Elezioni palestinesi: posposte di nuovo.

AIC - Alternative Information Center
01.09.2011
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Elezioni palestinesi posposte di nuovo

di  Ahmad Jaradat e Nikki Hodgson
 

Posponendo le elezioni per la quarta volta, il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha rovesciato la sentenza della Corte Suprema palestinese e ha emesso un decreto presidenziale che rinvia ancora il voto amministrativo, senza stabilire una nuova data.

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Le ultime elezioni in Palestina si sono tenute nel gennaio del 2006. Poche settimane dopo l’annuncio che il voto si sarebbe tenuto solo in Cisgiordania, nonostante il processo di pacificazione in fase di stallo tra Hamas e Fatah, Abbas ha fatto inversione di marcia. Giustificando il decreto con le stesse ragioni con cui aveva posposto le elezioni all’inizio del 2011, ha spiegato: “Abbiamo deciso di sospendere il voto amministrativo fino a quando non ci saranno le condizioni migliori per attivare le commissioni elettorali in tutto il Paese”. 

L’alto ufficiale di Hamas, Ismail Alashkar ha reagito bene al decreto: “Siamo d’accordo con l’accordo di riconciliazione del Cairo per cui tutte le elezioni, locali e parlamentari, dovranno tenersi dopo la formazione del governo. Accogliamo il decreto di Abbas di posporre il voto”. 

A seguito della decisione di rimandare le elezioni, la società civile palestinese ha portato il caso alla Corte Suprema, che aveva stabilito il diritto dei palestinesi di votare e dichiarato che il governo posponendo le elezioni commetteva un’azione illegale: le elezioni avrebbero dovuto tenersi nella data stabilita, il 22 ottobre 2011. La recente decisione del presidente Abbas ha lasciato stupiti i gruppi della società civile palestinese, che sostengono che il diritto del popolo palestinese di partecipare a elezioni sia un diritto democratico e non dovrebbe dipendere dal successo o il fallimento del processo di riconciliazione. 

In una dichiarazione pubblicata sul quotidiano Al Quds, l’Osservatorio del Mondo Arabo per la Democrazia e le Elezioni ha criticato il decreto: “La sospensione delle elezioni locali ha provocato un calo di credibilità della leadership palestinese e ha negativamente influenzato la partecipazione pubblica al processo elettivo”. 

Molti gruppi membri dell’OLP, incluso il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina e il Partito del Popolo Palestinese, hanno partecipato ad un meeting urgente a Ramallah, durante il quale hanno discusso la decisione e stabilito che va contro la legge palestinese così come contro lo spirito della sentenza della Corte Suprema. I partiti hanno anche accusato Abbas di aver preso la decisione unilateralmente senza consultare il consiglio, le altre formazioni politiche e le organizzazioni della società civile. Il rinvio di elezioni democratiche richiedere una gestione collettiva e l’opinione della gente. 

I partiti e i gruppi della società civile hanno argomentato che queste elezioni sono un processo democratico garantito ai cittadini dalla legge palestinese e come tale va garantito sempre: non dipende dall’assenza di tensione tra le varie fazioni politiche. La società civile palestinese, dopo il decreto presidenziale, ha chiesto con rabbia: se Abbas ha potuto calpestare tranquillamente la sentenza della Corte Suprema e la sua difesa dei diritti del popolo, allora qual è l’effettività della Corte? 

Il ritardo non è una preoccupazione fondamentale né per Hamas né per Fatah, ma ha implicazioni più ampie sia per i due partiti che per la società palestinese. I termini per i consigli locali e le municipalità è scaduto sono scaduti a dicembre 2008. Tuttavia negli ultimi tre anni, gli uffici sono ancora in piedi. In alcuni casi, come ad Hebron, le elezioni amministrative non vengono tenute dal 1976 e molte posizioni politiche non si basano su voti democratici. Un ulteriore ritardo del processo democratico esacerberà questo trend. 

Abbas ha usato la richiesta di settembre alle Nazioni Unite come giustificazione della nuova sospensione. Tuttavia, le azioni politiche e la richiesta di indipendenza dello Stato di Palestina non dovrebbero avvenire a scapito dei diritti del popolo, né dovrebbero rappresentare l’elemento di ritardo di elezioni democratiche. 

In una democrazia, il diritto al voto non dovrebbe essere affetto dall’esistenza di problemi politici. Il diritto della gente non è negoziabile e non dovrebbe essere posposto mentre Hamas e Fatah mettono sul tavolo le loro rimostranze nel tentativo di riconciliare due diverse ideologie politiche. Il popolo palestinese ha il diritto di scegliere il proprio governo e lo deve scegliere ora. Non c’è più spazio per bukrah inshallah (domani, se Dio vuole).