Il boicottaggio israeliano alle ONG

AIC - Alternative Information Center
12.06.2011

http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/economy-of-the-occupation/2952-il-boicottaggio-israeliano-alle-ong-in-fumo-45-milioni-di-dollari-per-la-cooperazione

 

Il boicottaggio israeliano alle ong: in fumo 4,5 milioni di dollari per la cooperazione

di Emma Mancini

                        

Oltre 4 milioni di dollari delle organizzazioni internazionali operanti a Gaza e in Cisgiordania vanno in fumo ogni anno a causa degli ostacoli che Israele pone sulla strada delle Ong americane e europee.
                gaza_erez_crossing_ibrahim_habib_2005

Il valico di Erez tra la Striscia di Gaza e lo Stato di Israele

 

È il risultato del report pubblicato nei giorni scorsi dall’Associazione delle Agenzie di Sviluppo Internazionale (AIDA). A rendere pubblici i dati è stato il quotidiano israeliano Ha’aretz che in un articolo di Amira Hass mostra come le difficoltà di movimento dei funzionari internazionali stiano provocando un dissanguamento nei finanziamenti. 

Per la precisione, la somma che le organizzazioni che operano a Gaza e in Cisgiordania pagano come balzello allo Stato d’Israele è pari a quattro milioni e mezzo di dollari. Somma dovuta alla politica di controllo e alle restrizioni nel movimento dei cittadini stranieri all’interno e verso i Territori Palestinesi Occupati. Basti pensare che il 92% dei membri di AIDA, operanti in Cisgiordania che chiedono il permesso di entrare nella Striscia di Gaza, si vedono chiudere la porta in faccia dalle autorità israeliane: permesso negato o lasciato in un cassetto ad aspettare. Il 79% incontra la stessa difficoltà per entrare a Gerusalemme Est. 

Altri numeri, stessa situazione: il 74% delle associazioni operanti nella Striscia ha serie difficoltà a far entrare nuovi funzionari stranieri, perché Tel Aviv rispedisce al mittente le richieste o lo costringe ad attendere molti mesi. A gennaio e febbraio, almeno un terzo delle organizzazioni prese in esame dal report di AIDA (oltre 50 associazioni europee e statunitensi, presenti sia a Gaza che in Cisgiordania) ha perso milioni di dollari a  causa delle limitazioni poste da Tel Aviv ed è stato costretto ad assumere un impiegato a tempo pieno solo per gestire la burocrazia imposta da Israele in tema di permessi di ingresso. 

La principale conseguenza della quasi impossibilità di ottenere permessi di ingresso ha costretto molte organizzazioni a spendere soldi per creare uffici paralleli nella Striscia e in Cisgiordania: uffici che svolgono lo stesso lavoro, che si trovano ad una manciata di chilometri di distanza. Secondo i dati forniti da AIDA, a dover affrontare spese extra di questo genere sono almeno un terzo di tutte le organizzazioni e la metà di quelle con un budget superiore a un milione di dollari l’anno (circa il 60% del totale delle associazioni aderenti a AIDA). 

Così, per risparmiare molte organizzazioni sono costrette a ridurre il numero di funzionari, generalmente stranieri, di modo da salvaguardare i posti di lavoro palestinesi. Che non sono pochi. I membri di AIDA hanno raggiunto quota 84 agenzie e organizzazioni non governative impegnate in campo umanitario e nella cooperazione allo sviluppo e occupano circa 2.000 palestinesi e 320 internazionali. Molte delle organizzazioni sono registrate presso il Ministero israeliano per gli Affari Sociali, altre presso il Ministero dell’Interno, mentre una buona percentuale è registrata presso l’Autorità Nazionale Palestinese. 

Ottantaquattro Ong che in un anno vedono andare in fumo almeno 4,5 milioni di dollari a causa delle lunghe attese per ottenere un permesso di ingresso e delle lunghe file ai checkpoint verso i Territori Occupati, a causa delle continue video conferenze, dei posti di lavoro doppi e delle difficoltà a lavorare con continuità ed efficienza. Si tratta di organizzazioni che operano a favore dei settori della popolazione palestinese più svantaggiati. In Cisgiordania, le associazioni internazionali operano prevalentemente a all’interno dell’Area C, l’area sotto esclusivo controllo civile e militare israeliano, in tutti quei villaggi soffocati dai blocchi di colonie e dal Muro, che rompe la continuità del territorio e che sta negli anni mangiando le terre di proprietà palestinese. 
                                                    libyan-ship-gaza-b 

Pescatori nelle acque di Gaza

Nella Striscia di Gaza, le Ong di AIDA sono impegnate in progetti a favore dei contadini che lavorano lungo i confini con Israele, nella cosiddetta “buffer zone”, e dei pescatori che vedono ridotte significativamente le proprie entrate a causa del controllo israeliano delle coste e del divieto ad andare oltre le tre miglia nautiche (seppur gli accordi di Oslo prevedano la possibilità di pescare entro 20 miglia nautiche dalla costa). 

Costringere le organizzazioni internazionali a bruciare finanziamenti esterni, tempo e denaro alla caccia di permessi che difficilmente saranno accordati sembra essere una delle strategie messe in atto dalle autorità israeliane per ostacolare progetti umanitari e di sviluppo all’interno dei Territori Occupati. Un ostruzionismo che nel lungo periodo potrebbe spingere molte associazioni fuori dalla Palestina a causa della mancanza dei fondi necessari.