per nessuno dei consecutivi governi israeliani degli ultimi 44 anni. 

Il nocciolo della questione è che Israele vuole mandare in questo momento delicato un messaggio chiaro ed esplicito ai palestinesi, ai mediatori dei processi di pace e alla comunità internazionale, che non ci saranno compromessi su Gerusalemme. 

In definitiva, questo messaggio da parte israeliana è stato sollecitato implicitamente dalla comunità internazionale; in particolare , dalla posizione indulgente e permissiva degli Stati Uniti nei confronti delle innumerevoli violazioni israeliane del diritto internazionale e le decine di infrazioni degli accordi sottoscritti a Oslo e di quelli di pace con i palestinesi, della più grande importanza; e dall’indifferenza di Israele nei confronti di ogni possibile punizione per quanto sopra detto, che non andrà mai oltre il termine di “delusione” – “sgomento”. 

(tradotto da mariano mingarelli)