Pianificando la giornata del 5 giugno

Alternativenews.org (AIC)
31.05.2011

http://www.alternativenews.org/english/index.php/topics/news/3632-palestinian-youth-movement-plans-5-june-march-on-jerusalem

 

Il movimento giovanile palestinese organizza la manifestazione del 5 giugno a Gerusalemme 

Il 5 giugno, il Movimento Giovanile palestinese ha in programma di marciare verso Gerusalemme, per commemorare il 44 ° anniversario dell'occupazione israeliana del 1967. Dov’è questo movimento, che era dietro alle dimostrazioni unitarie di marzo in tutta la Palestina, e quali sono le sue possibilità di influenzare il cambiamento politico locale come è avvenuto in altri paesi arabi? Marta Fortunato cerca di scoprirlo.

di Marta Fortunato 

La prossima settimana, il 5 di giugno 2011, il popolo palestinese commemorerà il 44 ° anniversario della Naksa, l'inizio dell'occupazione israeliana del 1967 di Cisgiordania, Striscia di Gaza, Gerusalemme Est e Golan siriano. Il movimento dei giovani palestinesi sta organizzando una grande manifestazione nel villaggio di Qalandiya, che si trova tra Ramallah e Gerusalemme, cui farà seguito, dopo che migliaia di palestinesi, musulmani e cristiani avranno pregato insieme al checkpoint Qalandiya, una marcia pacifica verso Gerusalemme.

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Dalla prima dimostrazione unitaria del 15 marzo, il movimento dei giovani palestinesi è cresciuto ed è diventato sempre più organizzato sul terreno. Il movimento ha iniziato a formarsi ben prima della mobilitazione nazionale per l'unità  del 15 marzo . Nel dicembre del 2010, dopo la rivoluzione tunisina, un gruppo di giovani ha organizzato una manifestazione a Ramallah in sostegno ai fratelli arabi, e ha cominciato a delineare un piano d'azione politica. Questo incontro iniziale comprendeva giovani palestinesi di età compresa tra 22 e 30 anni, che sono nati durante la Prima Intifada e cresciuti nel corso del fallimento degli Accordi di Oslo e con l'inizio della Seconda Intifada. Molti di loro sono laureati che hanno avuto l'opportunità di studiare all'estero in Europa o negli Stati Uniti. 

Secondo Majd, un palestinese di 23 anni di Ramallah, molto attivo in questo movimento, la differenza rispetto ai movimenti del passato è che ci sono molte più persone attive appartenenti alla classe media e medio-alta. "Questo è un vero e proprio successo per la gioventù palestinese", riflette Majd: "perché dopo la prima Intifada, è diventato difficile mobilitare persone delle classi sociali più abbienti”. 

La maggior parte dei giovani attivisti palestinesi si è incontrata o in rete con attivisti di tutto il mondo arabo attraverso internet o tramite incontri diretti. Nel mese di febbraio, circa 40 attivisti arabi si sono incontrati segretamente ad Amman, in Giordania, per tre giorni di scambi di informazioni e discussioni sulla situazione sociale e politica dei  paesi di provenienza e sui  loro eventuali piani di azione futuri. "E' stato uno scambio molto interessante e formativo, perché abbiamo avuto modo di coordinarci e di conoscerci di persona" racconta Majd all’ Alternative Information Center. 

I due principi di base di questo movimento giovanile palestinese sono la rifondazione della Organizzazione per la Liberazione della Palestina, come un organismo che rappresenti  i palestinesi in tutto il mondo, e la necessità di definire una terza via alternativa rispetto alle soluzioni proposte da Fatah e Hamas. I giovani vorrebbero svecchiare la retorica dei discorsi dei leader politici e rinnovare la classe politica dirigente, parlare delle reali necessità dei palestinesi, come i diritti civili, la democrazia e la libertà. "Il nostro modello non è quello europeo: in questi Stati la democrazia sta fallendo e noi ne vorremmo creare uno alternativo, utilizzando le nostre risorse, senza imitazioni", continua Majd. 

Il movimento dei giovani palestinesi è stato uno degli organizzatori delle manifestazioni del 15 marzo, data in cui migliaia di palestinesi sono scesi nelle piazze delle principali città palestinesi della West Bank e di Gaza facendo appello all'unità nazionale. Da quella data, i giovani si sono impegnati in varie attività, per mobilitare i palestinesi attraverso internet e installare "Tende dell’Unità" nelle piazze delle principali città della West Bank. 

"Il nostro obiettivo è quello di rivitalizzare gli spazi pubblici palestinesi e di utilizzare le piazze come luogo di incontro e di dialogo con le persone", ha spiegato Tarek Zboun, 22 anni, uno dei membri più attivi del movimento dei giovani di Betlemme. Tuttavia "il nostro problema principale è che la gente di Betlemme non è veramente interessata al nostro progetto. Inoltre, gli studenti universitari erano spesso più impegnati nelle lotte politiche interne piuttosto che in un progetto di unità e  rinnovamento ", nota tristemente Zboun. 

Il movimento giovanile ha dovuto lottare, inoltre, contro l'opposizione dell'Autorità palestinese, che inizialmente ha tentato di ostacolare il progetto  delle tende dell'unità e di fermare il messaggio che i giovani volevano diffondere. "Nel mese di febbraio", riferisce Majd , "prima ancora della manifastazione unitaria del 15 marzo, i giovani a Ramallah avevano ripreso il coro  che era stato utilizzato in Egitto - Il popolo vuole la caduta del regime. Anche se era uno slogan simbolico, la polizia palestinese lo ha ritenuto una minaccia e ha chiesto ai giovani di cambiarne il testo". Per questo motivo, lo slogan è diventato - La gente vuole la fine della divisione. 

A fine aprile, le tende dell'unità allestite nella varie città palestinesi sono state smantellate perché il numero di persone coinvolte diminuiva ogni giorno e il sit-in permanente era diventato troppo stancante e non riusciva  a esercitare una pressione effettiva su Fatah e Hamas. "In Egitto è stato diverso, spiega Tarek, perché il sit-in di piazza Tahrir ha provocato un congelamento delle attività economiche e di conseguenza del lavoro del governo". 

Nonostante queste e ad altre sfide, il movimento giovanile palestinese continua e, anche se la sua attività di coordinamento avviene a livello locale e non nazionale, i giovani organizzano workshop, concerti e manifestazioni sia in Cisgiordania che a Gaza. Ogni settimana a Ramallah, per esempio, ci sono dei laboratori sulla resistenza pacifica e ogni venerdì un gruppo di giovani palestinesi prende parte alla marcia settimanale contro la confisca delle terre e gli insediamenti nel villaggio di Nabi Saleh . "Negli ultimi quattro mesi la maggior parte dei capi villaggio sono stati arrestati, motivo per cui abbiamo deciso di sostenere Nabi Saleh e i suoi abitanti", aggiunge Majd.

(tradotto da barbara gagliardi)